Imagoeconomica
Imagoeconomica

Ministro Orlando, è favorevole allo scioglimento dei gruppi neofascisti e neonazisti?

«Si. La normativa spinge già in quella direzione. Quando ci sono messaggi che richiamano parole d’ordine del fascismo, e per di più vengono veicolati con l’uso della forza e dell’intimidazione, deve intervenire lo scioglimento».

 

Però fino ad ora non è accaduto. Nemnieno di fronte a casi gravi e sconcertanti. Perché?

«C’è da chiedersi se gli attuali strumenti normativi siano adeguati oppure no. E se vengono utilizzati abbastanza. Alla luce dei fatti a cui stiamo assistendo un crescendo quasi seriale di episodi e provocazioni scatenate dai movimenti di estrema destra credo sarebbe utile una ricognizione per capire il motivo per cui le incriminazioni sono così poche. Per questo mi confronterò con il Csm».

 

Come mai, secondo lei, sono così poche?

« L’interpretazione della legge Scelba è stata ed è troppo riduttiva. Se devi dimostrare che ci sono finalità di “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, non sempre l’applicazione risulta efficace: Perché molti gruppi dissimulano. Formalmente non vogliono ricostituire il partito fascista, ma nella pratica portano avanti messaggi e ideologie che riconducono al fascismo. In più dovendo questa legge tenere conto della sentenza definitiva, è chiaro che impone dei tempi non rapidi. La legge Mancino invece dovrebbe fare uno sforzo in più. E di questo, ripeto, dobbiamo discutere».

 

Quale?

«Serve un salto di qualità. Non guardare all’aspetto soggettivo, vale a dire ciò che sostengono di essere questi gruppi che furbescamente si definiscono in una certa maniera, in molti casi proponendosi come associazioni culturali odi promozione sociale Ma all’aspetto oggettivo. Ai “valori”, chiamiamoli così, di cui si fanno portatori. E alle modalità con cui li diffondono. Importante è anche valutare il tipo di struttura di queste formazioni».

 

Prendiamo l’esempio del Veneto Fronte Skinhead, quello dell’irruzione di Como.

«Un conto è se si fossero limitati a distribuire i volantini. Invece sono entrati in quel centro culturale e hanno imposto la lettura del comunicato, obbligando chi era lì ad ascoltare in silenzio. E stabilendo quando poteva riprendere la riunione che era in corso. Siamo di fronte a un gruppo che per costruire consenso ricorre al richiamo alla forza e alla violenza. Hanno una struttura gerarchica, quasi paramilitare, finalizzataa incutere timore».

 

Il ministro Minniti ha detto che lo scioglimento è possibile solo con sentenza definitiva.

«In casi eccezionali si può procedere d’urgenza. Con un provvedimento immediato. È uno strumento a cui si ricorre poco. Forse perché l’idea di mettere al bando con un atto amministrativo un’organizzazione politica può suonare illiberale».

 

Ma parliamo di formazioni che fanno propaganda razzista e antisemita. La legge Mancino permette di bloccare da subito questi gruppi. Ancor prima della sentenza definitiva.

«Ecco perché dico che è opportuno riallineare la normativa esistente. Capire se ci sono problemi tecnici che rendono difficile e rara l’incriminazione. Un tempo c’era la riprovazione sociale che faceva da argine a certe derive. L’opinione pubblica e l’indignazione erano un muro efficace. Poi quel muro è un po’ venuto meno. E, purtroppo, anche quello delle norme è stato utilizzato poco».

 

Ci sono magistrati che archiviano o usano i guanti bianchi. È successo per la parata dei saluti romani al cimitero Maggiore di Milano e per il lido fascista di Chioggia.

«Non posso e non voglio dare giudizi. Ribadisco che sarebbe utile comprendere perché le incrirninazioni scarseggiano».

 

C’è chi dice: CasaPound e Forza Nuova sono ammesse alle elezioni e quindi sono legittimate. Che pensa?

«Partecipare alle elezioni non è un salvacondotto per essere legittimati. Anche il partito nazista andò al governo con le elezioni».

 

Perché è montata l’onda nera del nuovo fascismo?

«Per tre fattori. Primo: la crisi sociale, con la guerra tra ultimi e penultimi. Secondo: l’abbandono delle periferie da parte della politica, che ha lasciato vere praterie a gruppi che fanno quello che un tempo faceva la politica democratica. Costruendo rapporti con lo sport e l’associazionismo. Terzo: a sinistra è diminuito il richiamo a certi valori e simboli, antifascismo in primis. Dopo averli dismessi, è difficile recuperare. Questo processo è facilitato anche dalle posizioni settarie di chi ha preteso di avere l’esclusiva dell’antifascismo».

 

L’appello di “Repubblica” per la messa al bando dei gruppi fascisti raccoglie l’adesione di partiti e associazioni. Come procedere, secondo lei?

«È la direzione giusta. Per fermare l’onda nera ci vuole uno schieramento largo e compatto. Che vada oltre la sinistra e oltre le distanze politiche tra i partiti. Ho apprezzato le parole di condanna di Maroni e di Bossi e anche l’adesione dell’M5S con il candidato alla Regione Lombardia, Dario Violi».

 

Sabato sarà a Como?

«Si. Mi auguro che non resti un’iniziativa isolata. Bisogna ricreare una cultura antifascista collettiva permanente. Che nasca un comitato nazionale che si radichi in tutto il territorio con Comitati unitari. Perché di fronte a questi rigurgiti gli strumenti repressivi servono. Ma deve tornare la riprovazione sociale».