Marco Minniti, strage moschea egitto
MARCO MINNITI - Ph. Stefano Carosei / Imagoeconomica

Matteo Salvini sta provocando un «conflitto tra poteri dello Stato, è inaccettabile». È il segno che anche il futuro del nostro Paese è a rischio. Si assiste a uno «slittamento della democrazia» che porta «fuori dalla modernità».
L’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, parla della vicenda Diciotti. E attacca il suo successore leghista accusandolo di aver creato una situazione «senza precedenti e senza giustificazione».

Perché?
«In primo luogo perché non c’è alcuna emergenza. Quando si dice che l’Italia è sotto pressione, si dice una cosa priva di qualsiasi elemento di realtà. Nel giugno dello scorso anno noi affrontammo l’arrivo di 26 navi contemporaneamente e non ci sognammo nemmeno di chiudere i porti. Sapevamo che bisognava separare il concetto di emergenza da quello dell’immigrazione».

In che senso?
«L’immigrazione è una grande questione planetaria. Se si parla di emergenza, si ottiene solo un risultato: creare ansia e attivare politiche emergenziali».

L’attuale ministro dell’Interno, però, le risponderebbe: non si possono far entrare altri migranti clandestini e irregolari.
«Ma il nodo è proprio questo. Quei migranti sono già in territorio italiano. La nave di un corpo militare è la massima espressione della statualità italiana. Su quell’imbarcazione ci sono delle persone con le stellette. Rappresentano lo Stato. Sono già dentro il nostro territorio. Quello che dice e fa Salvini è inaccettabile in primo luogo per questo».

Non aver fatto scendere subito i migranti dalla Diciotti è una violazione della legge? I pm hanno iscritto il segretario della Lega nel registro degli indagati.
«Lo stabiliranno i magistrati. Separiamo le responsabilità politiche dalla vicenda giudiziaria. Io parlo delle prime. Di certo sono provvedimenti senza motivazione e, cosa più grave, stanno provocando un conflitto tra poteri dello Stato. E lo stanno facendo per un mero e basso scambio politico. Vogliono aprire una trattativa con l’Europa sulla pelle delle persone. Ma ci rendiamo conto che stanno gestendo quella nave come se fosse straniera in un porto italiano? L’effetto è incredibile: un conflitto tra corpi e poteri del nostro Paese».

Un conflitto di questo tipo mette in discussione la qualità della nostra democrazia?
«In effetti c’è il rischio di uno slittamento della nostra democrazia. I nazionalpopulisti ci spiegano che non è possibile tenere insieme due sentimenti: umanità e sicurezza. Ma una democrazia deve saperli conciliare non costringendo nessuno a scegliere rinunciando così ad un pezzo di se stessi».

Qualcuno ha anche parlato di una alternativa tra felicità e libertà.
«Sono elementi di natura predemocratica. C’è una strategia della tensione comunicativa. Estremizzano ogni evento per capitalizzare il consenso da qui alle prossime europee».

E anche vero che spesso le battaglie politiche si giocano su casi emblematici.
«Ma questo lo è solo se ci facciamo ipnotizzare dalla propaganda. Abbiamo l’80 per cento in meno di immigrati. Sulla Diciotti sono quasi tutti eritrei e quindi hanno diritto alla procedura di protezione internazionale. Se invece si verifica che non possono godere di quel diritto, vengono tranquillamente rimpatriati. Dall’anno scorso i rimpatri sono cresciuti del 15 per cento. Le ricollocazioni tra i Paesi europei sono state 11 mila, ossia sono quadruplicate».

Sostanzialmente aumentano la paura per aumentare i loro voti con l’obiettivo di rompere l’Europa?
«Sì, vogliono rompere l’Europa. Hanno capito che l’uscita dall’euro aveva un costo troppo alto, e allora puntano sui migranti. Vogliono un’Unione minima, dei confini e della decrescita».

Ma ammetterà che anche l’Ue ha commesso degli errori.
«Certo, va cambiata profondamente. Io mi sono scagliato contro i rischi di una burocrazia che non comprendeva l’Italia. Ma minacciarla, equivale ad ottenere l’effetto opposto. Anche chi dice “aiutiamo i migranti a casa loro” deve capire che solo se l’Africa cresce, cresce l’Europa. Ma non mi pare che il gruppo di Visegrad cui si rivolge Salvini abbiano questo in testa».

Cambiarla come?
«Va modificato il Trattato di Dublino. Ma quella riforma, grazie al governo italiano e a quelli di Visegrad, è su un binario morto. E se alle europee vinceranno i nazionalpopulisti non cambierà mai».

Certo l’ultimo Consiglio europeo non ha dato una mano.
«Quel vertice è stato una Caporetto per l’Italia, ma la colpa è del governo. Per inseguire i nuovi alleati di Budapest, Conte ha accettato che le ricollocazioni diventassero volontarie e prima erano obbligatorie. E i trasferimenti dei migranti secondari verso i Paesi di primo approdo, quindi l’Italia, sono rimasti obbligatori. Un bel capolavoro, tutto contro di noi».

E la minaccia di non versare i contributi a Bruxelles peggiora la situazione?
«Senza dubbio, se ne assumano la responsabilità. Noi dobbiamo rendere evidenti gli impegni traditi e i rischi. Ma non si può accettare di essere schiacciati nella contrapposizione tra rivoluzionari, loro, e realisti, noi».

Resta il fatto che la sinistra ha guidato il Paese negli ultimi cinque anni e il Pd viene vissuto come un partito elitario proprio su questo tema. E infatti l’opinione pubblica ha una reazione tiepida rispetto al caso Diciotti.
«È vero, non abbiamo capito la rabbia e la paura. Di fronte a questi due sentimenti bisogna dimostrare attenzione e non supponenza. O peggio non li si può bollare come segni di fragilità. Ma mi rifiuto di accettare la logica che loro vogliono cambiare e noi no».

E stato questo l’errore del centrosinistra?
«È il cuore della questione. Se un cittadino è arrabbiato si aspetta di essere ascoltato. Non bastano le cifre dell’economia o quelli dei reati in calo, seppure veri. Una parte degli elettori di sinistra si è così sentita orfana e ci ha lasciato».

Una vera e propria rottura sentimentale tra il centrosinistra e l’elettorato?
«Certo, dobbiamo ricomporla senza venire meno ai nostri valori. La differenza con i liberalpopulisti è questa: la sinistra deve liberare dalla paura, loro vogliono che i cittadini restino incatenati a quella paura».

Del resto la paura è sempre stata un generatore di consensi.
«Ma non si può nemmeno dire a chi ha paura che la destra lo sta strumentalizzando. Così non si capisce il problema. Nello stesso tempo dobbiamo sapere che questo è il tema di fondo delle grandi democrazie e del loro futuro. Questo è il terreno che può portare l’Italia fuori dalla modernità».