Carlo Calenda
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Non fa sconti ai giallo-verdi, mai, Carlo Calenda. Attacca Di Maio sulle politiche del lavoro e su tutto il resto e ieri ha dato del «bugiardo» a proposito del piano Industria 4.0 al suo successore al ministero dello Sviluppo economico.

Di Salvini è un critico severissimo. E l’azione di Conte e del suo governo trovano in lui un oppositore nel merito dei problemi e un italiano preoccupato dei destini del Paese. «Ma qui non c’entra Conte o non Conte», dice Calenda.

 

Cioé?

«Non accetto attacchi alla dignità del mio Paese, come quelli che sono piovuti dal capogruppo dell’Alde, il liberale belga Guy Verhofstadt, che ha definito Conte come burattino di Di Maio e di Salvini».

 

Ha esagerato questo esponente dell’Europarlamento, che è solito usare un linguaggio colorito e se la prende un po’ con tutti i premier che passano da quelle parti?

«E’ riduttivo parlare di linguaggio colorito. Si tratta di vere e proprie offese da parte sua. E offendendo il premier si offende il Paese che il capo del governo rappresenta. L’Italia merita rispetto indipendentemente da chi pro tempore guida l’esecutivo e da chi ne fa parte. Noi italiani questo dobbiamo ricordarcelo sempre e ricordarlo sempre a tutti gli altri».

 

C’è il pregiudizio anti-italiano nell’Europa di oggi?

«C’è un’Italia che si sta pericolosamente isolando. Che sta prendendo direzioni sbagliate, che fa errori su errori. Sia sul piano della politica interna che a livello europeo e internazionale. Su questo il giudizio da dare sulla politica dei giallo-verdi è nettissimo e bisogna mettere in campo strategie e politiche efficaci, per cambiare completamente la situazione e per dare all’Italia un ruolo diverso e una importanza vera in ambito continentale ed extra-continentale. Io sono impegnato profondamente nel nostro progetto europeista che serve appunto a dare all’Italia in Europa una svolta necessaria e un respiro nuovo».

 

Però?

«Se sei in una sede istituzionale come l’Europarlamento, e oltretutto guidi un gruppo importante qual è quello dei liberali dell’Alde, non puoi permetterti di insultare il presidente del consiglio di uno dei Paesi fondatori dell’Europa. Su un giornale o in tivvù o in un comizio si può magari dire di Conte che è un burattino. Ma un argomentazione così, che non è un’argomentazione ma un`offesa, è intollerabile se pronunciata in un luogo istituzionale».

 

Non è la prima volta che accade, pero. Si ricorda quando Schultz aggredì Berlusconi e in cambio venne definito «kapò»?Anche la Merkel o Macron, in quella sede, non vengono accolti da tutti con rose e fiori e con baci e abbracci?

«Il punto è che esiste un galateo istituzionale. E che quel galateo va rispettato. Con tutti. Attraverso l’insulto personale a Conte, si è insultata l’Italia. E si può anche contestare duramente quello che ritieni il tuo avversario politico. Ma sempre restando nel merito delle questioni. E non mi pare che stavolta sia accaduto questo».

 

Calenda patriottico?

«Ma certo. Che qualcuno dia del burattino al capo del governo italiano, anche se io non mi riconosco politicamente in quel governo, mi fa incacchiare. Verhofstadt poteva dire le stesse cose ma in altri termini, con un altro approccio, rispettando l’avversario pur senza fargli alcuno sconto».

 

Ne fa un fatto di galateo?

«Guardi che il galateo non è una cosa normale. E` un principio di rispetto sostanziale. E il fatto che si violi il principio del rispetto dei luoghi istituzionali, quando parla il rappresentante di una nazione, significa insultare con lui la sua e la nostra nazionale. E adesso, dopo aver difeso il presidente del consiglio, il che mi provoca una certa gastrite, mi lasci andare a lavorare, per dare il mio contributo alla sua defenestrazione».