Viceministro Matteo Mauri, il Pd è d’accordo con la linea dura di Di Maio sui migranti, che prevede di fermare gli sbarchi mediante il sequestro e l’affondamento dei gommoni per impedire la partenza dei tunisini diretti in Italia?

«Il Pd ha una linea molto chiara. Non ha bisogno di prendere lezioni da altri, nemmeno sul rispetto rigoroso delle regole. Noi siamo per mettere in campo una nuova politica dell’immigrazione. Togliendo di mezzo propaganda e isterie utili solo a chi prova a strumentalizzare il fenomeno».

In verità ci provate da un anno e con scarsi risultati visto che i decreti Salvini sono tuttora in vigore.

«ll testo base per le modifiche era già pronto a febbraio. Appena dopo il lockdown siamo ripartiti e abbiamo trovato l’intesa. Cosa non scontata visto il tema complesso. Che noi pensiamo si debba affrontare rivedendo completamente la Bossi-Fini e azzerando tutti gli effetti pericolosi dei decreti Salvini. Leggi che producono solo illegalità e insicurezza, annullando ogni possibilità di ingresso regolare e condiviso da Paesi con cui invece si potrebbero fare accordi sui flussi. E’ motivo per cui abbiamo dovuto fare una regolarizzazione, che ha già superato le 150mila domande, così come sono stati costretti a fare per ben tre volte i governi a guida Berlusconi con la Lega in coalizione».

Condivide la mossa del ministro degli Esteri – non concordata con il Viminale – che minaccia di bloccare i fondi per la cooperazione in mancanza di impegni chiari su blocco delle partenze e rimpatri?

«La Tunisia vive una crisi economica senza precedenti che sta spingendo anche la classe media a imbarcarsi e a rischiare la vita per cercare fortuna in Europa. Un fenomeno inedito, a cui bisogna rispondere trovando forme nuove ed efficaci di cooperazione. Proprio per questo la ministra Lamorgese è appena stata in Tunisia e ha chiesto un forte coinvolgimento dell’Europa. Non dimentichiamo che i rimpatri verso quel Paese sono numerosissimi. E che, fino a prima del lockdomm, non sono mai stati così alti come con questo governo. Ora sono ricominciali e c’è già l’accordo per farli crescere ancora. La Tunisia è uno dei Paesi con cui il dialogo è più avanzato, mi sembra utile continuare a lavorare su questa strada».

La sensazione è che tra M55 e Pd non ci sia unità di vedute. E stato da ultimo Di Battista a dirsi contrario alla modifica dei decreti Salvini, il cui varo in Cdm è stato rinviato a settembre. Finirà come l’accordo sulla legge elettorale: siglato dalla maggioranza e poi non rispettato?

«Al tavolo di maggioranza, che ha condiviso cambiamenti profondi alle norme sull’immigrazione, c’è stata una grandissima sintonia tra tutti, a partire dai 5S. Non vedo per ciò motivi per cui dovrebbero cambiare idea. Il rinvio a settembre non è stata una scelta politica ma tecnica. Visto che un decreto decade se non viene convertito entro 60 giorni, proprio perché ci teniamo, sarebbe stato da irresponsabili vararlo adesso, con davanti la pausa estiva e molti altri decreti da convertire in Parlamento».

Salvini sostiene che l’aver messo in discussione i suoi decreti ha scatenato la nuova ondata di sbarchi. C’è del vero?

«Salvini dice cose che sa perfettamente essere false. La verità è che gli sbarchi sono aumentati, pur essendo immensamente lontani dai numeri di qualche anno fa, per due motivi. Perché negli scorsi mesi la guerra civile in Libia ha raggiunto livelli senza precedenti E perché la Tunisia, da cui si registra 140% degli arrivi dannare totali, è sprofondata nella crisi. Queste sono le ragioni. E nessuna di queste ha a che fare con chi governa o non governa adesso in Italia».

A proposito di Libia, il segretario Zingaretti è tornato a chiedere la riscrittura del memorandum in tempi brevi. II ministro Di Maio, da cui dipende l’iniziativa, sembra frenare. Sicuro che ci riuscirete?

«Noi siamo sempre determinati a fare quello che diciamo. Perché quello che diciamo è quello che pensiamo sia necessario e giusto. Abbiamo approvato in Parlamento un odg che impegna a concludere le modifiche al Memorandum garantendo il rispetto dei diritti umani e maggiore presenza delle organizzazioni internazionali. Su questo ci siamo impegnati e questo faremo».