“In questo momento vedo un’urgenza estrema nell’approvazione della riforma del Csm. Si rischia la delegittimazione non soltanto dell’organo di autogoverno, ma di tutta la magistratura. È una questione che investe tutta l’infrastruttura della giustizia”. A dirlo, intervistato dal Riformista, è il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, già ministro della Giustizia.

 

Cosa è stato fatto, a un anno dalle prime intercettazioni emerse nell’inchiesta di Perugia sull’ex consigliere del Csm Luca Palamara?

“Queste intercettazioni non tolgono e non aggiungono niente a quello che già si sapeva. Offrono un quadro deformato, mettono sullo stesso piano conversazioni molto diverse. Si mette a seconda della giornata sulla graticola Tizio o Caio. In realtà è un sistema che va complessivamente rivisto: le correnti non hanno più un carattere ideale e culturale. Le scelte che il Csm è chiamato a compiere sono sempre più discrezionali, per la mancanza di paletti chiari, cosa che può produrre effetti devastanti per la giurisdizione”.

 

Penso che dovrebbe essere la magistratura per prima a chiedere un intervento del Parlamento“, sottolinea Orlando, che, di fronte all’osservazione che, di fatto, non è mai accaduto, spiega: “questa loro reazione ricorda la sufficienza con cui la politica ha letto con ritardo i vari momenti di crisi che si sono succeduti in questi anni. Davanti a una crisi come questa, pensare che la magistratura non diventi bersaglio dell’antipolitica e del discorso populista è puramente illusorio. È fatale che avvenga una delegittimazione verso la giurisdizione, che è una funzione essenziale per la democrazia”.

 

Che natura hanno oggi le correnti?

“Gli scontri più violenti sono dentro le stesse correnti, a prova del fatto che un collante è venuto meno. Il tema non è tanto sopprimere le correnti ma limitarne la pervasività e rifondarle sulla base del loro approccio culturale. Questo però non compete alla politica. La politica può solo evitare che mettano mani e naso là dove non è necessario”.

 

“Invece di fare gli indignati perché si scoprono continue trattative sarebbe bene chiedersi perché quelle trattative sono possibili. Io dico che lo sono perché i criteri di individuazione degli incarichi sono molto vaghi”

 

 

Si pensa all’individuazione di percorsi di merito

“Anziché fare gli indignati perché si scoprono continue trattative che emergono dalle intercettazioni, sarebbe bene chiedersi perché sono possibili quelle trattative. Io dico che sono possibili perché i criteri di individuazione degli incarichi sono molto vaghi. E invece dovremmo avere delle griglie più stringenti, a partire dalle valutazioni che vengono proposte dai capi degli uffici sui magistrati sottoposti. Le valutazioni che si fanno oggi, invece, non rispecchiano la fotografia del magistrato”.

 

 

Per Orlando, dunque, “la magistratura associata paga una chiusura alla riforma che spesso è stata coperta con pseudo autoriforme che non hanno affrontato i nodi del problema, e mi aspetterei oggi un sussulto e una capacità di reazione che purtroppo a oggi non c’è stata. Per ora c’è solo il tentativo delle diverse componenti di gettare le responsabilità l’una addosso all’altra. Faccio una valutazione politica: c’è una lettura sbagliata, una risposta non all’altezza della difficoltà della situazione”, conclude.

 

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