Ministra, lei viene dal mondo agroalimentare. A livello personale, per lei cos’è il mare?

“Un ambiente meraviglioso, per certi versi intimo, nel quale ritrovo il contatto con la natura e mi diverto con il mio piccolo Pietro”.

All’apertura del Salone di Genova, ha dichiarato “quello della nautica è un settore che dà tanta soddisfazione”. Cosa voleva dire?

“La nautica è innanzitutto occupazione, tanto lavoro, per la maggior parte specializzato e ben remunerato, una delle principali voci del surplus commerciale del Paese, contenitore di prodotti made in Italy. Anche chi di barche non si occupa o non si interessa, chi non vuole o non può acquistarne una, dovrebbe considerarla come un settore vanto, al pari della Ferrari e dell’alta moda: un orgoglio italiano”.

Il primo punto all’ordine del giorno del settore è dettato dalla stretta attualità. Il presidente di UCINA Confindustria Nautica Cecchi ha definito una “vendetta” di Stato” la revoca delle concessioni ai porti turistici che hanno la sola colpa di aver resistito in giudizio e vinto contro l’aumento retroattivo dei loro canoni demaniali.

“Potrei dire che è un tema di natura fiscale non di stretta competenza del ministro delle Infrastrutture, ma questo non è il mio modo di pormi rispetto alla politica, che concepisco come il luogo della risoluzione dei problemi. Conosco bene la questione e mi sono attivata con il collega Gualtieri (ministro dell’Economia, ndr) fin dai primissimi giorni dopo il mio insediamento. Stiamo cercando una soluzione in legge di bilancio a una vicenda che, come sapete meglio di me, è una questione che si trascina da 12 anni e che come molte altre che affrontiamo nella manovra ereditiamo dal passato e di cui dobbiamo farci carico”.

Lei ha twittato “c’è una generale sottovalutazione del ruolo commerciale dei nostri porti marittimi, siamo l’hub naturale del Mediterraneo e dobbiamo essere più consapevoli anche nel dibattito del potenziale del nostro Paese”. Non pensa che valga ancor di più per la nautica da diporto?

“Forse si, ma non per me. Come dicevo, conosco bene il valore di questo comparto”.

Al Salone di Genova ha incontrato gli operatori del settore, che impressione ne ha ricavato?

“Sono stata accolta con grande affetto. Gli imprenditori mi hanno conosciuto a Genova negli anni bui, quelli della crisi economica, hanno visto il mio contributo all’approvazione della legge delega che poi ha portato alla riforma del codice della nautica con il ministro Delrio. Sanno che non ero lì a fare passerella. È stato un piacere ritrovarli dopo aver superato un momento molto difficile in un Salone che obiettivamente UCINA Confindustria Nautica è riuscita a far rinascere. Un’altra riprova di una cosa in cui credo molto: il valore dei corpi intermedi, che devono essere interlocutori della politica e spero di dimostrarlo con i fatti”.

Le hanno richiesto il completamento della riforma del Codice della nautica per fine anno, in occasione della Brexit, per intercettare le unità in fuga dalla bandiera britannica. Quando ci riusciremo?

“Purtroppo i tempi della procedura, che richiede diversi pareri (Commissioni parlamentari, Conferenza delle Regioni, Consiglio di Stato, Garante della privacy, ndr), sono lunghi. Ora l’uscita della Gran Bretagna dalla UE è stata posticipata al 31 dicembre e per quella data dobbiamo essere pronti con uno strumento regolatorio competitivo a livello UE. È una cosa in cui credo”.

 

In concomitanza con la sua nomina è anche partito il Registro telematico delle unità da diporto.

“È frutto del lavoro dei miei due predecessori (Delrio e Toninelli, ndr). Ora però gli uffici stanno lavorando alla sua completa implementazione. È un risultato importante e una bella sfida. Come tutte le svolte, i cambiamenti all’inizio faticano a camminare e si vedono più i piccoli difetti che le grandi opportunità che generano”.

Lei ha indicato, fra le priorità di governo, lo sviluppo delle infrastrutture al Sud. Parallelamente ritiene che la crescita del turismo nautico in quelle regioni possa essere un driver di sviluppo?

“L’Alta Velocità Napoli-Bari (che sarà finita nel 2023), la connessione Reggio Calabria-Milano, alcuni interventi in Sicilia, come la Ragusa-Catania, sulla 106 Ionica, sui quali stiamo lavorando sono la condizione necessaria allo sviluppo. Una cosa che ho imparato da questo settore è che soprattutto i porti saranno più competitivi quanto più saranno connessi. In tal senso, fondamentali sono i collegamenti ferroviari dei porti e degli aeroporti del Sud”.

Una richiesta più che una domanda. Il settore manca di ricambio generazionale nell’utenza e 2.000 barche ogni anno si cancellano dai nostri registri per migrare in altri Paesi europei. C’è bisogno di tutelare la nautica sociale, a cominciare dal regime semplificato per i natanti, facilitare l’accesso alle piccole barche e, più in generale, semplificare una visione burocratica di alcune amministrazioni. Pensiamo agli esami di patente nautica, tutti mnemonici e poco pratici, interamente da riformare. Lo prende un impegno su questo?

“Così posti sono temi giusti e vigilerò come è mio dovere di ministro”.