Grande svincolo autostradale
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I primi commissari per sbloccare i cantieri fermi da anni sono in arrivo, alcuni anche al Sud. Così come tra un mese o poco più, il 19 dicembre, debutterà il regolamento unico in materia di appalti che dovrebbe migliorare il Codice nell’equilibrio tra trasparenza, velocità e sicurezza. Quanto alle infrastrutture ferroviarie, uno dei nodi irrisolti del divario, piena consapevolezza sul valore strategico della Napoli-Bari e sul progetto dei treni a lunga percorrenza che collegheranno il Nord al Sud. E quanto alle Zes, «sarà necessario un approfondimento sul tema dei commissari anche perché prima occorre che i ministeri completino i decreti attuativi». Paola De Micheli, ministro da meno di due mesi dei Trasporti e delle Infrastrutture, non sembra spaventata dalla mole dei problemi da affrontare.

 

Ministro, il governo ha inserito nella legge di Bilancio molte risorse, compatibilmente con le disponibilità effettive, per rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture al Sud. Poi però si scopre che senza i decreti attuativi, e ne occorrono ancora parecchi per le misure del governo precedente, non si riescono a spendere: non è un paradosso assurdo?

«Intanto posso dire che gli investimenti ordinari sulla rete ferroviaria che stiamo seguendo noi e che riguardano il Mezzogiorno sono del tutto regolari. La Napoli-Bari sta procedendo, dopo una serie di problemi anche di farraginosità legislativa che sono stati risolti e non abbiamo notizie di situazioni ferme. I rallentamenti ci sono quando si vogliono inventare percorsi speciali perché qui, prima o poi, ci si perde. Oppure quando ci sono aziende che falliscono o problemi politici. Noi stiamo investendo sull’alta capacità nel Mezzogiorno e su ipotesi di treni che attraversino tutto lo Stivale. Conto di avere buone notizie su questo punto già prima di Natale».

 

Ma come ha dimostrato di recente il Sole 24ore servono almeno 12 decreti attuativi in poche settimane per mettere in moto la macchina degli investimenti infrastrutturali appena annunciati.

«I decreti attuativi diventano un problema quando si prevedono iter troppo complicati per attuare le misure decise da governo e Parlamento. Come ad esempio quando si scaricano su di essi complicazioni che nella legge non ci sono».

 

Ma lo “Sblocca cantieri” non doveva servire proprio a questo? Alla fine, i cantieri fermi ripartono o no?

«Nelle intenzioni sì. Quelli che non avevano bisogno del commissario sono ripartiti. Per gli altri devo rispettare la procedura: nel senso che prima di mandare i commissari devo inoltrare la comunicazione al Parlamento. Lo farò in questi giorni e quindi entreranno in vigore le nomine dei primi commissari. Ce ne saranno almeno 3 o 4 anche per cantieri del Mezzogiorno che devono ripartire, come per la statale Jonica. In altri casi, come per la Ragusa-Catania, prima dobbiamo sistemare le questioni finanziarie e amministrative e poi procederemo alla nomina commissariale».

 

Ma quanto pagherà ancora il Sud a questo ritardo infrastrutturale che ormai quasi non fa più notizia?

«Io sto scoprendo che abbiamo problemi di infrastrutture in tutta Italia. Da qualche decennio il rallentamento è più evidente al Sud ma è generalizzato. Il Sud ha meno possibilità di fare infrastrutture a pagamento, pedaggiate cioè: qui si è più investito in passato perché non c’erano risorse pubbliche ed è esploso il debito. Su quelle non a pagamento tutta l’Italia sconta il ritardo, come nel caso delle strade statali. Se la Jonica si nota di più è perché non ci sono arterie pedaggiate a breve distanza».

 

A proposito di commissari: il suo collega Provenzano ha proposto di nominarne uno per ogni Zes allo scopo di accelerarne il funzionamento. Che ne pensa?

«Valuteremo l’impatto di questo provvedimento, perché il mancato funzionamento delle Zes finora decise dipende soprattutto dalla mancanza dei decreti attuativi e di altri pezzi importanti a livello normativo. Non sono contraria a priori ma mi pare che non sia questa la priorità delle Zes: se il Paese va avanti a colpi di commissari dubito che riuscirà ad andare più veloce. Credo oltre tutto che i presidenti delle autorità portuali abbiano più strumenti e competenze per attrarre investimenti, sicuramente più profondi di quelli di un potenziale commissario».

 

Ci saranno novità per il codice dei contratti? E più in generale come cambierà il Codice degli appalti?

«Il Codice dei contratti dopo le novità cui hanno messo mano gli ultimi due governi ha bisogno di una stabilità perché altrimenti le persone, le imprese e la Pa non ci capiscono più niente. Io intanto metto in pratica tutta la materia normativa che si è stratificata in questi anni e la priorità sarà l’attuazione del Regolamento unico che uscirà il 19 dicembre. Quanto al codice degli appalti faremo solo piccole modifiche, nella maggioranza stiamo discutendo se applicare la procedura del parere preventivo della Corte de Conti che nella mia esperienza di Commissario nelle zone terremotate dell’Emilia ha funzionato molto bene».