Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 25mo anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana, afferma in una nota: “A venticinque anni dal barbaro e vigliacco omicidio di don Giuseppe Diana, desidero esprimere il ricordo riconoscente degli italiani e, insieme, la mia personale vicinanza alla comunità che ha avuto il privilegio di conoscere e apprezzare la testimonianza di questo uomo giusto, coraggioso, dedito al bene comune, disposto a pagare di persona pur di contrastare l’ingiustizia e la violenza organizzata”.

 

“Don Giuseppe è nato a Casal di Principe e tra la sua gente ha continuato a operare, con lena instancabile e con animo sempre aperto alla speranza, affinché si spezzasse il giogo criminale e potessero aprirsi ai giovani nuove opportunità di crescita personale e di riscatto sociale. I camorristi l’hanno ucciso nella sacrestia della chiesa, prima della messa. Pensavano di far tacere una voce scomoda, di cancellare la reazione civile alla sopraffazione, di annientare una forza educativa che costruiva libertà: ma gli assassini hanno soltanto mostrato, una volta di più, l’abisso che separa l’umanità di chi cerca il bene dalla disumanità della camorra e delle mafie”.

 

Mattarella sottolinea come “il martirio di don Diana” renda “oggi ancor più solenni le sue parole: ‘Per amore del mio popolo non tacerò’. Per amore di noi stessi e del nostro paese sentiamo il dovere di raccogliere e trasmettere il testimone di quanti ci hanno insegnato a non piegare la testa davanti alle minacce, di non rinunciare mai alla dignita’ della vita, di non cedere all’illegalità e al sopruso”.

 

Il presidente della Repubblica, poi, aggiunge: “La camorra è una forma di terrorismo che sradicheremo. La cultura di morte non prevarrà sul desiderio di una società più giusta e più ricca di opportunità. Questo giorno di memoria è un giorno di impegno e di responsabilità. La Repubblica non lascerà sole le comunità, come quella di don Giuseppe Diana, che hanno subito ferite così profonde. Le istituzioni devono rispondere alla domanda di giustizia che sale dalle numerose vittime innocenti, dalle famiglie, dalle persone a cui il crimine organizzato continua a rubare il futuro. Ma tutta la società civile, a partire da ciascuno di noi, è chiamata a fare la propria parte, seguendo la strada indicata da persone come don Giuseppe”.