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La riforma delle intercettazioni? In vista un doppio brogliaccio, con meno discrezionalità per la polizia giudiziaria. Il nuovo Codice antimafia? Disponibili a valutare richieste del Parlamento, però i passi avanti sono molti. I detenuti tornano ad aumentare? In vista misure per evitare la detenzione a chi è in attesa di giudizio, ma nessun effetto “svuotacarceri”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando in un’intervista a “Storiacce”, trasmissione di Radio 24, fa il punto sulle numerose questioni aperte in questo scorcio finale di legislatura.

Signor ministro, già parecchi suoi predecessori hanno provato a metter mano a una disciplina delle intercettazioni tale da assicurare il diritto alla riservatezza. Dove si raggiunge l’equilibrio secondo lei con le necessità investigative e il diritto all’informazione dell’opinione pubblica?
Obiettivo dell’intervento è di ridurre il rischio, limitando innanzitutto la mole delle intercettazioni sia nella fase di richiesta delle misure cautelari sia comunque in quella pre-dibattimentale, stralciando ciò che serve all’attività investigativa da materiale invece del tutto irrilevante. Va individuato un meccanismo di selezione, che, se non condiviso, prevederà anche un contraddittorio davanti a un giudice terzo.

La vicenda Consip, indipendentemente da come si concluderà, può però far sorgere qualche perplessità sulla vasta area di discrezionalità che la bozza di lavoro in discussione assegna alla polizia giudiziaria nella valutazione già a monte, al momento della trascrizione, di quanto è rilevante. È possibile un ripensamento?
Anche questo aspetto è oggetto di confronto. Non dobbiamo costruire la legislazione sulle patologie e quindi sopravvalutare la vicenda Consip, considerandola a paradigma dello svolgimento delle indagini. In termini generali è giusto che il pubblico ministero possa valutare la congruità dell’attività della polizia giudiziaria. Pensiamo allora a un doppio brogliaccio, uno dei quali riservato, relativo alla conversazioni stralciate che potrà servire al Pm, alla difesa e alla stessa polizia giudiziaria, per verificare la selezione fatta e recuperare conversazioni che dovessero essere state al primo ascolto ritenute irrilevanti.

Uno più generale, quindi, e uno con la selezione fatta dalla polizia Giudiziaria?
Uno con un richiamo del materiale che è stato espunto, sorta di promanazione dell’archivio riservato stesso, per consentire al Pm di verificare l’eventuale utilità per il quadro accusatorio.

Non potrebbe essere questa l’occasione anche per permettere un accesso disciplinato dei giornalisti ad atti non più coperti da segreto?
È sicuramente un tema importante. La delega però non ne fa cenno e sarebbe meglio non mettere troppa carne al fuoco. Di sicuro sarebbe importante avviare un confronto in Parlamento. Non lo escludo assolutamente; va detto poi che se si potrà contare su verbali di intercettazioni depurati da tutto ciò che in qualche modo può essere dannoso per la riservatezza, anche la discussione potrebbe avvenire con uno spirito più libero.

Tra pochi giorni sarà approvata la nuova versione del Codice antimafia, sono però già annunciati correttivi. In quale direzione?
Bisognerà vedere gli ordini del giorno che saranno approvati alla Camera. Certo viene estesa la possibilità di sequestro e confisca ad altri reati, soprattutto contro la pubblica amministrazione, ma il Senato ha già ritoccato la norma, prevedendo la necessità del vincolo associativo. Inoltre la stessa procedura cambierà in senso garantista. Le misure infatti saranno decise solo dopo un contraddittorio tra le parti, esercitando in maniera piena il diritto di difesa, rispondendo in questo modo anche alle sollecitazioni della Corte europea dei diritti dell’uomo.

I detenuti stanno aumentando costantemente dopo una fase di calo negli anni scorsi. Lei ha dedicato una particolare e meritoria attenzione al mondo del carcere, ora è preoccupato? In vista c’è anche un nuovo ordinamento penitenziario; dobbiamo aspettarci un intervento “svuotacarceri”?
Una precisazione è doverosa. Molti di quei detenuti sono in attesa di giudizio. Avrebbero diritto agli arresti domiciliari, ma non hanno domicilio e quindi il giudice non può destinarveli. Sono poi mancati sinora i braccialetti elettronici e adesso dovrebbero arrivare dal ministero dell’Interno cui compete l’acquisto. Abbiamo però anche aumentato la capienza della carceri: eravamo partiti con 45.000 posti disponibili e adesso siamo a 50.500. Non ci saranno provvedimenti emergenziali, questo deve essere chiaro. Ci sarà uno spazio maggiore per il magistrato di sorveglianza di assegnare pene alternative quando ci sarà in corso un efficace progetto riabilitativo in corso. Anche in questo modo il carcere potrà essere utilizzato solo quando necessario, nei confronti di chi è ancora pericoloso socialmente.

Al termine, o quasi della legislatura, resta una grande incompiuta: la riforma del Csm. Perché?
Perché mettere in campo modifiche di rilevanza costituzionale quando già era in discussione il noto referendum costituzionale era complicato, perché il Csm ci chiese a suo tempo di intervenire con un’autoriforma che credo abbia anche dato qualche frutto e perché i tempi parlamentari, in una legislatura che pure ha dedicato ampio spazio al capitolo giustizia, non lo hanno permesso.