Anna Rossomando
©Imagoeconomica

«Io non ho ancora capito quale siano le proposte del governo per risolvere i problemi della giustizia del nostro Paese», dichiara la dem Anna Rossomando, vice presidente del Senato, alla vigilia della presentazione in Consiglio dei ministri dei testi di riforma del processo penale e civile da parte del Guardasigilli Alfonso Bonafede.
 

Presidente Rossomando, a quasi un anno dall’insediamento del governo Conte, qual è il suo giudizio sull’operato dell’esecutivo in materia di giustizia?

 
«A me sembra ci sia stato un ritorno al passato. Tralasciando gli slogan radiosi sul cambiamento, siamo tornati alla pura e semplice propaganda. Non si è investito un solo euro. La “road map” del governo sulla giustizia in questi mesi è stata incentrata sulla campagna elettorale permanente, non sulle riforme di sistema. Le uniche riforme approvate, a partire dalla modifica delle legittima difesa, sono riforme a costo zero».
 

E i provvedimenti sul processo?

 
«Al momento si annunciano nuovi testi di cui nessuno conosce il contenuto».
 

Il governo dice che è attivo il confronto con tutti gli operatori del settore: rappresentanze dell’avvocatura, Associazione nazionale magistrati, mondo dell’università …

 
«Io, sinceramente, questo confronto non lo vedo. Restando alla legittima difesa, tutti avevano manifestato contrarietà alla nuova norma ma poi le opinioni sono state completamente ignorate. A tal proposito ricordo che il Presidente della Repubblica è intervenuto con una lettera richiamando il ruolo imprescindibile dello Stato e che non si possono lasciare soli i cittadini».
 

Un giudizio negativo, dunque?

 
«Credo sia in atto una fuga dallo Stato di diritto, senza dare risposte alle esigenze dei cittadini».
 

E sullo “spazzacorrotti”, invece?

 
«Beh, già dal titolo mi pare chiaro l’intento propagandistico della norma».
 

Dopo i tragici fatti di Viterbo si è tornati a parlare di castrazione chimica per chi commette reati di violenza sessuale.

 
«La Lega sta raccogliendo le firme. Sono anni che questa proposta gira, e, non a caso, non se ne è fatto nulla. L’impostazione è sbagliata. Si pensa che la violenza sessuale sia solo un fatto ormonale, da risolvere con la castrazione. La violenza sessuale è invece il frutto della cultura della prevaricazione».
 

Una proposta per un facile consenso?

 
«Certo. La protezione delle donne è ben altro».
 

I M5S hanno preso le distanze dalla Lega su questa proposta.

 
«Anche per la legittima difesa avevano preso inizialmente le distanze. Poi si è visto come è andata a finire…».
 

Il ministro della Giustizia ha affermato che partirà a breve un forte piano di investimenti sul personale. Con nuove assunzioni di magistrati, amministrativi e cancellieri.

 
«Guardi che in questo campo il percorso è stato iniziato dal ministro Andrea Orlando del Pd. È stato lui ad interrompere un silenzio di anni. Comunque come cittadina, prima ancora che come esponente politico, non posso che essere contenta che si prosegua su questa strada».
 

La riforma dell’Ordinamento penitenziario voluta proprio da Orlando è stata bocciata da questo governo un giorno dopo il suo insediamento. Un’occasione mancata?

 
«È più facile agitare le manette che cercare di discutere della efficacia della pena».
 

Per Bonafede quella riforma era uno “svuota carceri” mascherato.

 
«La pena serve a reintegrare chi ha sbagliato nella società. Con quella riforma si investiva molto sulle pene alternative. Il governo ha voluto banalizzare tutto, parlando di svuota carceri».
 

E di certezza della pena…

 
«Il sistema delle pene è già elevato, lo dico da penalista. La pena deve essere effettiva e giusta. Il precedente Parlamento aveva molto riflettuto sul punto. In particolare su come dovesse essere espiata. Penso alla messa alla prova, uno strumento anche deflattivo che fa risparmiare tempo. O i lavori socialmente utili. Oppure ancora la rivisitazione delle misure alternative. Questo percorso culturale era culminato con gli Stati generali dell’esecuzione penale. Purtroppo il governo gialloverde ha cancellato tutto».
 

Uno dei mali del tempo è l’uso mediatico della fase delle indagini preliminari.

 
«Vorrei ricordare che negli Stati liberal democratici, come il nostro, vale sempre la presunzione d’innocenza. Oggi invece si insegue, usando anche un linguaggio enfatico, il facile consenso elettorale che non tiene in alcun conto delle garanzie».
 

Pensa esista un condizionamento del governo da parte di settori più conservatori della magistratura?

 
«Non direi, io vedo solo molto cinismo e facile propaganda. Con il principio di legalità, caso Diciotti insegna, sbandierato a seconda delle convenienze. Un’ultima domanda: avvocato in Costituzione. Sono favorevole. Per una ragione: è importante dare visibilità alla cultura delle garanzie rappresentate dalla difesa e la Collocazione in costituzione serve a presidiare il principio».