Una sinistra realista, che non illude, non può che essere d’accordo con le linee politiche sull’immigrazione del ministro dell’Interno, Minniti».

Ex presidente della Camera, magistrato, giurista, uomo di sinistra, Luciano Violante dissente da chi «pensa di governare un fenomeno come quello migratorio solo con l’emotività e non con la ragione».

 

Il monologo di Favino a Sanremo è un invito all’accoglienza indiscriminata?

«Sanremo è un grande spettacolo d’intrattenimento che tocca tutti i tasti della sensibilità contemporanea. E Favino è un attore bravissimo. Rispettiamo la dimensione della sofferenza umana, ma per decidere una strategia politica non si può restare sul terreno dei sentimenti, va usata soprattutto la ragione. La letteratura è diversa dalla politica. Le migrazioni non sono un accidente transitorio; sono un fenomeno strutturale che cambierà i volti delle città. Perciò va affrontato con una visione strategica. Comunque il trattamento da riservare agli immigrati non può né deve aprire un conflitto sociale coi residenti. Io emigrai dalla Puglia a Torino nel 1968. Ricordo i cartelli “non si affitta ai meridionali”.  Su qualche giornale i meridionali coltivavano il prezzemolo nelle vasche da bagno».

 

E questo non è razzismo?

«Bisogna distinguere le difficoltà della convivenza, dovute alla diversità di stili e modi di vivere, dall’intolleranza. E l’intolleranza dal razzismo, che è il pregiudizio contro chi sentiamo diverso da noi, per la pelle nera o per l’uso del velo o per le abitudini alimentari. Il principio d’eguaglianza è il cuore della nostra democrazia, le discriminazioni sono inaccettabili. Ma fa parte della responsabilità delle forze politiche e sociali che non si arrivi all’escalation verso il razzismo. Serve una pedagogia civile da parte delle classi dirigenti, che non devono limitarsi all’aspetto normativo. Le politiche devono tenere conto dell’accoglienza finché è possibile, come dice il Papa. Ma finché è possibile, va fatta».

 

Manconi voterà Bonino contro la strategia di Minniti in Libia. E lei?

«Io concordo con Minniti. Il realismo vuole che si affronti il problema nel luogo di partenza. La Libia presenta punti oscuri, ma la situazione della Libia non dipende da noi, preesiste alle iniziative del governo. È giusto aver trattato con le autorità locali e pensato di creare uno sbarramento a Sud per evitare traffici non controllati. Stimo Manconi e il suo impegno civile, ma mi chiedo: promettere di accogliere tutti e poi guardare minori e giovani donne costrette nel circuito dello sfruttamento e della prostituzione non è contraddittorio? Opinioni come quelle di Manconi o Pietro Grasso vanno rispettate. Grasso fa il leader di una forza politica a lui preesistente, e deve rispettarne gli umori interni».

 

Fino a che punto l’immigrazione minaccia la nostra sicurezza?

«Solo l’Italia tra i grandi Paesi europei non ha subìto attentati terroristici. È la prova dell’altissima qualità dei nostri servizi, delle forze di polizia e delle procure della Repubblica. Quanto ai reati, è naturale che i delitti siano più frequenti nelle fasce marginali, specie gli atti appropriativi come furti e scippi. E successo pure con i meridionali al Nord. Ma i dati che conosco non sono allarmanti».

 

Che dire dei cori sulle foibe nel corteo antirazzista di Macerata?

«Vanno condannati nettamente. C’è chi non ha capito nulla della tragedia del fronte orientale. L’ignoranza è fra le cause prime di violenza e razzismo».