Foto Stefano Cagelli

“O l’Europa cambia o l’Europa muore. Questa non è retorica: Brexit, i casi anti-europeisti francesi, tedeschi, Lega e M5S in Italia sono molto chiari”. Così Gianni Pittella ha aperto il dibattito “L’Europa oltre la paura: come far ripartire il progetto europeo” che si è svolto nei giardini di Villa Bellini di Catania alla Festa nazionale de l’Unità. Per il presidente degli europarlamentari S&D “l’Europa è divisa su troppi aspetti e questo favorisce l’antisistema. L’Europa deve essere un esempio completamente diverso da quello che è ora: burocrazia e austerità. Politiche migratorie, politica estera, politica commerciale diverse e soprattutto condivise, collegiali ed europee”.

 

Per Enzo Amendola “l’austerity è stata dettata dalla logica della paura, soprattutto amplificata dalla crisi economica e culturale. Questo ha bloccato l’Europa su molte politiche. Non è un problema istituzionale, ma un problema politico. I valori che ci hanno portato ad abbattere i muri non erano legati solo ad una scelta economica ma alla voglia di pace e sviluppo per tutte le comunità. Oggi ci serve il popolo, vincere una battaglia politica per cambiare il vento della storia senza paura. Il PD ha davanti una sfida per riprendere quello spirito che andato perso”.

 

“Sono preoccupato perché ho una percezione drammatica che nel profondo dei ceti popolari europei inizia a maturare l’illusione che dietro le bandiere nazionali le condizioni dei più deboli si possono difendere meglio”. Così Roberto Speranza è intervenuto durante il dibattito. “Il disegno europeo è percepito come una tutela dei forti a scapito dei più deboli. È un punto focale perché questa illusione va combattuta e superata. L’Europa deve essere una risposta concreta e non una percezione sbagliata. C’è uno scollamento sociale sull’importanza e la funzione dell’Europa. Ricucire lo strappo è compito della sinistra e questo va fatto subito per non dare spazio ad altre compagini politiche di riempire il vuoto politico che sta colpendo l’Europa. C’è bisogno di un social compact e non fiscal compact. È il tempo di una rifondazione del PSE oggi corresponsabile del fallimento europeo.

 

“Il PSE ha il 25% dei deputati non il 51%, ha 8 commissari su 28, ed è minoranza nel Consiglio europeo” ha risposto Pittella. “Siamo sempre costretti ad accordarci. Ma con chi? Le Pen, Farage? L’accordo si fa con i soliti soggetti ora in Europa (popolari e liberali in primis) con la consapevolezza che il ruolo italiano e soprattutto di Renzi è fondamentale. Se va in difficoltà Renzi e il PD nella sua interezza, vanno in difficoltà tutti i socialisti in Europa troppo schiacciati dalla politica della Merkel”.

 

Per Speranza “l’Europa ha bisogno di leaders e di una visione nuova. Il processo di ampliamento europeo si pensava fosse inarrestabile. La Brexit ha smentito tutto. Una botta tremenda che va superata con un contropiede politico immediato: più Europa e più cessione di sovranità. Un ministro unico della Difesa, dell’Economia sono necessari da subito per far fronte ai problemi immediati. Fare un Europa vera, quella che non è mai stata fatta. Partire da un nucleo di paesi che elaborino una politica di riforma europea. Il prossimo referendum costituzionale non sarà un referendum pro o contro Renzi, per questo vorrei che non sia un referendum pro o contro l’Europa. Il referendum è un momento, il PD è il partito del secolo, non facciamo in modo che un momento possa rompere tutto. Ascoltiamoci e rispettiamoci, un grande partito è fatto così. Una grande caserma non ci piace”.

 

“Neanche a me piacciono le caserme – ha risposto Pittella – ma penso che in realtà quelli che voteranno NO al referendum sono quelli che vogliono far cadere Renzi”.