Foto di Imagoeconomica
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Le notizie che abbiamo letto in questi giorni sui giornali sono di una gravità pazzesca. Perché dei carabinieri
dovrebbero comportarsi in questo modo?» chiede l’ex responsabile giustizia del Pd, fiorentino, di provata fede renziana. «Mi sembra legittimo ma una domanda: ci sono dei mandanti?».
 
Secondo lei?
 
«Secondo me è evidente che ci sia stato un bersaglio l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi: ci si chiede allora chi lo volesse colpire».
 
Nel Pd c’è chi ha evocato un complotto, chi ha parlato di eversione: che ne pensa?
 
Io dico soltanto che quello che ci viene raccontato è un atto gravissimo , una caccia all’uomo. Dobbiamo capire perché e chi l’ha scatenata: un compito che non spetta alla politica ma alla magistratura, che ci sta lavorando con grande dedizione».
 
Che impressione le fa l’indagine a carico del pm Woodcock per falso?
 
«Inquietudine si aggiunge a inquietudine».
 
In ballo, dice il ministro Alfano, non c’è il destino di una persona ma la «tenuta delle istituzioni democratiche»
 
«La tenuta democratica c’è, perché se la magistratura sta appurando questi fatti significa che il sistema delle istituzioni tiene. Ma è grave il tentativo di attaccare un organo dello Stato come il capo del governo».
 
Si aspetterebbe maggiore solidarietà dalle altre forze politiche?
 
«Mi aspetterei unità della nazione su un fatto come questo. Su azioni come quelle che vengono raccontate deve esserci un disvalore sociale riconosciuto da tutti, a partire da chi incarna le istituzioni».
 
Dal centrodestra però c’è chi vi rinfaccia di lamentarvi ora ma di avere taciuto dinanzi ai processi contro Berlusconi…
 
«C’è una sostanziale differenza: noi non abbiamo detto no alle indagini, abbiamo detto “fatele, noi non scappiamo e ci difenderemo nel processo”. Non abbiamo cercato scorciatoie legislative per evitare i procedimenti: abbiamo chiesto di accertare la verità. E vogliamo che si arrivi fino in fondo».
 
Luciano Violante, ex presidente della Camera ma anche ex magistrato, denuncia un problema di «subalternità della lotta politica ai meccanismi giudiziari». È d’accordo?
 
«Che in passato ci sia stato questo problema mi pare lo dica la storia. Ma in tempi recenti la politica sta riprendendo il proprio ruolo».
 
Beh, pure voi nel Pd avete dato a volte l’impressione di assoggettarvi alla magistratura, chiedendo dimissioni di persone indagate o solo lambite da un’inchiesta…
 
«Dinanzi a un’indagine ci sono da fare valutazioni di opportunità politica. Situazioni che vanno valutate caso per caso. Ma non siamo come Di Maio, che prima diceva che gli indagati non potevano candidarsi poi si candida grazie a norme ad hoc. Abbiamo sempre detto che per un’indagine non si deve interrompere una carriera politica. E lo abbiamo detto per tutti: anche per la sindaca Virginia Raggi».