Imagoeconomica

La notizia del primo naufragio di migranti dopo gli accordi Italia-Libia arriva mentre varchiamo la porta del Viminale: sette superstiti, ma uno morirà in ospedale, e un centinaio di morti. Il ministro degli Interni arco Minniti guarda le agenzie: «Bisognerà capire esattamente cosa è avvenuto», commenta a caldo, «perché deve essere chiaro che, per noi, la salvezza della vita umana è un principio assolutamente imprescindibile. Noi abbiamo accolto, stiamo accogliendo e continueremo ad accogliere. Cercando però di governare il fenomeno e non di inseguirlo».

 

Non parla di emergenza il ministro. Anzi, dice chiaramente che: «Questa è una parola da cancellare, perché una grande democrazia affronta le questioni diversamente. L`emergenza è un approccio populista, mentre riformisti e democratici affrontano il problema con una visione».

 

Una visione che contempla il destino dell`Africa, gli accordi con la Libia,  l`accoglienza e i flussi di ingresso in Italia. «Sono andato fino a Tripoli, il 5 gennaio scorso, a dire che bisogna sconfiggere il traffico di essere umani: tutto quello che è seguito da allora è conseguente a questa promessa». L`Africa è «cruciale, specchio dell`Europa, perché se lì si starà bene anche l`Europa ne avrà giovamento, se l`Africa andrà male le cose andranno male anche da noi». La sfida demografica, quella della sicurezza e quella energetica, innanzitutto. In un continente «che è un gigantesco giacimento, anche se tutta questa ricchezza non va a sostegno della popolazione locale».

 

Che, anzi, è sempre più impoverita. Dall`Africa si arriva in Europa. Passa da qui anche la rotta che parte dal Bangladesh, «e questo la dice lunga sulla forza dei trafficanti. Di fronte abbiamo un nemico potente, in grado di governare le rotte persino da Dacca, passando dal deserto e fino al Mediterraneo», aggiunge Minniti.

 

Non solo, con «la sconfitta militare dello Stato islamico dobbiamo sorvegliare che, da quella rotta, non rientrino in Nordafrica e in Europa coloro che erano partiti per combattere. I soli foreign fighters europei si stima siano attorno ai cinquemila. Una parte di loro è sicuramente morta, ma c`è da aspettarsi che l`altra tenti di rientrare nei propri Paesi di origine e, verosimilmente, proverà a farlo attraverso il Nord Africa».

 

È per questo, aggiunge il ministro, che «dobbiamo avere una strategia organica nell`affrontare il tema migrazioni. Una strategia che contempli la fine delle guerre, il raffreddamento dei conflitti, la costruzione di percorsi democratici e la formazione di una nuova classe dirigente». Il traffico di esseri umani, sottolinea Minniti, «è un`industria dannata, eppure è l`unica che, in Paesi come la Libia, ha funzionato e dato reddito alla popolazione. Non a caso il 97 per cento del traffico di
esseri umani passa da lì».

 

Gli accordi firmati dal nostro Governo prevedono, tra l`altro, il controllo dei confini sia sul Mediterraneo – con le attività della Guardia costiera libica «che stiamo istruendo e alla quale entro dicembre consegneremo dieci motovedette» – sia nella parte Sud, «con l`accordo con le tribù tuareg, tebù e soleiman, i cosiddetti “guardiani del deserto”», per contrastare il flusso che arriva da quel territorio; l`impegno in una cabina di regia che contempla anche Mali, Niger e Ciad; l`alleanza con «14 sindaci delle città prevalentemente interessate dal traffico per finanziare progetti di sviluppo per quelle comunità che oggi vivono del reddito del traffico.
«Qualcosa comincia a funzionare», spiega Minniti. «La Guardia costiera libica ha salvato circa 15 mila migranti. L`Unhcr, che non è mai stato in Libia perché lo Stato non ha mai firmato la convenzione di Ginevra del 1951, ha potuto finalmente mettere piede nel Paese. L`Organizzazione internazionale delle migrazioni è tornata a monitorare la condizione dei migranti. Una prima selezione di circa mille
persone, tra bambini, donne e uomini in difficoltà è stata individuata come bisognosa di una speciale protezione umanitaria. Gli sbarchi in Italia sono diminuiti del 21 per cento e dal Sud della Libia si registra un meno 35 per cento del flusso di migranti».

