Graziano Delrio
GRAZIANO DELRIO / Foto di Palazzochigi - CC BY-NC-SA

«Quando fummo fermati e non si riuscì ad approvare lo ius soli, quasi non potevo guardare negli occhi i tanti ragazzi nati e cresciuti in Italia ma figli di stranieri, che ci avevano chiesto di essere uguali ai nostri figli, che anche con i miei figli giocavano, andavano a scuola, tifavano». «Noi del centrosinistra dovevamo essere più coraggiosi: dovevamo mettere la fiducia sullo ius soli».

 

E adesso?

«Con Zingaretti mi auguro riprenderemo la battaglia».

 Delrio, il governo garantisce che Rami avrà la cittadinanza italiana. Ci vuole un atto di eroismo per essere riconosciuti italiani a tutti gli effetti?

«Purtroppo questa è la logica della concessione, paternalistica, non dei diritti. Non tiene conto del fatto che questi ragazzi sono italiani e vivono già da uomini liberi come parte della nostra comunità, parlano l’italiano meglio di tanti politici. Quante poche volte Rami e gli altri ragazzi-non cittadini che si trovavano su quel bus, che frequentano le scuole italiane, sono andati nei paesi di origine dei loro padri? Pochissime. E come invece conoscono bene le loro città, i lori quartieri, la loro scuola qui in Italia».

 

Almeno per Rami ora la “medaglia” di cittadinanza arriva. L’hanno garantito i vice premier Salvini e Di Maio, specificando però che non è nel contratto di governo. Dare cittadinanza italiana a 800 mila ragazzi di famiglie straniere è un atto pericoloso?

«Vorrei dire proprio questo a Salvini e anche a Di Maio: guardate che non è niente di straordinario, non attenta alla nostra identità, quale danno pensate che possa venire? Significa riconoscere un diritto civile. La campagna contro, che è stata fatta, ha spaventato gli italiani, nella maggior parte favorevoli. Ma lo ius soli è una legge mite. Questi ragazzi, italiani di fatto ma non di diritto, una volta raggiunta la maggiore età, acquisiranno comunque la cittadinanza. Quindi dargliela cinque, sei o sette anni prima, cosa cambia? Immagino come si sentano traditi oggi molti dei cittadini elettori dei 5Stelle che avevano firmato i nostri banchetti nel 2012».

 

Però voi del Pd e del centrosinistra potevate approvarla quella legge. E non l’avete fatto. Perché?

«Ncd, il partito di Alfano, che stava con noi in maggioranza l’aveva votata alla Camera ma aveva annunciato il suo no al Senato. I numeri in Parlamento non c’erano più per approvarla. Lo ius soli si arenò anche per l’ostruzionismo di migliaia di emendamenti della Lega».

 

Dovevate mettere la fiducia, invece prevalse la realpolitik sui diritti?

«Dovevamo rischiare un po’ di più e mettere la fiducia sullo ius soli».

 

I proclami contro gli immigrati allontanano l’integrazione?

«Sull’immigrazione c’è un clima di odio e xenofobia dettato dalla Lega. Anche per questo motivo i 5Stelle crollano nei sondaggi, perché non era nei loro valori fondativi adeguarsi a una destra xenofoba. Senza capire che allargare i diritti è una risorsa per tutta la società”.

 

Per il ministro dell’Interno la cittadinanza va data al giovane Rami e tolta all’autista che ha dato fuoco al bus che è un italiano di origine senegalese.

«L’autista che ha dato fuoco al bus dei ragazzi di Crema per quel gesto assurdo e ingiustificabile spero sarà punito severamente secondo le nostre leggi. Ma non avrà certo un trattamento diverso per il colore della pelle. Non ci sono cittadini meno cittadini di altri. Nel contratto di governo ad esempio, è stato scritto che ai genitori sinti o rom che non mandano i figli a scuola, è tolta la patria potestà. Solo a loro, agli altri genitori no. Ma non è che una norma vale in base al gruppo etnico, perché questo è razzismo. L’ho detto al premier Conte».

 

E adesso il Pd cosa farà sulla cittadinanza?

«Con il segretario Zingaretti mi auguro riprenderemo la battaglia e che parta una nuova mobilitazione. Nel 2012 con molte associazioni, con la Caritas, con l’Arci, con la Comunità di Sant’Egidio, insieme con tanti sindaci avviammo la campagna “Italia sono anch’io” che raccolse più di 200mila adesioni alla proposta di legge di iniziativa popolare che ha dato poi il via alla legge sullo ius soli approvata purtroppo solo alla Camera. Con me porto sempre la lettera che fece partire quella iniziativa nel 2011. Era di Lamiaa, una ragazzina nata a Reggio Emilia che si meravigliava: «Se faccio bene in grammatica, mi dicono brava: da dove vieni? Ma da Reggio Emilia!”».