Maurizio Martina Festa Ravenna

L’ACCUSA

«Lega e Cinque Stelle sono divisi e il conto lo pagheranno prima di tutto i territori come il Nordest. Stanno tradendo il Veneto. Hanno giocato alla propaganda fino a qui e ora che c’è da governare non prendono nessun impegno certo. Se fossero seri dovrebbero ripartire dall’intesa già siglata tra le regioni e il governo Gentiloni». È quanto afferma il segretario nazionale del Partito Democratico, Maurizio Martina, a proposito della trattativa sull’autonomia e dello stop arrivato dal Movimento 5 Stelle attraverso il sottosegretario per gli Affari regionali Stefano Buffagni.

 

LA SPACCATURA

Secondo Buffagni, infatti, la richiesta del Veneto di ottenere tutte le 23 materie trasferibili nell’ambito della trattativa sull’autonomia con il Governo «risulta essere molto irrealizzabile».
«Io – ha aggiunto il sottosegretario pentastellato – ho detto anche al presidente Zaia che la sua richiesta sta mettendo in difficoltà tutto il percorso. Il Veneto sta forzando molto comunicativamente la mano per richiedere le 23 materie. Tuttavia io ribadisco che ciò risulta essere molto irrealizzabile». Parole che a livello nazionale hanno alimentato il malessere tra Lega e M5s e che in Veneto hanno creato non poco imbarazzo tra i pentastellati, visto che, pur essendo all’opposizione, lo scorso 22 ottobre avevano sostenuto il sì al referendum sull’autonomia. E adesso, a sottolineare le contraddizioni del governo giallo-verde è il Pd, tanto più che il capogruppo leghista in consiglio regionale del Veneto ha detto: “Se non otteniamo il dovuto non ha senso restare al governo con i 5s”.

Dunque, una frattura insanabile o superabile per il governo?
«I nodi al pettine arrivano – dice il segretario dem, Martina – la loro smania di potere non potrà comunque nascondere le enormi diversità tra le due impostazioni. Non puoi dare ragione a tutti e promettere tutto a tutti. Anche perché poi i danni si vedono come è accaduto con il decreto Di Maio sul lavoro che sta creando seri problemi a imprese e lavoratori veneti».

 

LE RICHIESTE

A tenere banco non è tanto la richiesta di avere maggiore autonomia, ma il fatto di volere tutte le materie – e sono 23 – sulla carta richiedibili.
Una richiesta giusta, come sostiene la Lega, o eccessiva come dice invece il sottosegretario pentastellato Buffagni?
«Se c’è da aggiungere qualche materia si può discutere – dice Martina – ma attenzione a non far diventare le regioni dei nuovi pachidermi burocratici. Molto meglio concentrarsi sulle materie centrali dello sviluppo territoriale. Dopodiché i fabbisogni standard sono la strada giusta. Invece la richiesta di trattenere 9/10 delle tasse è pura propaganda».

Però dopo il Veneto, l’Emilia Romagna e la Lombardia altre Regioni si sono mosse per avere maggiore autonomia: forse il precedente governo a guida Pd, al di là della pre-intesa siglata con l’allora sottosegretario Gianclaudio Bressa, doveva dedicare maggiore attenzione alla questione?
«Io penso – dice Martina – che il nostro governo abbia avuto l’atteggiamento giusto di disponibilità al confronto di merito e di serietà nell’approccio. Domandate alle Regioni se avevano più interlocuzione con il nostro governo o con l’esecutivo Conte in questi 100 giorni».

 

I VENETI

Intanto anche i rappresentanti locali del Pd sottolineano la situazione di confusione. Il capogruppo in Regione Stefano Fracasso chiede «qual è la linea del Governo sull’autonomia? Zaia fa marcia indietro o va allo scontro? Ci dicevano che non era così, ma la spaccatura tra Lega e M5S c’è e si vede bene. La verità è che Buffagni ha smentito il quartetto Zaia-Stefani-Finco-Berti».

Per non dire del deputato dem Roger De Menech: «La presa di posizione del sottosegretario Buffagno non è isolata, arriva dopo quella di qualche settimana fa del ministro per il Sud, Barbara Lezzi. Temo si stia costituendo un fronte nazionale per contrastare le richieste di autonomia delle regioni più avanzate. Il Movimento 5 Stelle si sta configurando sempre più come il partito dell’assistenzialismo, l’esatto contrario di ciò che serve ai cittadini e alle imprese per crescere e competere in Europa.
Dalla Lega arriva invece un imbarazzante silenzio. Con Salvini impegnato a raccogliere consensi nel Mezzogiorno, il partito ha abbandonato del tutto la rappresentanza dei territori e dei suoi interessi».

 

IN AULA

Ma il Pd cosa farà se e quando arriverà in aula il provvedimento sull’autonomia al Veneto e alle altre regioni? Il segretario nazionale Martina vuole prima vedere il provvedimento:
«Vedremo come sarà la legge e se arriverà davvero in aula visto il caos tra Lega e Cinque Stelle. Noi siamo interessati a un discorso federalista serio e moderno che metta anche il Veneto nelle condizioni di fare meglio».