Rosy Bindi lotta alle mafie
ROSI ROSY - Ph- Stefano Carofei / Imagoeconomica

«Noi cattolici un Requiem eterno lo diciamo per tutti. In qualche modo la morte di Totò Riina l’ho vissuta come una liberazione. Una liberazione a metà, però, visto che il capo più sanguinario di Cosa Nostra, rimasto tale nonostante il 41bis, si porta nella tomba molte verità della Repubblica. La storia d’Italia è anche storia della mafia e dei suoi rapporti con le istituzioni, con il potere politico ed economico. E Riina è morto con i suoi segreti negandoci una porzione di luce».

Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, si accinge a «monitorare» la nuova fase che si apre con la scomparsa del Padrino e approva l’iniziativa del ministro degli Interni, Marco Minniti, intervistato ieri da Repubblica.
Minniti ha chiesto ai partiti di dire no ai voti delle mafie siglando un patto pubblico di civiltà. «Sarebbe un passo avanti davvero importante – dice Bindi – e più importante ancora dell’appello sarebbe il comportamento conseguente delle forze politiche che dovrebbero impegnarsi, non solo a non candidare mafiosi, ma a candidare persone che con quel mondo non hanno nessun tipo di relazione».

Gli “impresentabili” al centro dell’attenzione. Come presidente dell’Antimafia non può che essere contenta.
«Noi lo diciamo da tempo. Non è vero che il denaro e i voti non hanno odore. Il denaro e i voti della mafia puzzano. È per questo che ormai da anni lavoriamo sul tema delle candidature nelle liste. Non liste di proscrizione, come qualcuno insinuava. Il nostro obiettivo era ed è mirato a responsabilizzare tutte le forze politiche e gli elettori, affinché non cadano nella trappola. La mafia “silente” non cerca lo scontro, come ha fatto Riina, che è stato un perdente. La mafia silente trasforma le sue vittime in complici che poi, alla fine, diventano nuovamente vittime. “Ti rubano l’anima”: dice bene Minniti. I loro voti, il loro denaro, ti tolgono la libertà».

Leggo sui social lo stupore di qualche lettore: ma non avevamo già filtri elettorali sufficienti?
«Non c’è un argine sufficiente. Il reato di voto di scambio continua ad essere indagato e sanzionato e i Comuni sciolti per mafia sono tanti, non solo in Sicilia, ma in tutta Italia».

Dunque il patto servirebbe. Firmato anche da chi ha avuto tra le sue fila personaggi condannati per mafia come Marcello Dell’Utri?
«Sono dell’idea che ci può essere un nuovo inizio per tutti. Il codice di autoregolamentazione della Commissione l’hanno votato all’unanimità ma non bastano i proclami. Ci sono cose concrete da fare».

Quali?
«Innanzitutto ci vuole la consapevolezza, la conoscenza del fenomeno mafia. Altrimenti non puoi vincere la sfida. Poi occorre scommettere su una nuova classe dirigente che abbia il coraggio e la libertà di rifiutare le insidie mafiose. E aggiungerei anche un terzo punto: per combattere questa mafia che trasforma le vittime in complici e poi vittime di nuovo bisogna vigilare su tutto l’ordinamento del Paese. È più importante fare una buona legge sugli appalti, abolire i paradisi fiscali e contrastare la corruzione che non cavillare solo sul carcere duro, misura indispensabile che io condivido. La lotta alla mafia va insegnata a scuola, con i dottorati di ricerca, come quello di Dalla Chiesa a Milano».

Oggi Ostia va al voto. Le condizioni di serenità sono ripristinate secondo lei?
«Ostia non è stata ancora liberata. È in una situazione compromessa e a lungo sottovalutata. C’è voluta la caparbietà della procura di Roma per affermare che a Ostia c’era la mafia. C’è voluto il naso rotto di un giornalista per capire chi sono gli Spada e i Fasciani. Adesso c’è una maggiore vigilanza, una diffusa consapevolezza del fenomeno che è il presupposto per liberare la comunità perbene intimidita e impaurita dalle famiglie che la fanno da padroni forti del consenso sul territorio. Ma la marcia è ancora lunga. Non escludo che possano essere avviate inchieste per voto di scambio almeno per quanto riguarda il primo turno. Quel naso rotto era la risposta mafiosa ad una domanda sui comportamenti mafiosi».

Le elezioni siciliane saranno le ultime con gli impresentabili nelle liste?
«Subito dopo la chiusura delle urne ci sono stati tre arresti. Una cosa grave. Non sono così ottimista da pensare che finisca repentinamente. Però l’appello di Minniti va nella direzione giusta».

Le dispiace che Grasso abbia lasciato il Pd?
«Mattarella al Quirinale, Grasso al Senato, e papa Francesco: mai viste condizioni più favorevoli per la lotta alla mafia. Sono rispettosa e comprensiva delle scelte del presidente Grasso, e sono certa che il suo contributo contro la criminalità organizzata non verrà mai meno».