“Di Maio non riesce a risolvere una crisi aziendale che sia una e se la prende con il Pd. Ilva l’ha risolta con il piano di Calenda mentre il suo indegno decreto dignità sta facendo licenziare 900.000 lavoratori a termine in mezza Italia. Ma lui ci attacca. Noi abbiamo avanzato proposte per gli ammortizzatori in scadenza per crisi e siamo favorevoli a nuovi strumenti che permettano di allungare i tempi per la reindustrializzazione di aziende in crisi”.

Lo afferma Chiara Gribaudo, responsabile Lavoro del Pd.

“Li abbiamo chiesti e proposti noi nel decreto milleproroghe. Perché il governo li ha bocciati? Per fare questa scena pietosa? Per fare propaganda sulla pelle dei lavoratori? Intanto come apprendiamo dai media si allunga la lista delle aziende che si preparano a lasciare a casa i lavoratori per paura di finire in tribunale, visto l’aumento dei costi e l’onere delle causali – aggiunge -: vanno da nord a sud, dalla Flex di Trieste a Poste Italiane, alle municipalizzate dei rifiuti in tutta Italia”.

“Il 2 agosto in Aula -continua Gribaudo- ci aveva promesso una circolare per chiarire almeno il funzionamento del periodo transitorio delle nuove norme: ad oggi non abbiamo visto niente e i contratti non vengono rinnovati ne’ prorogati, mettendo fine anche a percorsi di stabilizzazione che prima del decreto stavano funzionando (+58,7% fra gennaio e giugno 2018) – sottolinea la parlamentare del Pd -. Abbiamo usato tutte le misure disponibili nelle aree di crisi complessa, mentre con la NASPI e la DISCOLL abbiamo esteso in maniera quasi universale i sussidi di disoccupazione, raggiungendo 1,3 milioni di persone che prima non avevano alcuna tutela. Quindi saremmo curiosi di vederli questi nuovi strumenti di cui si vanta Di Maio, sapere dove prende i soldi e discuterne in Parlamento: lui dice di aver gia’ inserito la cassa per cessazione nel decreto per Genova della settimana scorsa: peccato che anche stavolta il Consiglio dei Ministri abbia approvato un foglio bianco e che ancora in Gazzetta Ufficiale non sia arrivato un bel niente.

Un altro decreto fantasma, mentre i genovesi aspettano risposte chiare per il lavoro e per il ponte Morandi. Lasci perdere Facebook perchè il passaggio dalla propaganda virtuale alla realtà è impietoso. Governare è un’altra cosa!”.