SERGIO CHIAMPARINO
SERGIO CHIAMPARINO

«Imbarazzante». È il primo commento di Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, quando non si è ancora spenta l’eco delle parole del premier Conte sulla Tav.

 

Imbarazzante?

«Ma sì… soprattutto per lui. Un colpo al cerchio e uno alla botte, una manifestazione di impotenza. Io non avrei mai convocato una conferenza stampa per non dire né bianco né nero: bastavano due righe di comunicato».

 

Il premier ha avocato a sé la partita.

«Altro che ruolo di primo piano. Se non vuole fare l’opera, se ne assuma la responsabilità».

 

Veramente non sono mancate le note critiche sull’utilità della Tav.

«Di sicuro il messaggio lanciato all’Europa e alla Francia è devastante: impotenza decisionale, propensione per il No. Qui andiamo a sbattere, stiamo giocando con il
fuoco e tutti dobbiamo esserne consapevoli».

 

Se è per questo, ha anche dato credito alla famosa analisi costi-benefici.

«Quella? Per essere indipendente andava affidata tramite bando e non a persone con posizioni dichiaratamente No Tav. Non a caso, autorevoli scienziati ne hanno evidenziato i limiti».

 

E la Lega?

«Salvini chiacchiera, gonfia il petto, fa lo “schiaffeggialeoni”, per usare un’espressione piemontese. Ma così facendo è complice di quelli che stanno bloccando la Tav. Porta a casa le cose che gli interessano, però sui temi dello sviluppo è sdraiato sulle posizioni dei Cinque Stelle: le “cadreghe”, le sedie, contano per tutti. Se non altro, quelli sono più trasparenti. Eppure il gioco del poliziotto  buono e di quello cattivo non potrà durare in eterno».

 

Parla delle ricadute elettorali per la Lega?

«Ormai in Piemonte si è capito chi sta dalla parte di una crescita sicura e sostenibile e chi no».

 

Ora cosa si aspetta?

«Non so più cosa aspettarmi: cercheranno altre gabole per rinviare la decisione. Anche Telt dovrà valutare come muoversi: è stata creata per fare l’opera, non per bloccarla. Ci sono precise responsabilità».

 

Si riferisce ai bandi?

«Conte ha detto che bisogna “sviscerare i bandi”, manco fossimo in macelleria. A parte questo, certo: contano solo quelli. Lunedì sarà un giorno importante: se i bandi partiranno, sarà una vittoria di chi si è mobilitato».

 

Altrimenti?

«Temo ci sia la sicurezza di perdere subito alcune centinaia di milioni, e che l’opera
salti per davvero. Resto fedele ai miei propositi, cominciando dal referendum, ma prima voglio vedere cosa accadrà. L’opinione pubblica ha già capito quello che c’era da capire».