Andrea Orlando, lei è stato ministro della Giustizia. Sul caso della sanatoria della Commissione antimafia sul Codice etico che stabilisce l’onorabilità dei candidati, Nicola Morra sostiene che i reati di odio e di opinione sono stati tolti perché non c’entrano con la mafia. Che ne pensa?

 
«È un argomento che non sta né in cielo né in terra. Tra i reati che concorrono a raggiungere la soglia dei quattro anni ce ne sono molti altri che non c’entrano con la mafia. Ma sono ancora lì. Avere tolto i reati di discriminazione e apologia di fascismo (oltre alla diffamazione, ndr) è stata una scelta politica. M5S e Lega se ne assumano la responsabilità».
 

Scelta dettata da cosa?

 
«È evidente. Evitare ostacoli all’uso politico di persone che provengono dall’estrema destra e che si sono macchiati dei reati in questione».
 

Morra tira in ballo anche lei. Dice che le modifiche al codice etico nascono da una riflessione suggerita dal suo invito a riconsiderare i reati di opinione.

 
«È un’arrampicata malriuscita sugli specchi. Io mi riferivo a casi di diffamazione a mezzo stampa, al lavoro dei giornalisti di inchiesta e alle querele temerarie. Come si fa a far finta che una diffamazione e un’istigazione all’odio razziale o al negazionismo siano la stessa cosa?».
 

Il Codice varato dalla Commissione Antimafia, lo ricordiamo, è solo un bollino. Non è determinante per l’incandidabilità. Però è un segnale. Si dice che tra mafia e apologia di fascismo o discriminazione non ci siano collegamenti. È cosi?

 
«È vero fino a un certo punto. Anzi, direi che la storia italiana insegna che da sempre ci sono collegamenti e contatti tra mafia e estrema destra. Se decidi di togliere questi reati odiosi, il messaggio che passa è che sono reati minori. Chi lo commette non perde la sua onorabilità. Questo è grave e preoccupante».
 

Perché?

 
«L’emendamento M5S-Lega arriva in un periodo nel quale l’estrema destra sta rialzando la testa e si sente legittimata e coperta dal vento politico: violenza, odio, discriminazione. C’è un sentimento largo di tolleranza verso queste espressioni pericolose. La riforma approvata in Commissione si inquadra anche in una dimensione di valori puri. L’antifascismo è l’elemento fondante della Costituzione».
 

La modifica è stata spinta dalla Lega e M5S l’ha approvata. Ennesima svendita dei grillini all’alleato di governo?

 
«Certo. M5S in questi anni è stato a-fascista. Ha mostrato acquiescenza totale rispetto ai rigurgiti e alle derive intolleranti e fascistoidi. Adesso rischiano di diventare correi. C’è un salto di qualità, purtroppo».
 

L’emendamento ora andrà in aula. Che cosa prevede?

 
«Mi auguro che si apra una discussione all’interno di M5S. E magari anche nella Lega, dove forse qualche anticorpo bossiano resiste. Spero capiscano che togliere dal Codice la discriminazione e l’apologia di fascismo è un deragliamento più grave rispetto ad altri già visti. Per ora mi pare prevalga la logica del “non disturbare il governo”. Ma chissà, voglio essere ottimista».