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«Non c’è una logica di scambio tra intercettazioni e prescrizioni ma la ricerca di soluzioni equilibrate nell’interesse del Paese. L’entrata in vigore della legge Orlando sulle intercettazioni non fa venire meno la necessità di un urgente intervento di legge per impedire processi infiniti». Il Pd non si dà per vinto, per questo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis torna alla carica con il titolare del ministero, a cui chiede a nome del suo partito «la stessa disponibilità al confronto che abbiamo dimostrato noi fin qui».

Voi avete accettato di rinviare la legge sulle intercettazioni e lui ancora non presenta la legge sui tempi dei processi. Un’altra partita persa dal Pd?

«Noi scommettiamo sulla possibilità che si trovi una sintesi ragionevole. Per quanto riguarda le intercettazioni, abbiamo ascoltato le preoccupazioni avanzate da alcune procure e dagli avvocati, e con questo atteggiamento abbiamo condiviso alcune correzioni. E siccome c’era il problema dell’entrata in vigore, abbiamo fatto nostro il timore che la nuova disciplina creasse incertezze nei processi in corso e nelle intercettazioni già avviate. E abbiamo convenuto di posticipare l’entrata in vigore di sessanta giorni per consentire agli uffici di adeguarsi e per evitare incertezze durante la fase di conversione del decreto».

E ora cosa vi aspettate?

«Che venga rapidamente riunita la maggioranza e quindi presentato in Consiglio dei ministri il disegno di legge di riforma del processo penale, al fine di velocizzare la definizione dei giudizi, scongiurando il rischio di un processo infinito. Così da evitare anche il rischio che l’entrata in vigore del blocco della prescrizione produca il paradossale effetto di allungare i tempi dei processi invece che di accorciarli».

Perché?

«Dal primo gennaio le indagini e i processi su nuove ipotesi di reato potranno utilizzare per giungere alla sentenza di primo grado l’intero tempo della prescrizione, oggi necessariamente distribuita sui tre gradi. Ad esempio in un processo per corruzione, i 14 anni di tempo, potranno essere tutti utilizzati per lo svolgimento del primo grado di giudizio. E, quindi, per paradosso, il processo potrebbe allungarsi fin dal primo grado; per non dire dei successivi gradi di giudizio che non avrebbero più alcun limite di durata».

I cinque stelle contano sulla vostra tolleranza?

«Noi non ci siamo mai sottratti alla fatica della mediazione cercando di prendere sempre sul serio le altrui preoccupazioni. L’obiettivo di evitare che i reati si prescrivano è anche un nostro obiettivo. Quando si verifica una prescrizione, lo Stato subisce una sconfitta e con esso la legittima domanda di giustizia dei cittadini. Lo Stato di diritto subisce però una sconfitta anche quando sottopone a processo una persona per un tempo infinito: il processo, come prescrive la Costituzione, deve avere una durata “ragionevole”».

Ma intanto le vostre richieste restano al palo…

«Nei prossimi giorni il Pd presenterà una sua proposta di legge. Se l’obiettivo comune è quello di evitare che venga negata giustizia e al tempo stesso di garantire che i processi siano più rapidi, allora prevediamo un termine di sospensione della prescrizione, sufficientemente lungo da consentire lo svolgimento di ogni processo di appello, ma sufficientemente certo da evitare conseguenze paradossali. È una soluzione ragionevole, che confidiamo venga accolta nel vertice del 7 gennaio, che sarebbe peraltro meglio anticipare a fine anno».