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A Renzi: «Votare contro la mediazione del governo sulla prescrizione significherebbe difendere la norma Bonafede. L’ultimo accordo in maggioranza depotenzia gli effetti negativi della riforma dei SStelle». Andrea Orlando, vice segretario del Pd, ex Guardasigilli, è il più rimpianto da molti di quei politici che ebbero da ridire sulle sue proposte sulla giustizia e ora le rivogliono. Spezzino, 51 anni, una militanza iniziata adolescente nei giovani comunisti, Orlando non ci sta al «gioco delle verginelle», come se fosse lui a non difendere la sua legge. Nel fine settimana, mentre scontri e polemiche sulla giustizia infuriavano, era alle prese con le assemblee dem nelle regioni in cui si voterà in primavera: ha proposto il «patto civico» con i 5Stelle. E sul governo avverte: «È il momento della verità».

 

Orlando, se i renziani presentano una legge sulla prescrizione che ripropone la sua riforma, non potrà non votarla.

«Chiariamo, in vigore c’è la riforma Bonafede non la mia riforma. E il punto non è quello che voto io o vota Renzi, l’importante è quello che riusciamo a fare votare a tutta la maggioranza. L’ultimo accordo raggiunto depotenzia gli effetti negativi della riforma Bonafede. Votare contro la mediazione significherebbe questo sì, difendere la norma dei 5Stelle. Facciamo questo primo passo insieme per farne poi altri e soprattutto per occuparci degli altri punti dell’agenda».

 

Ma chi ha vinto e chi ha perso in questo compromesso? E il disegno di legge renziano rimetterebbe di nuovo tutto in discussione?

«Non è un derby. Mi auguro che senza strappi o ultimatum possiamo spostare il punto di equilibrio nei passaggi parlamentari e nella riforma del processo penale».

Renzi sta scuotendo l’esecutivo fino a dare la spallata?

«Spero di no, sarebbe una scelta che annienta la giusta intuizione che Renzi ebbe ad agosto: di fare il governo con i 5 Stelle».

 

Il governo regge?

«Credo sia importante la verifica senza reticenze e ipocrisie. È il momento della verità. La sorte del governo non è appesa alle dinamiche parlamentari, al di là dei disegni che ciascun giocatore politico può avere in testa, bensì alla capacità di risolvere i problemi del paese. Se il governo dà delle risposte, le fibrillazioni scompariranno. Ma le fibrillazioni stanno rendendo difficile la possibilità di dare risposte. Questa maggioranza deve avere ambizione maggiore. Ad esempio, sfruttiamo il referendum sul taglio dei parlamentari, taglio su cui io sono favorevole e l’accordo sulla legge elettorale proporzionale con sbarramento alto, e facciamo partire riforme istituzionali come il cancellierato e l’introduzione della sfiducia costruttiva».

 

La frattura sulla giustizia tra Pd e grillini però, allontana la possibilità di alleanze per le regionali?

«Sono piani diversi. A livello regionale si deve esplorare la possibilità di patti civici che affrontino i problemi delle regioni».

 

Quindi lei è ottimista su candidature comuni con i 5Stelle?

«Né ottimista. né pessimista, ma determinato. Per battere la destra ci vogliono schieramenti larghi e il Pd è pronto a costruirli. Se l’obiettivo fallisce, sarà chiaro agli elettori di chi è la responsabilità».

 

Per la Liguria il Pd pensa a Anna Maria Furlan, a Ferruccio Sansa: quale è il nome?

«Non parto dai nomi. Il punto è che i 5Stelle devono scegliere se vogliono conquistare qualche consigliere di minoranza o contribuire al governo regionale, partendo dal giudizio negativo sulla giunta Toti».

 

In Campania De Luca dovrebbe fare un passo indietro per avere un’intesa con i grillini?

«Non vedo perché. L’alleanza può confrontarsi attorno al suo nome».

 

Il Pd pensa alla svolta: il partito va rifondato?

«Sostanzialmente sì . Occorre rispondere alla domanda su come si è progressisti con l’avvento del populismo. Veniamo da una rimozione del problema. In più c’è un cambio di scenario nazionale con l’esperienza giallo-rossa».

 

Voi Dem volete essere attraenti per il mondo grillino?

«Non c’è più identità tra forze politiche e elettorato per cui si possa parlare di “mondo grillino”. Ci sono settori che hanno rotto con il centrosinistra, penso alle periferie, al mondo del lavoro, ai giovani. Quindi si tratta di mettere in campo gli strumenti per sottrarre ai diversi populismi la base sociale di cui si sono appropriati, dando una risposta diversa alla rabbia e alla paura, senza negarle come fossero frutto di una follia collettiva».

 

A partire dal dialogo con le Sardine?

«Certo. Il Movimento delle Sardine è la rappresentazione plastica di un centrosinistra sociale e civico che non si è sentito rappresentato dal centrosinistra politico».