Walter Verini, commissario del Pd in Umbria, mette le mani avanti. “Le elezioni di domenica non sono un test nazionale. Il governo può avere dei problemi solo se non si ritrova la coesione”. Verini è in viaggio direzione Spoleto, per visitare il carcere. Originario di Città di Castello, classe ’56, giornalista, eletto per la prima volta in Parlamento nel 2008, erano i tempi della segreteria del Pd a guida Veltroni, Verini è l’altro Walter che guida il partito nella ex-regione rossa dall’indomani dello scandalo sulla sanità che ha investito i vertici regionali e da quel dì gira in un lungo e largo l’Umbria in vista dell’appuntamento di domenica, cerchiato in rosso nell’agenda politica italiana.

Quindi, onorevole, lei ritiene che se dovesse prevalere il centrodestra a trazione Salvini l’esecutivo giallorosso non subirebbe dei contraccolpi?

“No, no. Non abbiamo interpretato l’alleanza come un test politico. In Italia si attribuiscono significati politici pure alle elezioni di condominio. Noi infatti non l’abbiamo impostata così. È invece Salvini che vuole usare l’Umbria come una clava per le sue battaglie propagandistiche nazionali. L’Umbria come un ring. Per lui il Papeete e l’Umbria sono la stessa cosa”.

Allora ci riproverete con il M5S anche nei prossimi appuntamenti elettorali? Ad esempio, in Emilia Romagna, in Calabria, in Toscana….

“Non c’è un modello. Ogni regione fa storia a sé. Qualunque sia il risultato umbro, noi dobbiamo costruire un campo progressista largo. A me non convincono le logiche dei trattini, ovvero delle mere sommatorie di sigle. Non funziona così. Non a caso qui in Umbria abbiamo ragionato diversamente, aprendo il partito e la politica al civismo, allargando il campo, e mettendo sul tavolo un programma ambizioso. Punto numero uno: nuovi criteri per le nomine nelle partecipate e nelle Asl. Basta con la ripartizione partitica. Due: trasparenza assoluta nelle procedure concorsuali. Tre: l’Umbria come modello per il rilancio delle politiche verdi e la riconversione verde dell’economia. E impresa, lavoro, cultura e formazione, Italia di mezzo, lotta alla povertà. Qui insomma il progetto è autorevole, ambizioso…In questo senso, sì, è un laboratorio”.

E’ ambizioso, ma i vostri detrattori dicono: il candidato di Pd e M5S, Vincenzo Bianconi, è uno di centrodestra che adesso si ritrova con la sinistra e che metteva like ai post dell’ex ministro Gianmarco Centinaio.

“Ma quali like a Centinaio, figuriamoci. Era a un provvedimento legato al turismo. È la conferma di come Salvini con la piazza di CasaPound abbia messo in piedi una destra pericolosa. Bianconi non è solo un imprenditore che ha raccolto con le sue mani le macerie del terremoto, è un moderato che votò per una sua amica di infanzia candidata in Forza Italia alle elezioni europee. Anche Claudio Ricci, che fu colui che sfidò alla guida del centrodestra Catiuscia Marini alle scorse regionali, fugge da questa destra estremista. Oggi ha scelto di candidarsi alla presidenza con tre liste civiche.

La domanda è un’altra: per quale motivo i moderati, le persone laboriose di questa terra – come Bianconi – non stanno con Salvini? Per quale motivo fuggono dal Capitano della Lega? Sa perché? Perché l’Umbria è la terra della pace. Salvini semina odio, divisione, dice che si “prenderà l’Umbria”! Come se fosse cosa sua. Ma l’Umbria è dei cittadini umbri. Piuttosto il dato eclatante è che Salvini ha oscurato la candidata Tesei con se stesso. Sa che è una candidata che ha massacrato il bilancio del suo Comune, Montefalco. E non vorremmo che estenda alla regione questa incapacità. Porta i presidenti leghisti della Padania a sostenerla, perché da sola non si sostiene. Pensate: Salvini ha detto in Calabria, riferendosi a Occhiuto, che non si può candidare presidente chi ha il comune in bancarotta. Ha ragione: ecco perché nasconde la Tesei in Umbria”.

Un appunto, però: per quale motivo un cittadino umbro, dopo gli scandali sulla sanità che hanno riguardato il Pd, dovrebbe votare per voi e per il candidato Bianconi?

“Perché gli umbri ci conoscono. Noi abbiamo modernizzato questa regione, noi abbiamo fatto raggiungere livelli di coesione sociale, noi abbiamo contribuito a innalzare il livello della sanità pubblica. Poi certo abbiamo anche commesso dei gravi errori. Non siamo stati capaci di rinnovare quello che c’era da rinnovare. A tratti abbiamo dato l’impressione più di gestire il potere che di cambiare le cose. Abbiamo però imparato la lezione costruendo un progetto civico-politico di cambiamento. Dentro cui non c’è solo il M5S, ma anche i verdi, la sinistra più radicale, una serie di liste civiche e anche forze più moderate”.

Quanto pesa sull’esito finale del voto in Umbria la scissione di Matteo Renzi?

“Non credo abbia un peso. Sono convinto che anche chi in Umbria guarda con interesse ad Italia Viva domenica si ritroverà in prima fila a votare Bianconi. Dopodiché aggiungo: mi auguro che gli appelli renziani di questi giorni al mondo berlusconiano si traducano in umbro invitando quegli ambienti ad evitare l’estremismo di destra di Salvini e a votare Bianconi”.