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Graziano Delrio / Foto: Imagoeconomica

«Il taglio del cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani lo stiamo già mettendo a punto e deve entrare nella prossima legge di bilancio: un’alleanza fra imprenditori, lavoratori e governo oggi è più che mai fondamentale per ridare forza al sistema produttivo italiano. Le priorità di questa alleanza non possono che essere occupazione e investimenti». Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture del governo Gentiloni e”renziano” di ferro, rilancia la proposta di un patto «di scopo» per la crescita avanzata all’Assemblea di Confindustria dal presidente Boccia e sottolinea i risultati già ottenuti con l’uscita dalla stagnazione e con la ripresa degli investimenti, aumentati del 3% nel 2016. «È merito -dice-anche delle politiche messe in campo dai governi Renzi e Gentioni, dalla riduzione dell’Irap alla decontribuzione per le assunzioni, dai superammortamenti alla nuova legge Sabatini al credito di imposta per la ricerca. Dobbiamo rafforzare questa linea, premiare le imprese che investono, perché è evidente che la crescita del Paese non basta ancora e la crescita passa di là».

 

A proposito di iperammortamenti, è stato appena bocciato l’emendamento alla manovra che avrebbe dovuto prorogare a fine 2018 l’utilizzo degli incentivi fiscali. La politica a volte ha comportamenti schizofrenici.

Ma no, il lavoro parlamentare di decreti di questo tipo è caotico e disordinato. Avevo sconsigliato la presentazione in questa sede di quell’emendamento che è risultato senza copertura. Questa misura va recuperata rapidamente, ma va fatto nella sua sede naturale, la legge di bilancio. Quegli incentivi fiscali sono assolutamente prioritari per noi ed è fondamentale non interrompere la pianificazione degli investimenti delle imprese.

 

Lei dice che queste misure devono andare nella legge di bilancio ma su questo provvedimento-chiave oggi grava una grande incognita di tipo politico, viste le tentazioni sempre più forti di elezioni anticipate. Lei come la vede?

Una legge di bilancio si dovrà fare e deve essere una legge di bilancio coraggiosa. Non solo per i conti pubblici e per i nostri rapporti con l’Europa, dove comunque penso un aiuto possa venire dalla revisione di alcuni parametri, come l’output gap, grazie al lavoro del ministro Padoan. Ma soprattutto è un provvedimento fondamentale proprio per continuare a rafforzare la strada della crescita.

 

La farà l’attuale governo?

La deve fare un governo forte e nella pienezza dei suoi poteri. Se questa maggioranza è determinata ad andare avanti in modo coeso e a varare le misure necessarie, si vada avanti. Altrimenti la faccia un governo forte del mandato elettorale. Quello che sarebbe sbagliato è vivacchiare tra queste due ipotesi. Non servirebbe a nessuno e non farebbe bene al Paese. L’Italia non può trovarsi da sola, dopo le elezioni in Francia e in Germania, in una posizione di fragilità data dalla prospettiva di riduzione del Quantitative Easing della Bce.

 

Cosa bisogna correggere delle cose fatte?

Molte cose abbiamo fatto, lo ripeto, ma abbiamo ancora un cammino molto lungo davanti a noi. Dobbiamo continuare a premiare le imprese che investono e creano occupazione. Vediamo, per esempio, che gli incentivi alle assunzioni hanno funzionato bene nel Nord del Paese, ma non hanno funzionato negli ultimi tempi al Sud. Questo significa che il lavoro si crea dove ci sono prospettive di crescita per l’impresa e dobbiamo rafforzare queste condizioni. Stesso discorso potrei fare per gli investimenti pubblici e per il contributo che danno alla produttività del sistema i servizi. Il Nord ha una rete di aziende pubbliche o pubblico-private che garantisce un livello di investimento e di servizio accettabile, oltre che aziende forti che possono andare a competere fuori. Al Sud l’assenza di questa rete di aziende penalizza gli investimenti. Dobbiamo uscire da questa situazione.

 

Insomma pubblico  è bello?

Il pubblico è bello se è leggero e orientato ai cittadini e agli investimenti produttivi. E magari orientato alle collaborazioni con i privati.

 

Il dato degli investimenti pubblici è stato complessivamente deludente nel 2016 e tutti guardano proprio a questo comparto come elemento decisivo di rafforzamento della crescita. Perché non si è riusciti ancora a ripartire?

Il dato complessivo degli investimenti segna nel 2016 un +3%, superiore anche alle aspettative del Def. Si deve considerare che in questo dato ci sono imprese a controllo pubblico classificate però nel settore privato. Penso alle Ferrovie, che sono il più grande investitore del Paese e che lo scorso anno sono arrivati a 6 miliardi di investunenti. Detto questo, è vero che il settore tradizionale della Pa ha perso 2 miliardi di investimenti che però derivano da un aumento di 1 miliardo delle amministrazioni centrali e da una riduzione di 3 miliardi degli enti locali, comuni in primis. Non c’è stato lo sfruttamento di spazi di patto che pure avevamo aperto. E anche qui è il Suda soffrire, dopo il balzo del 2015 per la chiusura del ciclo dei fondi Ue, si è tornati indietro.Eravamo a 8,9 miliardi nel 2014, eravamo balzati a 10,5 miliardi nel 2015, Si è tornati nel 2016 a8,9 miliardi. Però sono fiducioso che nei prossim imesi faremo il salto.

 

Cosa la rende così fidudoso?

Abbiamo fatto uno straordinario lavoro di programmazione che è fondamentale per dare continuità agli investimenti, con finanziamenti costanti, e anche per dare certezze alle imprese che lavorano con quegli investimenti. Garantire che finiremo il Brennero nel 2025 e il Terzo valico ne12o22,conrisorse già disponibili, vuol dire dare continuità a tutto il sistema. Stesso discorso vale per i 4,3 miliardi statali cui si aggiungono 3 miliardi regionaliper il piano diacquisto di autobus che dura 15 anni. È una norma che è parte di una complessiva riforma che darà efficienza al trasporto pubblico locale. Una buona pianificazione è una componente fondamentale di una politica keynesiana che non significa finanza allegra ma dare efficienza al sistema degli investimenti pubblici. Torniamo alla carica in Europa per la goldenrule:bisogna penalizzare chi fa spesa pubblica corrente e premiare chi fa investimenti. La spesa pubblica corrente è un fardello ulteriore sul futuro deigiovani, quella per investimenti alleggerisce quel fardello.C’è una componente di equità generazionale.

 

La norma per regolare Uber è pronta o andiamo avanti con il ping pong?

Aspetto la definitiva approvazione della legge sulla concorrenza che deve essere approvata entro breve. Poi presenterò il decreto che ho già pronto, con la convinzione che le piattaforme digitale di per sé non sono né la modernità né lo sfruttamento di lavoratori Bisogna dargli regole per operare in modo corretto e utile ai cittadini.