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Avevamo promesso, due anni fa, di realizzare un piano per l’accessibilità ferroviaria e stradale a Matera che nel 2019 sarà Capitale Europea della cultura. Stiamo mantenendo quella promessa. Ne abbiamo parlato l’altra sera proprio a Matera in un incontro organizzato dai Deputati Pd. Il piano sta andando avanti. Le risorse sono state stanziate. C’è un programma per i diversi interventi.

E ci sono lavori che iniziano come il ripristino funzionale della galleria ferroviaria Miglionico, nell’ambito del completamento della linea Ferrandina – Matera che è in attesa da quindici anni. La spesa prevista è di 250 milioni e, di questi, 210 resi già disponibili con l’ultima legge di bilancio del governo Renzi.

Due anni fa decidemmo di mettere in campo un’azione forte per affrontare e risolvere finalmente un problema, l’accessibilità ferroviaria e stradale di Matera, che la Città dei Sassi ma l’intera comunità lucana aspettava da oltre un secolo e da allora non abbiamo smesso di andare avanti su questa strada che consentirà, entro il 2022, a raggiungere Roma da Matera in 3 ore e quaranta minuti.

Va avanti il potenziamento della Bari Matera con le Ferrovie Appulo Lucane per poter raggiungere l’aeroporto di Bari in un’ora. E stiamo per inaugurare una parte della statale 96 che finiremo a primavera 2018. Questa di Matera, ma potrei citare numerosi altri casi, mi consente di parlare del valore che la mobilità per il nostro Paese sotto il profilo dell’accessibilità e dell’inclusione. Noi non abbiamo considerato la mobilità come un tema isolato ma una questione che riguarda tutta la comunità nel diritto collettivo alla mobilità e ai beni pubblici e occasione per incentivare il protagonismo e lo sviluppo della società.

Concepiamo le infrastrutture non come delle opere fini a se stesse ma quali strumenti messi a disposizione del Paese che possano connetterne i nodi più importanti ma anche i centri alle periferie creando in questo modo i legami virtuosi tra tutte le aree della penisola: ogni territorio deve essere integrato e partecipare alla crescita di tutti interpretando al tempo stesso la propria identità nel modo più forte. Veniamo da una lunga stagione in cui le opere erano giudicate in funzione delle loro dimensioni senza valutarne l’utilità o l’impatto sulle comunità. Più erano “grandi opere”, appunto, e più ottenevano disco verde. Si è vista poi anche la parte oscura di questa stagione come testimoniano le inchieste giudiziarie. Abbiamo sempre detto che un piccolo pezzo di ferrovia dentro un porto può valere di più e creare più lavoro di molti chilometri di alta velocità inutile.

Il punto è proprio questo e questa è la nostra bussola: siano piccole o grandi si deve trattare di opere veramente utili. Questo principio è dentro il nostro programma e lo stiamo attuando. La visione culturale che metteva il cemento al centro della crescita economica e sociale di un Paese si è dimostrata sbagliata: non è il cemento che crea sviluppo ma il talento, l’intelligenza e la creatività a plasmare l’innovazione con cui creare le infrastrutture e i sistemi di mobilità del futuro.

L’utilità e non la dimensione deve guidare la scelta di un’opera pubblica anche perché con la prima si possono creare connessioni intelligenti e ridare dignità al diritto di mobilità, un diritto ineludibile e collettivo che offrendo a tutti i cittadini gli stessi trattamenti li mette sullo stesso piano senza fare distinzioni tra cittadini di “serie A” e di “serie B”. Per fare tutto questo nessuno deve essere lasciato solo, non devono essere lasciato soli i territori periferici e i cittadini ma neanche le istituzioni, le pubbliche amministrazioni, le imprese e le associazioni. Tutti devono trasformarsi, in modo cooperativo, nei punti di snodo di una rete di sviluppo.

Video – Infrastrutture – l’Italia connessa