donna che alza un cartellino rosso
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Il braccialetto elettronico per evitare che lo stalker torni sotto casa della vittima? “Può essere utile, assieme ad altre misure», dice Lucia Annibali, avvocatessa sfregiata dall`acido dal suo ex, diventata simbolo dell`impegno contro le violenze sulle donne.
 

Eletta deputato del Pd, da dove riparte la sua battaglia?

 
«Dal lavoro serio portato avanti nell`ultimo anno e mezzo con il dipartimento per le pari opportunità e la sottosegretaria Maria Elena Boschi. Va detto che la normativa oggi è abbastanza completa e aggiornata anche grazie agli interventi inseriti nel codice antimafia: non so, per questo, quanto siano necessarie ulteriori misure e precisazioni. Può essere importante, invece, garantire una risposta più rapida alle richieste di aiuto e continuare a sostenere un lavoro di rete».
 

In concreto, a quali azioni si riferisce?

 
«Il dipartimento per le pari opportunità si è occupato di scrivere una strategia nazionale: occorre perseguire la strada tracciata e, in particolare, insistere sulla formazione degli operatori, tra cui le forze dell`ordine, il ruolo dei centri anti-violenza pubblici e privati e la necessità di individuare strumenti efficaci contro il rischio di recidiva e nuove tragedie. Inoltre, è fondamentale velocizzare i processi».
 

In questo schema si inserisce il braccialetto elettronico, con l`obiettivo di evitare che le aggressioni si ripetano.

 
«Per gli stalker, come in altri paesi, potrebbe funzionare: è una delle questioni sollevate con la sottosegretaria Boschi. Degli aspetti normativi si è infatti interessato il dipartimento per le pari opportunità, con la cabina di regia sul fenomeno e in sinergia con il ministero dell`Interno. Quanto ai problemi tecnici, mi risulta sia stata predisposta una gara per affidare la realizzazione dei dispositivi».
 

Quando e come usarli?

 
«Dipende. Credo serva comunque il consenso di entrambe le parti, vittima e aggressore, per utilizzare questo strumento e, chiaramente, l`ultima parola spetta al giudice».
 

Quali questioni restano invece aperte e sono decisive, nella diciottesima legislatura, per le donne?

 
«Vediamo innanzitutto cosa verrà fuori con il nuovo governo. Di certo, è importante non sprecare il lavoro svolto, che ha anche consentito di pubblicare le linee nazionali per l`assistenza ospedaliera: si tratta di strumenti che oggi valgono per tutti ed è bene non perderli».
 

Anche su questi temi può essere sottoscritto un contratto di governo sul modello tedesco?

 
«Queste formule le lascio ad altri, che hanno posizioni politiche diverse».
 

Lei è oggi un riferimento per le vittime delle violenze, oltre gli schieramenti. La contattano in tante?

 
«Sì, anche per ragioni professionali, e con alcuni rappresentanti dei centri anti-violenza si sono instaurati rapporti personali: lo scambio di idee ed esperienze su cosa e come migliorare interventi e tutele, è reciproco».
 

Cosa le chiedono di caldeggiare?

 
«Qualcosa si potrebbe chiarire ulteriormente, non tanto sul piano penale, soprattutto sul piano civile. Nei procedimenti di separazione, ci sono ancora difficoltà nel cogliere la potenziale pericolosità di un genitore nei confronti dei figli».
 

Cosa vuol dire?

 
«Che non si tratta, a volte, di semplici conflitti di coppia ma di storie di violenza da valutare in quanto tali, senza favorire una ricomposizione della lite. Bisogna sostenere una lettura e un`analisi delle situazioni più attenta, dando ascolto alle istanze sollevate dagli avvocati».
 

A proposito di denunce. A distanza di mesi, come valuta la mobilitazione #MeeToo? Rappresenta una rivoluzione culturale?

 
«Forse, il movimento in Italia non ha ancora la natura assunta oltreoceano e non viene compreso allo stesso modo. Il nostro paese è indietro, resistono pregiudizi e stereotipi, tant`è che sul tema esprime giudizi diversi e la vittima viene caricata di responsabilità non sue. È importante, comunque, che si ponga l`accento su qualunque forma di disuguaglianza, ma senza contrapposizioni tra uomini e donne».