«Un drammatico paradosso di retorica e propaganda». Così Piero De Luca, capogruppo dem in commissione “Politiche dell’Unione europea” alla Camera, sintetizza la vicenda della Sea Watch,bloccata dal 12 giugno al largo di Lampedusa con 42 migranti a bordo».
 

Salvini ha ribadito il no allo sbarco. Secondo lei, invece, la Sea Watch deve entrare a Lampedusa?

 
«I migranti devono sbarcare, immediatamente. Stiamo parlando di uomini e donne che rischiano la vita in mare, che hanno trascorso settimane in condizioni disumane e vergognose e che fuggono da violenze e persecuzioni. Il problema non sono loro, che sono vittime, ma il grande bluff delle politiche migratorie di questo governo».
 

Il governo ritiene che la linea dura dei porti chiusi stia pagando.

 
«È tutta propaganda elettorale sulle spalle delle persone. Nel merito, non si sta risolvendo assolutamente nulla. Il punto non è fermare questi 43 disperati a Lampedusa, mentre ne sbarcano altrettanti nei porti Calabresi ma senza i riflettori accesi. La questione vera dovrebbe essere lavorare per davvero in Europa, perché si modifichi il sistema della solidarietà: le persone devono sbarcare e venire assistite nel porto più sicuro, ma poi bisogna che siano redistribuite in modo automatico e strutturale negli altri stati europei».
 

E come si fa?

 
«Innanzitutto modificando il regolamento di Dublino, perché l’Italia venga finalmente sgravata da responsabilità che non possono essere interamente sue. Peccato che Salvini preferisca la strategia della tensione».
 

Lui la chiama la linea della fermezza.

 
«Si tratta di prove di forza sulla pelle delle persone: una strategia che sta garantendo al furbo Salvini un ritorno elettorale, ma non aiuta di certo il paese a risolvere il problema in modo definitivo.
 

Eppure il governo ha chiamato in causa l’Europa: Metà in Germania e metà in Olanda, ha detto Salvini.

 
«A chiacchiere Salvini è bravissimo. In realtà, mentre lui chiude i porti, a rimanere aperti sono gli aeroporti. È stata resa nota da poco la vicenda dei 1.200 migranti rimpatriati in sei mesi in Italia dalla Germania, a bordo degli aerei. Su questo il Pd ha presentato un’interrogazione e io chiederò che il ministro dell’Interno venga a riferire al comitato Schengen».
 

Colpa nostra, quindi, se i migranti non sono redistribuiti?

 
«Le decisioni in Europa si prendono durante i vertici. Peccato che, su sette incontri, Salvini si sia fatto vedere solo a uno. Forse perché si parlava di come risolvere i problemi, invece che di eventi elettorali. E peccato anche che Lega e M5S abbiano votato contro la modifica del regolamento di Dublino, che rende responsabile dei migranti il porto di primo sbarco. Non solo, il governo si è espresso anche contro l’istituzione di 10 mila nuovi agenti di guardia costiera, per la missione Frontex».
 

Ma questo basta a giustificare il silenzio degli altri stati?

 
«Guardi, io sono molto critico con gli altri paesi europei. Il punto, però, è che deve essere l’Italia a far sentire la sua voce in Europa. Da un governo che ha detto che non sarebbe andato a Bruxelles con il cappello in mano, ci saremmo aspettati prese di posizione serie per modificare le regole di aiuto e che penalizzano il nostro paese. Le norme non si cambiano per per telepatia, bisogna andarci, alle riunioni».
 

La responsabilità è tutta italiana, quindi?

 
«È ovvio che la redistribuzione dovrebbe essere un obbligo di tutti, ma i paesi che fanno blocco sono proprio quelli amici di Salvini: gli stati di Visegrad. Basta questo per capire l’errore strategico della Lega: i suoi interlocutori sono i primi ad aver scaricato l’Italia sulla questione emigratoria».
 

Il Pd cosa propone?

 
«In sintesi: modificare il regolamento di Dublino, eliminando la regola che il porto di primo approdo ha la responsabilità nella gestione ed inserendo il meccanismo di redistribuzione automatico. Poi portare a termine le decisioni del 2015, adottate su spinta del Governo Renzi, per la redistribuzione di 40mila persone. Quelle stesse decisioni che si applicavano in modo obbligatorio e che, durante lo scorso Consiglio Europeo, il premier Conte a consentito diventassero facoltative».
 

È della settimana scorsa il caso dell’attivista portoghese che rischia 20 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina…

 
«Esistono regole internazionali, come la Convenzione di Ginevra, che dicono che le persone in mare vanno salvate e condotte in porto sicuro. Le norme nazionali contrarie ai principi di umanità vanno sicuramente censurate e il nostro Paese è in ritardo su questo. Altro discorso, invece, va fatto per i veri trafficanti di esseri umani».
 

E in quel caso che si fa?

 
«Le reti vanno smantellate, ma per farlo serve un forte impegno europeo e anche a questo servivano i 10 mila nuovi agenti di Frontex, ostacolati dal governo Conte».
 

E sul fronte penale?

 
«Io credo bisognerebbe valorizzare il ruolo del procuratore europeo, che oggi ha competenze solo in materia di reati finanziari transfrontalieri. Dovrebbe poter intervenire anche nella lotta alla criminalità organizzata, coordinando la guardia costiera europea».
 

Le ong in che categoria rientrano?

 
«È impensabile criminalizzare chi lavora con generosità per salvare vite umane. La severità va usata contro i criminali, non contro i volontari. Questo è l’ennesimo paradosso della propaganda di questo governo».