“Qui a Palermo oggi si sente tutto il peso della responsabilità che abbiamo, quella che sta nelle nostre azioni e nella consapevolezza che la mafia, le mafie, non sono ancora state battute. Continuano a vivere tra le mani di tanti.
E noi con forza dobbiamo far vivere e camminare sulle nostre gambe la memoria e le idee di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino di chi come loro e con loro ha difeso la legalità a costo della vita.
“Da queste drammatiche esperienze si dovrebbe trarre un importante insegnamento per il futuro: evitare di adottare le misure necessarie soltanto quando si presentano condizioni di emergenza”. Questo ha detto oggi il Presidente Mattarella di fronte a tante istituzioni e in mezzo un oceano di studenti, attenti ad ogni sua parola, fieri di mostrare i loro cartelloni e disegni.
E dunque: a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, al loro ricordo vada l’impegno di ogni giorno”.

Cosi su Facebook Valentina Cuppi, presidente dell’Assemblea nazionale del PD.

Il 23 maggio di trent’anni fa a Capaci la mafia dichiarò guerra allo Stato. Quel riandare al dove eravamo nel preciso istante in cui scoppia la bomba è il segno dell’offesa intimamente subita da ciascuno di noi. Reagirono allora le istituzioni e le coscienze morali. La mafia quella guerra non l’ha vinta, ma non è ancora stata sconfitta. Ecco perché la memoria dev’essere impegno. “Possiamo sempre fare qualcosa”, diceva Giovanni Falcone. In questo trentennale, Palermo è bellissima. C’è il Presidente della Repubblica, che rappresenta tutti e che è anche vittima di mafia. Ci sono migliaia di studenti siciliani e di tutta Italia che hanno portato commoventi lenzuoli bianchi. C’è il sole e un’aria fresca, di speranza. Ma sarei ipocrita se tacessi sulle polemiche che in queste ore non si placano. Sono tornati sulla scena politica personaggi impresentabili come Dell’Utri e Cuffaro, che Palermo e la Sicilia meritavano di consegnare a un passato che non deve tornare. Abbassare la soglia di ciò che tutti i partiti e i candidati ritengono politicamente censurabile è un drammatico errore. La politica è fatta anche di simboli. E chi si candida da certi abbracci ha il dovere di astenersi. Questa terra è stata avvelenata il “puzzo del compromesso morale” di cui parlava Paolo Borsellino. E in tante realtà tira di nuovo una brutta aria. Allora, se davvero la memoria è di tutti, come stiamo dicendo stamattina a Palermo, se vogliamo fermare le polemiche e unirci tutti nella difesa della libertà e della democrazia, basta dire tutti insieme alcuni semplici parole. “Non vogliamo i voti degli amici della mafia e di tutti quelli che hanno favorito dei mafiosi. I voti della mafia fanno schifo. Non li vogliamo”.

Così in un post su Facebook Peppe Provenzano, vicesegretario del Pd.