Ministra De Micheli, oggi ha firmato il blocco quasi totale dei collegamenti con la Sicilia via treno, mare e cielo. State mettendo dei muri anche dentro il Paese?

«In verità sto facendo di tutto per rispondere di no a questa domanda. Più che un blocco è la riduzione al minimo essenziale del trasporto come previsto dal decreto del governo, con l’eccezione di motivi di lavoro urgenti, salute e situazioni improrogabili. Il muro diventerebbe inevitabile se mancasse la consapevolezza delle persone a rispettare a queste regole».

 

State seppellendo anche il diritto alla mobilità. Non è troppo?

«Nella fase di una pandemia prevale l’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute. E lo Stato garantisce la Costituzione anche per quelli che non vogliono capire. Pensi un po’: tuteliamo pure loro».

 

Sta dicendo che potrebbero esserci altre limitazioni?

«Sì. Potremmo studiare ulteriori restrizioni. Cercando un equilibrio con i diritti dei cittadini, equilibrio che però corre sul filo tra le decisioni del governo e la consapevolezza del momento da parte di ognuno. Io non vedo mia sorella e mio fratello da un mese. Sono a Roma con mio figlio e una sorella potrebbe darmi una mano. Mi mancano ma ci abbracceremo più avanti. Magari non riusciremo a controllare 60 milioni di italiani ma proviamo a farlo con 59 milioni 999 mila. E lo dico da piacentina, uno dei territori che sta soffrendo di più da molti punti di vista».

 

Cosa potete bloccare ancora?

«Abbiamo già ridotto all’osso il trasporto ferroviario, ma non escludo qualche corsa in meno. Il trasporto aereo è al minimo indispensabile. Sono stati chiusi più della metà degli aeroporti italiani: Ciampino, Linate, Firenze e altri. Si registra anche un crollo dei passaggi sulle autostrade. Se non basta prenderemo altri provvedimenti».

 

Allora non bisognava fermare tutto prima?Abbiamo visto le immagini dell’assalto ai vagoni verso il Sud nella stazione di Milano.

«Fino a dieci giorni fa la parola d’ordine era che stavamo ammazzando l’economia. Chi governa in un momento eccezionale, unico nella storia delle democrazie occidentali, prende delle decisioni anche quando sono condivise. La percezione del rischio ha facilitato le misure pubbliche. E noi non abbiamo seguito il gioco del pendolo sulla base dei click o dei like. Abbiamo scelto di affidarci alla scienza sia per le discussioni trasportistiche sia per la sicurezza dei lavoratori».

Ma quell’esodo verso il Sud non si poteva evitare? I governatori parlano di decine di migliaia di rientri.

«Per i treni non parlerei di esodo. Negli ultimi due fine settimana abbiamo avuto spostamenti uguali di qualche centinaio di persone, più o meno 700. Tanti lavorano al Nord e tornano regolarmente al Sud nel week end. Adesso non possono più farlo viste le norme sugli spostamenti e la soppressione dei notturni. Per le trasferte in macchina non abbiamo numeri. Certo, le immagini della stazione le ho viste, capisco la preoccupazione dei governatori. Per questo mettiamo dei nuovi limiti. Ma adesso chi governa non può permettersi crisi di nervi. Io mi sono imposta di non soffrire neanche per la mia Piacenza. Dove ho parenti malati e amici che non ci sono più».

 

Quanto è stato grave lo stop, poi ritirato, della Germania alla consegna di mascherine all’Italia?

«Mi stupisco dello stupore. Non avevamo dubbi che ci sarebbe stata una gran confusione con l’esplodere di focolai negli altri Stati. È facile stare in Europa quando le cose vanno bene. Invece, come in famiglia quando c’è qualche problema si litiga di più. Ma non ci sono alternative all’Unione. Nessuno ce la può fare da solo. Presto lo capiranno tutti. E’ l’intera umanità ad essere messa alle strette da questo virus. E non ho mai sentito al telefono tanti ministri stranieri come in questi giorni. Mi chiedono copie dei nostri decreti, si informano. Purtroppo lo fanno non perché siamo più furbi ma perché siamo arrivati per primi nel cuore della crisi. Le incomprensioni sono già state superate».

 

Gli autotrasportatori garantiscono i servizi essenziali: alimentari, farmaci, generi di prima necessità. Se l’emergenza continua rischiano di collassare anche loro?

«Prima di tutto: abbraccio tutti i camionisti e i lavoratori della logistica che hanno lavorato in condizioni di incertezza, subìto soste prolungate e non hanno mai mollato. Garantisco che la categoria della logistica è determinata a stare al servizio del Paese. Con una serie di garanzie sanitarie che il governo fornisce. Sono tutti molto motivati e agonistici». Agonistici in che senso? «Stanno combattendo un match di pugilato contro il coronavirus. Ma sono forti. Posso garantire per la categoria. Li sento tutti i giorni, il governo accompagna il loro lavoro proprio nello spirito della vicinanza tra le istituzioni e le persone».

 

Gli autogrill sono aperti?

«Sì, e segnalate se li trovate chiusi. Chi svolge un servizio su gomma deve poterlo fare nelle migliori condizioni possibili. Qualche giorno fa ho girato un video. Ho promesso a chi lavora sulla strada e sui treni che una volta finita li abbraccio tutti». Se mancasse la consapevolezza delle persone nel rispettare le regole attuali sarebbe inevitabile una stretta ulteriore I camionisti e quelli che lavorano sui treni combattono una vera battaglia. Vorrei abbracciarli tutti quando sarà finita.