«Renzi? Non è più tutto il partito. Il clima è cambiato e il Pd è tornato contendibile». Il giorno dopo l’assemblea democratica, è Andrea Orlando ad aprire il nuovo corso del partito: «Il prossimo congresso sarà sulla natura del Pd» e «sarebbe stato utile arrivarci con un segretario per organizzare un’opposizione che non sarà semplice al governo più reazionario della storia della Repubblica».
 

Molto rumore per nulla: alla fine l’assunzione di responsabilità sulla sconfitta nel Pd non è ancora arrivata…

 
«Credo che si debba trovare un nostro equilibrio tra unità e chiarezza. Dobbiamo sciogliere il nodo politico: vogliamo un partito che si sposta verso il centro oppure vogliamo riprenderci i voti che dal nostro mondo sono andati ai populisti? E questo implica sgomberare il campo dall’idea che si debba fare il partito unico degli inclusi. Un piccolo passo in più in assemblea è stato fatto e si è arrivati alla votazione della relazione di Maurizio Martina, si indica l’esigenza di una segreteria unitaria, si riconoscono errori nella formazione delle liste e si esclude di far parte di un unico fronte con Forza Italia, si indica come centrale il tema delle diseguaglianze sociali. Non è ancora la svolta, ma è qualcosa che ci si avvicina. È un impianto e non è la solita ricostruzione, pedante, che la colpa non è nostra, ma degli elettori che non ci hanno capito».
 

Manca ancora la leadership.

 
«Questo è stato un errore. Sarebbe stato utile votare un segretario chiunque fosse stato a prevalere. Andremo ad un congresso in cui si scontreranno visioni diverse che sarà una battaglia sulle idee e contemporaneamente dovremo fare opposizione e scegliere accuratamente gli argomenti su cui farla. Un punto di riferimento che parlasse all’esterno sarebbe stato molto utile e peraltro è stato incomprensibile che i renziani non abbiano sostenuto Martina che è stato anche in ticket con Renzi».
 

È la conclusione della parabola di Matteo Renzi oppure si sta preparando al ritorno?

 
«Io penso che il comportamento di sabato sia il risultato di un’incertezza politica di quell’area che non ha ancora sciolto il nodo della prospettiva politica e della leadership. Per onestà va detto che è un tema che riguarda anche l’area che si oppone a Renzi. A mio avviso questa sarà la discussione congressuale del futuro, quale sarà la vera essenza, la sostanza del Pd e il suo radicamento sociale».
 

E pensate di farcela? In assemblea però i renziani hanno ancora il 70%.

 
«Una discussione impostata correttamente e che vada oltre Renzi sì e Renzi no è destinata a rimescolare gli schieramenti. In tutti i casi è sbagliato misurare i rapporti di forza in base alla votazione dell’assemblea sull’inversione dell’ordine del giorno: lì hanno alzato la mano anche quelli che avrebbero sostenuto Martina per l’incarico di segretario. Per la prima volta si respira un clima diverso, il Pd è tornato contendibile. Renzi oggi rappresenta una parte di elettorato importante, ma non tutto il Pd. Sarà una delle sensibilità del partito, ma non tutto il partito. D’altro canto quando sei in grado di riunire, ti comporti in modo diverso».
 

Mentre il Pd ancora una volta parla dei fatti suoi, Lega e M5S presentano il governo…

 
«Non è giusto dire che il Pd parla dei fatti suoi. Affrontare questo dibattito significa anche dire quale opposizione fare e a quale base sociale rivolgersi. Penso che questa saldatura avrà molte contraddizioni e sarà nostro compito farle emergere. Promuoverà una torsione sui diritti e le libertà civili. Il loro contratto, ad esempio, propone di smantellare tutto quello che ho fatto in questi anni al ministero della Giustizia. Devo dire che per me, dato l’impianto reazionario del contratto, è quasi un vanto… ».
 

Lei era tra quelli che avrebbero voluto evitare questa saldatura, i renziani no.

 
«Se Renzi in assemblea avesse parlato io sarei stato contento, sarebbe stato utile, molto utile, per fare chiarezza fino in fondo anche sul punto del governo e, tra l’altro, su chi ha trattato, sulle molte indiscrezioni sulle diverse trattative parallele. Per inciso credo di essere tra i pochi a non averle fatte. Sono dell’idea che si dovesse andare a vedere la contraddittorietà dei Cinquestelle, che come stanno dimostrando è molto alta. Potevamo dire di aver fatto tutto quello che si poteva per evitare questo governo che sarà il più reazionario della storia repubblicana».
 

A proposito il programma Lega e M5S dice che saranno riaperti i piccoli tribunali. Che ne pensa?

 
«Un errore. La giustizia sarà anche più vicina, ma si rischia che sia peggiore. L’ idea di ridurre i tribunali risponde al criterio della specializzazione un po’ come in medicina. Funzionano meglio i reparti superspecializzati o quelli che fanno un po’ di tutto, dalle appendiciti alla cardiochirurgia? Con una dimensione di un certo tipo si possono avere pool di magistrati che si occupano dello stesso tema. E poi penso alle difficoltà pratiche e alle risorse necessarie: le sedi degli uffici giudiziarie sono state ridotte da 2 mila ad un migliaio, per riaprirle ci vogliono risorse».