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Ministro Anna Finocchiaro, c’è una escalation di reati sessuali, o è sempre stato così?
 
«Le donne sono sempre state violentate, perché lo stupro è stato considerato, anche in tempo di guerra, un’affermazione del potere dei vincitori sui vinti. E poi bisogna considerare che noi abbiamo una cifra oscura, numeri che non conosciamo perché i dati noti sono solo la punta di un iceberg, c’è molto di più».
 
La legislazione è sufficiente?
 
«Abbiamo leggi adeguate. C’è sensibilità sul tema. Ci tengo a dire che alla conferenza di Roma, sotto l’onda degli stupri etnici nella ex Jugoslavia. Quando io ero ministro per le Pari opportunità, facemmo inserire, su iniziativa dell’Italia, lo stupro come crimine contro l’umanità».
 
Quindi il problema non sono le leggi?
 
«No, è che in questo paese il principio della tolleranza zero dovrebbe essere un principio ordinatore della convivenza, che deve riguardare tutti, dagli immigrati agli italiani agli uomini in divisa. Il rispetto delle donne deve essere principio essenziale, uguale per tutti, a cominciare da mariti, padri, amanti, fidanzati che uccidono, sfregiano, abusano. Sulla questione sta lavorando molto bene la ministra Boschi, così come il ministro Minniti che sta mettendo mano proprio alle questione dell’integrazione. Le sue intenzioni sono di rendere il tema importante, con il rispetto dei principi che ordinano la nostra comunità nazionale».
 
In quale modo, concretamente, si può intervenire?
 
«Si possono fare molte cose. La legislazione efficace ce l’abbiamo. Quindi l’importante è che le donne non si sentano sole. Abbiamo lavorato parecchio su questo, ma è necessario che chi subisce violenza sappia che c’è un’accoglienza rispetto alla propria sofferenza. Questo significa che deve cominciare dal pronto soccorso in poi, dalla telefonata alle forze dell’ordine in poi. E quando dico tolleranza zero non penso alla castrazione chimica o alla pena di morte, come vorrebbero i miei colleghi leghisti. Penso a questo: l’Italia deve diventare il paese in cui chi tocca una donna sa di rischiare molto, ma non soltanto perché ci sono pene severe già previste, ma perché questo fatto viene considerato intollerabile dalla coscienza collettiva del paese, da istituzioni e cittadini. Perché ora basta, non si può continuare così».
 
Come rendere sicure le città?
 
«Si possono fare tante cose. Ricordo un progetto al quale lavoravamo quando ero ministro delle Pari opportunità. In quel momento la regione Emilia Romagna stava avviando “Città sicure”. Sono diversi gli accorgimenti possibili: l’illuminazione, la videosorveglianza, le zone di sosta dove si prendono gli autobus e le metro, trasporti efficienti, soprattutto puntuali. In modo che una donna possa sapere che a quell’ora l’autobus passa sicuramente e non sta per strada da sola, magari di notte. E poi sistemi di allarme disseminati nelle strade. Una serie di strumenti che rendano la città accogliente e vivibile, ma non spaventosa. Ecco, visto che siamo a Roma (guidata da una donna), capitale del nostro paese, mi aspetto da parte dell’amministrazione una attenzione particolare per fare della Capitale un posto accogliente e più sicuro. Questo purtroppo non sempre avviene».
 
Potrebbe essere utile aumentare il numero delle donne nelle forze dell’ordine?
 
«Questo è un grande aiuto. La scena dell’arresto dei due marocchini a Rimini da parte di una squadra di sole donne è stata altamente simbolica».
 
Come mai questo aumento di reati sessuali?
 
«Siamo sempre là. Siamo sempre alla vecchia storia. Perché ti vesti così, perché vai in giro di sera… Se le donne stanno recluse a casa non succede. E invece, le donne non si toccano fuori, per strada, nei locali, e nemmeno dentro le case. Per questo è necessario cominciare dalle scuole e dalla formazione. Forse le cose stanno migliorando, nonostante la cronaca continui a registrare episodi terribili. Gli omicidi nei primi sette mesi dell’anno sono scesi del 3,4 per cento, ma con un particolare, purtroppo: il 70,8 per cento delle vittime è donna».