Gennaro Migliore, riforma carceri

Sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, la fine della legislatura incombe e in molti, radicali su tutti, temono che non ci siano i tempi tecnici per il via libera alla riforma. Può garantire che sarà approvata in tempo?
«Ho grande rispetto e amicizia nei confronti di Rita Bemardini che ha fatto lo sciopero della fame per incalzare il governo, ma sento di poterla rassicurare. Come ha ribadito il ministro Orlando i decreti sono pronti. Una parte di questi è già passata al vaglio del Garante nazionale e un’altra parte è quasi alle stampe in Commissione, che ha lavorato in modo indefesso su un corpus legislativo molto complesso. La riforma dell’ordinamento penitenziario verrà approvata nei tempi previsti. La porteremo a casa entro fine anno, al di là di ogni polemica».

Stralciare il provvedimento dalla riforma penale, come chiesto da Bernardini a suo tempo, non avrebbe consentito di guadagnare tempo, datolo stato di massima urgenza in cui versano le nostre carceri?
«Le leggi si fanno sulla base del consenso reale che si misura in Parlamento. Molti, a partire da forze populiste come Lega e M5s, nutrono la convinzione che chi finisce in carcere dev’essere messo dentro e che vada buttatala chiave. È già successo con la messa alla prova, che hanno sprezzantemente chiamato “misura svuotacarceri”. Una riforma come questa, che promuove misure innovative volte a individualizzare il trattamento, era troppo importante perché potesse finire preda di agguati. Se l’avessimo scorporata, sarebbe finita su un binario morto».

Intanto però il sovraffollamento è tornato a crescere, e l’Onu ha censurato l’Italia: siamo in media al 120 per cento.
«Non più di tre giorni fa ero a Ginevra davanti al Comitato delle Nazioni unite contro la tortura dove il problema è stato affrontato. Abbiamo ricordato alla commissione che in seguito alla sentenza Torreggiani, il governo Renzi prima e quello Gentiloni poi, si sono mossi con impegno. Oggi ci sono 45mila persone sottoposte a misure alternative al carcere, ma prima che arrivassimo noi erano 26mila».

Realtà sovraffollate come Poggioreale, dove giorni fa un detenuto ha denunciato di essere stato picchiato dalle guardie, dopo aver protestato per l’aggiunta di un piano sui letti a castello che già ospitavano Sparsone.
«Non abbiamo finora lesinato il nostro impegno, conosciamo le realtà più problematiche e cerchiamo ogni giorno di ovviare alle difficoltà che emergono. Abbiamo avviato la ristrutturazione di numerosi padiglioni, ad esempio. Prima del nostro governo c’erano 45mila posti per 67mila detenuti, oggi siamo a 51mila posti per 57mila persone. Nonostante un’eredità pesantissima, abbiamo fatto molti progressi».

In carcere proseguono i suicidi, l’assistenza sanitaria resta deficitaria, iposti disponibili limitati. La riforma riuscirà a cambiare le cose?
«Gli interventi previsti dalla riforma saranno molto utili perché permettono di costruire percorsi alternativi al carcere. Stiamo inoltre rafforzando i protocolli relativi alle Rems a tutela dei malati psichiatrici e avviato una forte azione di monitoraggio sul rischio suicidi, lanciata dalla direttiva del ministro Orlando. Anche una sola vita perduta è una sconfitta per lo Stato. Nelle carceri si gioca una cruciale sfida di civiltà».