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E’ difficile evitare che sul tema Giustizia si sollevino polemiche politiche.

Ho le mie idee sulle cause lontane e recenti di questo dato di fatto, ma non è questa la sede per discuterne. Oggi il tema – seppure in questo quadro – è la prescrizione. Vorrei almeno provare a spostare all’ora giusta le lancette dell’orologio del dibattito e dello scontro politico.

Allora: capisco tutto, comprese le iniziative dell’opposizione per mettere in difficoltà il governo. Ma come si fa a ignorare completamente un fatto, il fatto nuovo che riguarda la durata dei processi?

Un po’ di chiarezza.

Nei prossimi giorni il Consiglio dei Ministri approverà un disegno di legge delega di riforma del processo penale. Dentro questo, saranno contenute norme, che il Presidente del Consiglio ha presentato alla sua maggioranza.

Sono norme importanti (dalla velocizzazione del sistema delle notifiche ai tempi tra chiusura delle indagini e inizio del dibattimento; dalla previsione del giudice monocratico in secondo grado per reati di analoga forma di giudizio nel primo, all’estensione del patteggiamento; da ulteriori depenalizzazioni per reati di non elevata gravità o allarme sociale al rafforzamento dell’illecito disciplinare per ritardi immotivati nello svolgimento del procedimento.

E ancora: più risorse umane, più magistrati, più personale di cancelleria). Non è il caso di enfatizzare. Diciamo solo che se norme di questo tipo verranno approvate (Cdm, Parlamento, e rapido esercizio della delega) e poi applicate, avremo una rivoluzione civile e giudiziaria, con processi dai tempi certi (si calcolano 5/6 anni) e coerenti con i principi della Costituzione e della civiltà.

Domanda: perché, invece di cogliere questa occasione provocata anche dall’iniziativa, forte ma leale, del Pd e arrivare ad un giusto processo, si lavora per mettere i bastoni tra le ruote al governo e conseguentemente anche a questa riforma?

Pensate, quando la Bongiorno e Salvini (quello del “Marciscano in galera”, “Buttiamo via la chiave”, “La difesa è sempre legittima”, della fuga dai processi: che campione di garantismo!) fecero passare la riforma della prescrizione, il ministro della Funzione Pubblica parlò di “bomba atomica” in assenza di tempi certi dei processi. Poi la Lega e Salvini scapparono dalla manovra, nacque il nuovo governo e la riforma entrò in vigore.

Ora le norme per tempi certi e ragionevoli possono diventare realtà e potranno, se non disinnescare completamente, attenuare di molto la portata di una riforma gravemente sbagliata. Una riforma che sarà comunque cambiata, intanto differenziando la sua applicazione tra giudizi di innocenza e colpevolezza in primo grado. E’ stato, questo, un altro risultato dell’iniziativa delle forze della maggioranza contrarie alla riforma.

E il Ministro ha dovuto abbandonare la sua immotivata e grave rigidità, iniziando a tener conto delle ragioni della coalizione e di tante forze e attori della giurisdizione. Si può, forse, capire la destra, capire il forzista Costa che oggi sventola strumentalmente come vessillo una importante riforma come quella Orlando sulla quale svolse una feroce opposizione.

Non capisco invece le ragioni del grave atteggiamento di Renzi e dei suoi parlamentari, che invece di contribuire all’approvazione di una svolta importante verso il giusto processo e a cambiamenti possibili della stessa prescrizione, lanciano la quotidiana mina all’azione del governo, strizzando l’occhio alla destra per ragioni di posizionamento e per sperare in sondaggi meno avari e deludenti.

Lealtà e rigore, lealtà a fermezza stanno insieme. Noi del Pd cerchiamo di tenerle insieme. La nostra proposta di riforma della prescrizione sta in Parlamento. Farà il suo cammino. Ma l’obiettivo è far camminare un accordo di respiro, non usare spregiudicatamente le proprie bandiere identitarie (che spesso sono bandierine propagandistiche).