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«La decisione spetterà ai futuri proprietari. Ma sarebbe una buona idea se la nuova Alitalia distribuisse una parte delle azioni ai suoi lavoratori». E perché? «Aiuterebbe quel senso di fiducia che è mancato negli ultimi anni, come dimostra anche la valanga di no al referendum sul piano di ristrutturazione». Basterebbe questo a rilanciare la compagnia? «No, certo. La premessa è trovare un investitore serio, disposto a metterci i soldi che servono. Ma vedo segnali positivi, sono fiducioso». Graziano Delrio ha appena finito di vedere in tv la tappa del Giro d’Italia. Forse per questo il ministro delle Infrastrutture utilizza una metafora a due ruote.

Etihad era ed è un nome importante, gli investimenti li ha fatti. Perché stavolta dovrebbe andare meglio?
«La colpa non è stata degli azionisti. E stato il management a non fare le cose giuste nei tempi giusti: non ha potenziato la flotta ma l’ha ridotta,
non ha sviluppato le rotte internazionali e intercontinentali. Se uno pedala male non butti via la bicicletta. Cambi il ciclista».

I tre commissari hanno parlato di azione di responsabilità nei confronti del vecchio management.
«È un loro dovere valutarla».

Ma lei è d’accordo?
«Saranno loro a dirci se ci sono gli elementi per procedere. Se la propongono io non sarò contrario».

Oggi le aziende extra Ue non possono avere più del 49% delle azioni in una compagnia aerea europea. È vero che avete chiesto di alzare
questa soglia?

«La soglia è irrealistica: non va alzata, va eliminata. Ma non è una posizione soltanto mia, la pensano così tutti i ministri europei».

Per Alitalia questo aprirebbe la strada ai cinesi, China Airlines e Hainan. Vuol dire che per voi questa sarebbe la soluzione migliore?

«La soluzione migliore è trovare un investitore serio. Sul resto non abbiamo preferenze. Ci sono compagnie che devono completare i loro asset, cioè sono né troppo grandi né troppo piccole, e anche investitori che si occupano di infrastrutture. Il settore è pieno di opportunità e pure di concorrenza».

Anche quello dell’auto, a quanto pare. La causa in arrivo negli Stati Uniti, la procedura d’infrazione in Europa: c’è una guerra contro Fca, la nuova Fiat?

«Spero di no. Ma sono ancora stupito per la procedura d’infrazione avviata da Bruxelles: secondo la commissaria europea all’Industria Elzbieta
Bienkowska è l’unico modo per continuare ad acquisire informazioni, una specie di supplemento di indagine. Ma noi ci eravamo già detti disponibili
a fornire tutti gli ulteriori dati richiesti».

C’è chi dice che sia una vendetta tedesca per il dieselgate, il caso che ha coinvolto la Volkswagen.

«Non sono abituato a fare dietrologie, ma pretendo rispetto per il mio Paese. Anche per questo prenderemo in considerazione la richiesta di
un risarcimento alla Volkswagen».

Risarcimento? Cioé?
«Sul dieselgate ci sono varie indagini in corso, come noto, compresa quella della Procura di Verona. Se alla fine ci saranno gli estremi valuteremo anche una richiesta di risarcimento».

Gli altri Paesi potrebbero fare la stessa cosa per Fca, non crede?

«Sono due casi completamente diversi. Per Volkswagen si parla di dispositivi illegali, che truccavano i dati sulle emissioni e non erano nemmeno
denunciati dal produttore. Per Fca, invece, di dispositivi di protezione del motore, regolarmente denunciati e che l’azienda spontaneamente
aveva già deciso di migliorare. A dirla tutta, prodotti da una ditta tedesca, la Bosch».

Quindi la guerra c’è, e noi la stiamo combattendo.

«Guerra… diciamo una dialettica serrata».

A proposito di dialettica, ma allora si vota ad ottobre? C’è l’accordo Renzi Berlusconi.

«Non c’è nessun accordo. E, soprattutto, non c`è nessuno scambio tra la data del voto e il sistema elettorale. Per noi quello che serve al Paese è una
quota di maggioritario».

Quindi il governo arriverà alla fine della legislatura?

«Alla fine della legislatura, oppure fino a quando il Parlamento non deciderà di togliere la fiducia».

Mdp, il partito nato dalla scissione con il Pd, dice che se rimettete i voucher nella manovrina non c’è voto di fiducia che tenga. A quel punto
elezioni a ottobre.

«I voucher li abbiamo aboliti perché c’era stato un abuso evidente. Dopodiché, per il lavoro occasionale, uno strumento ci vuole. Fossi in Mpd
aspetterei a lanciare ultimatum sul tavolo mentre il confronto è ancora aperto».

Senta ministro, è stato lei a chiedere di dimettersi al suo sottosegretario Simona Vicari, finita nell’inchiesta di Trapani?

«Non gliel’ho chiesto, gliel’ho suggerito. E mi fa piacere che mi abbia ascoltato, perché ha fatto un errore grave».

Alfano ha fatto resistenza?

«Non lo so. Vista com`è finita direi di no».

Ma a lei un Rolex gliel’hanno mai offerto?

«Mai. Ma sanno che non ci devono provare nemmeno».