Piero Fassino
Piero Fassino

Abuso d’ufficio

“La questione si pone oggettivamente. Ora più che mai la riforma dell’abuso d’ufficio è assolutamente necessaria: l’ipotesi di reato va prevista solo nel caso di chiaro e consapevole dolo per privilegiare illegittimi interessi privati, propri o altrui”. Cosi Piero Fassino, già Guardasigilli, poi sindaco di Torino e presidente dell’Anci in una intervista a QN.

E aggiunge: “Del resto, che oggi l’abuso di ufficio sia una fattispecie di reato dal profilo incerto è provato dal fatto che la stragrande maggioranza degli amministratori e dei dirigenti pubblici indagati per abuso d’ufficio viene prosciolta e non va neppure a processo. E gran parte di quelli processati vengono assolti. Ora, se c’è una forbice troppo alta tra indagine e colpevolezza comprovata allora quel reato va ridefinito”.

Una battaglia, quella della riforma dell’abuso di ufficio, portata avanti dall’ex guardasigilli, che afferma di averne sostenuto: “la necessità in tre congressi Anci. Peraltro, la convinzione che sia necessario intervenire su questo articolo del codice è ormai molto diffusa. Il dottor Pignatone, che è magistrato autorevole, ha sostenuto la necessità di una derubricazione dell’abuso d’ufficio, rafforzando invece il profilo di altri reati contro la pubblica amministrazione”.

 

Spesso non ci si rende conto della quantità di responsabilità che un amministratore pubblico ha sulle proprie spalle – aggiunge – esposti al rischio permanente di essere accusati di abuso d’ufficio per il solo dato oggettivo di ricoprire una funzione pubblica. E spesso l’abuso d’ufficio discende da norme confuse e contraddittorie. La conseguenza è che un numero crescente di sindaci, assessori e dirigenti pubblici diffidano dall’assunzione di qualsiasi responsabilità. E vanno capiti. Se un funzionario comunale si assume una responsabilità in assoluta buonafede, onestamente, e poi si trova indagato per abuso d’ufficio, è chiaro che sarà portato a non firmare più alcun atto e ad assolvere strettamente all’ordinaria amministrazione. Oppure a moltiplicare adempimenti burocratici superflui pur di mettersi al riparo da un’indagine. Il problema è ancor più acuto per dirigenti e funzionari. Un sindaco o un assessore è un uomo politico e si assume la responsabilità del rischio, ma un funzionario, perché deve rischiare inutilmente la propria carriera, la propria onorabilità? Non firma le carte e si limita a fare l’ordinario. Con conseguenze ovviamente molto negative sull’efficienza dell’amministrazione, che viaggia con il freno a mano tirato”.

Responsabilità erariale

Il Governo vuole intervenire anche sulla responsabilità erariale. “E fa bene. Anche qui, bisogna che sia comprovato un interesse privato che si sovrappone ad un interesse pubblico e ci sia una volontà dolosa. Se è cosi, è del tutto giusto che la giustizia faccia il suo corso, ma laddove dolo e illegittimo interesse privato non ci sono bisogna prenderne atto. Non si può presumere che un amministratore pubblico sia tendenzialmente vocato a violare la legge. Perché non è così”.