 

È lo stesso ministro a dire subito che «non si tratta di passi decisivi, né strutturali e, tuttavia, sono dei passi in avanti». Consapevoli che le condizioni di vita nei centri di raccolta di migranti in Libia «non rispettano gli standard. Per noi è un imperativo categorico affrontare il tema delle condizioni di vita e del rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza in Libia». L`Italia, aggiunge Minniti, «sta lavorando perché sia ulteriormente incentivato il lavoro dell`Unchr e dell`Oim, che hanno già visitato 27 dei 29 centri di accoglienza predisponendo piani di ricollocazione in Paesi terzi. Inoltre stiamo contribuendo con sostegno alimentare, di medicine e beni di prima necessità per le emergenze immediate. Ci hanno molto incoraggiato le parole di papa Francesco che, di ritorno dalla Colombia, ha voluto ringraziare l`Italia e riconoscere proprio questo lavoro umanitario che stiamo facendo».

 

Ma se fondamentale è l`intesa con la Libia, importante è, in Italia, il sistema di accoglienza. «Con l`Anci, quindi con i Comuni, abbiamo firmato un`intesa volta a rafforzare l`accoglienza diffusa», spiega Minniti. «I piccoli numeri permettono una migliore integrazione e spaventano di meno le popolazioni. Come ministro devo preoccuparmi della paura della gente. Paura che va compresa per liberare la popolazione da questa gabbia, mentre i populismi spingono per tenere la gente prigioniera di questo sentimento. Penso che un`accoglienza di piccoli numeri, strutturata, con progetti di integrazione, favorisca anche le relazioni con le comunità locali».

 

Secondo il ministro, soltanto dopo che si sarà sconfitto il traffico illegale di esseri umani, «e vorrei chiarire che, per farlo, non abbiamo dato armi alla Guardia costiera libica, né soldi alle milizie», sarà possibile ripristinare una gestione legale dei flussi. «Non che finora sia impossibile arrivare in Italia legalmente», aggiunge, «ma la forza del traffico illegale non rende competitiva l`altra soluzione».

 

I nostri «due capisaldi saranno i corridoi umanitari, ma solo per chi fugge da guerre e carestie, non per chi vuole migliorare la propria vita, e i flussi. I corridoi per la protezione umanitaria, in realtà, li stiamo già facendo in collaborazione con la Cei, con Sant`Egidio e con la Chiesa valdese. Se noi sconfiggiamo i flussi irregolari, questo canale diventerà prioritario. E poi potremo ripartire con la gestione dei flussi, regolando gli ingressi».

 

Intanto l`Unhcr segnala l`aumento delle vittime in mare, duemila in più rispetto allo scorso anno. Le navi delle Ong si allontanano dalle acque libiche, Medici senza frontiere ritira la sua unità. «Medici senza frontiere ha fatto una sua scelta. Rispettabile. Faccio solo presente che l`intera Unione europea ha chiesto alle Ong di sottoscrivere il Patto. E la maggioranza di esse (cinque su sette), che hanno sottoscritto il Codice di regolamentazione, sono parte integrante del sistema di salvataggio internazionale che ha operato e sta operando nel Mediterraneo centrale. Poi se lei mi chiede un mio desiderio nascosto, le risponderei che mi piacerebbe vedere, anche per una sola volta, un gesto simbolico, una richiesta di approdare anche in altri porti europei. Un gesto, un simbolo che consenta di rendere evidente che l`Italia non può essere lasciata sola di fronte alla sfida dell`accoglienza».