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Walter Verini ha ascoltato con attenzione Giuseppe Conte dire, dello stop alla prescrizione, che «non è un obbrobrio giuridico» purché si possa «assicurare la ragionevole durata dei processi».

 

Il Pd è soddisfatto?

«Queste parole intanto attestano che la norma da sola colpisce principi costituzionali. E diciamo che è finalmente ora di passare dalle parole ai fatti».

Avete fatto il gesto di presentare un vostro ddl. È una rottura irrimediabile dentro la maggioranza?

«Ora sta a Bonafede avanzare proposte serie per la riforma del processo penale. Noi, alcu- ne idee le abbiamo già inviate. Ma è evidente che la norma sulla prescrizione va modificata».

Farete una controriforma?

«A volere essere precisi, fino al 31 dicembre rimane in vigore la legge Orlando che nel 2017 aveva modificato la prescrizione. Vede, se avessimo voluto farne un totem, avremmo potuto fare le barricate. Invece abbiamo dimostrato che non ci interessano le bandierine propagandistiche. Dicevamo: modifichiamo la riforma Bonafede e al tempo stesso lavoriamo sulla riforma del processo penale. Avevamo fatto dei passi in avanti, nostro malgrado. L’unico immobile è stato il ministro».

Come se lo spiega?

«Probabilmente questa legge rappresenta un principio identitario. Però paralizzante. Bene, ora entra in vigore, ma poi facciamola finita con i totem. Il ministro non può ignorare che su quattro forze politiche della maggioranza, tre sono profondamente contrarie alla sua riforma. Non chiediamo abiure, ma è inaccettabile che lui stia fermo su posizioni che vedono contrario tutto il mondo della avvocatura, e se anche l’Anm si è espressa a favore, nelle audizioni ci sono stati autorevoli magistrati che hanno evidenziato i rischi. È ora di passare dalle bandierine a un lavoro serio di sintesi».

Il ministro una sua idea l’aveva: un meccanismo disciplinare contro i magistrati che sforassero i tempi delle varie fasi del processo.

«Meccanismo superato. Pensare di risolvere il problema con le pagelle, con i punti come fosse la patente, ci sembra una proposta bizzarra».

E allora?

«Si tratta di fissare tempi ragionevoli, magari per tipologie di reato. Procedere a depenalizzazioni che diano certezza del- la pena e alleggeriscano la macchina della giustizia. Troppo spesso sono proprio i reati con pene edittali minori che ingolfano i tribunali e poi si prescrivono. Ci possono esser varie modalità, senza punti e penalizzazioni, per rendere certi i tempi dei processi. E poi parallelamente si può lavorare alla prescrizione: depotenziando il problema, dobbiamo tornare a discuterne. È ora di farla finita sia con le bandiere dell’estremismo giustizialista sia con le bandierine di un garantismo a corrente alternata».

Ma voi del Pd andreste fino in fondo?

«Guardi, abbiamo detto che non vorremmo usare la nostra proposta di legge non per paura, ma perché continuiamo ad augurarci che si giunga a un punto di vista condiviso. Se così non fosse, ce la vedremo in Parlamento».