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”Da sempre cerco di lavorare su quel che unisce, più che su quanto divide”. Lo afferma in un’intervista al Riformista il responsabile Giustizia PD Walter Verini, che, su magistratura e giustizia, dice che bisogna porre rimedio ”con una riforma del Csm, del processo penale, civile, dell’ordinamento penitenziario. Con un approccio radicalmente diverso da quello che ha dominato gli ultimi vent’anni di dibattito parlamentare. Lontano dai due opposti estremismi: il populismo giustizialista e il garantismo usa-e-getta”.

 

Stabiliamo un terreno delle garanzie

”Questo garantismo a due volti – continua -, quello garantista con gli amici e giustizialista con gli ultimi della terra, non mi piace. Si chiama garantista anche Salvini, che poi va a suonare i citofoni. Marginalizziamo il populismo penale che ha fatto tanti danni. Proviamo a stabilire un terreno che non sia tossico, un terreno delle garanzie, sapendo che per gli imputati si deve assicurare serenità di giudizio fino all’ultimo grado”.

 

Riforma del processo penale

Quanto alla riforma del processo penale, “deve portare a un tetto di cinque-sei anni massimo la durata massimo del processo – precisa -. Dopodiché finisce il procedimento. È una proposta già scritta dal Cdm, incardinata in Commissione giustizia, che la prossima settimana inizia il suo iter parlamentare. E anche il tema vero, reale della prescrizione diventa marginale. Perché la prescrizione è una tutela dell’imputato, ma se il processo penale dura 6 anni massimo, il problema è superato. Rimane un iter sballato, prima fate saltare la prescrizione e poi si corre ai ripari con il tetto. Concentriamoci sulle strade che ci uniscono”.

 

Divisione delle carriere

La divisione delle carriere ”non mi convince. Vedo dei rischi”.  Verini si dice ”molto più d’accordo nella previsione di rafforzare nel rito accusatorio le funzioni della difesa rispetto a quelle dell’accusa, che possono oggettivamente avere uno sbilanciamento. Va riequilibrato il peso dell’accusa e dunque quello delle Procure. Penso anche a un rafforzamento della distinzione delle funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente”.

 

”La separazione delle carriere – spiega Verini – contiene il rischio della tentazione in qualcuno di dare un colpo all’indipendenza della magistratura. La politica non deve cogliere l’occasione per dare un colpo all’autorevolezza e alla credibilità della magistratura, con provvedimenti che rischiano di rallentare la possibilità di arrivare a conclusione delle riforme che dicevo: il penale, il civile, il Csm e l’ordinamento penitenziario. Quella che noi non riuscimmo, malgrado l’impegno di Orlando, a portare a termine”.

 

Riforma del Csm

”Non c’è dubbio – dice ancora – che nel momento in cui la politica si è indebolita, e le forze politiche hanno perso peso presso l’opinione pubblica, la magistratura ha occupato uno spazio. E non è solo per una loro iniziativa. È che per il gioco delle parti, da un certo punto in poi, l’avviso di garanzia è diventato lo strumento di lotta politica contro gli avversari. A Bonafede dico: sei il ministro della Giustizia, non sei il ministro dei Cinque Stelle. Proviamo a vedere se insieme riusciamo a fare una riforma seria che aiuti l’Italia a crescere. Quanto al Csm, rivediamo i collegi. Più avvocati nei consigli giudiziari, più donne, con una parità di genere obbligatoria. E la proposta di avocare all’ufficio del Csm la nomina di un posto vacante, se non si fornisce entro un mese il nominativo giusto. Tutta una serie di strumenti per cui la riforma del Csm darà alla magistratura la forza per sviluppare le sue difese immunitarie”.