“Non è più un caso da commissione Antimafia”. Così in un’intervista sul Corriere della Sera il responsabile Giustizia del Pd, Walter Verini, in merito alla vicenda relativa a Nino Di Matteo e la mancata nomina a capo del Dap.

 

“Di Matteo merita gratitudine perché è minacciato, vive sotto scorta, è un magistrato di valore, ma questa storia ha avuto un’eco enorme perché amplificata mediaticamente – ha sottolineato Verini -Per due anni è rimasta nell’ambito di un rapporto che purtroppo ha avuto criticità tra un ministro e un magistrato coraggioso”.

 

L’audizione, ha spiegato, “ha confermato che non ci sono state nella scelta del capo del Dap pressioni da ambienti indicibili. Di Matteo ha detto che se ne avesse avuto contezza lo avrebbe denunciato. Ma non lo ha fatto per due anni. Uno come lui, se avesse avuto il minimo sentore, mi parrebbe strano che non avesse direttamente o indirettamente approfondito. Anche perché c’è la questione se il ministro sapesse o no delle intercettazioni dei mafiosi”.

 

Dopo tre decreti e le nuove nomine il governo ha dimostrato il suo impegno antimafia – ha concluso Verini – Indagare sul perché Bonafede ha cambiato idea mi sembra distogliere l’antimafia da temi urgenti come le mafie che penetrano nell’economia. Se la tv può farlo, non è obbligatorio che lo facciamo anche noi”.