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Quelli usati oggi da Salvini non sono toni accettabili». Arrivato alla sede del Consiglio superiore della magistratura, il vicepresidente David Ermini alza il telefono per chiamare il procuratore di Torino, Armando Spataro: «Come sempre, è stato un gran signore». Poi detta un comunicato in risposta agli attacchi del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «Il lavoro serio, puntuale e rischioso che la magistratura porta avanti ogni giorno non può e non deve essere utilizzato per scopi mediatici». E con “La Stampa” aggiunge: «La spettacolarizzazione di ogni evento comporta seri rischi se impiegata ai fini di propaganda politica».

 

Salvini le ha risposto in maniera beffarda: «Uh che roba! Sono preoccupatissimo».

 

«Non volevo far preoccupare nessuno, anzi spero che stiano tutti sereni. Ma sono io preoccupato per le istituzioni».

 

In che senso?

 

«Se i rappresentanti delle istituzioni usano toni di questo genere, c’è qualcosa che non va: si rischia una frattura all’interno di una comunità. Noi dobbiamo essere tutti dalla parte delle istituzioni. Altrimenti c’è un pericolo».

 

Quale?

 

«La delegittimazione, che non può portare nulla di buono. Quando le istituzioni vengono delegittimate, tutta la comunità ne risente. La magistratura è autonoma e indipendente e va lasciata lavorare in pace».

 

Salvini ha delegittimato la magistratura augurando una serena pensione a Spataro?

 

«Spataro è un grande magistrato, che ha dato tanto allo Stato guidando inchieste delicate e pericolose. Al di là del merito della vicenda, in cui non entro, non sono accettabili toni di disprezzo. Anzi, avrebbe dovuto dire “bravo” a chi ha fatto le indagini e portato avanti l’operazione, non attaccare il procuratore. Ci vuole rispetto per la magistratura anche quando vieni criticato».

 

Il ministro interpreta la critica del procuratore come un «attacco politico».

 

«Non è assolutamente così. Si stavano notificando le ordinanze di applicazione delle misure cautelaci, che cosa c’entra la politica? Buttarla in politica è un errore».

 

Lei stesso però parla di «scopi mediatici» e «propaganda politica».

 

«Oggi i toni forti, sprezzanti, possono dare consenso. Ma non si possono rivolgere nei confronti di servitori dello Stato che da anni mettono a repentaglio la loro vita».

 

I togati della corrente Area chiedono al Csm l’apertura di una pratica pro Spataro. Sosterrà la proposta?

 

«Affronteremo la questione. Se ne discuterà al prossimo Comitato di presidenza».

 

Non è il primo scontro tra Salvini e la magistratura: ai tempi della crisi della nave Diciotti ricordò che lui è eletto, e i pm no.

 

«Ricordo che nella nostra Costituzione è prevista la separazione dei poteri. I politici sono eletti, i magistrati no. Questo garantisce l’autonomia della magistratura».

 

Attacchi come questi tradiscono un desiderio di metterla in discussione?

 

«No, non lo penso. Ma non è accettabile che, per rispondere a una critica, vengano usati toni non consoni».

 

Lei è un ex deputato del Pd, la sua elezione alla guida del Csm venne criticata sia da Di Maio che dal ministro della Giustizia, Bonafede. Ora potrebbero pensare che critica Salvini perché appartiene a un’altra parte politica…

 

«Io non parlo di politica. Dico e ripeto che toni di questo tipo non sono accettabili, da chiunque arrivino».

 

Si aspetta che intervenga in difesa di Spataro il M5S?

 

«Chiunque abbia a cuore le istituzioni dovrebbe rendersi conto che quella di oggi del ministro Salvini è stata un’uscita sopra le righe».