Stefano Carofei/Imagoeconomica

«Non anteponete gli interessi elettorali alla responsabilità di governare il Paese. Cambiare idea sulla Tav come l’avete cambiata sulla Tap e il Terzo Valico non sarebbe un “tradimento”, ma una dimostrazione di responsabilità». L’ex sindaco di Torino e oggi deputato Piero Fassino si rivolge ai 5 Stelle e auspica che sull’alta velocità cambi posizione per evitare che «l’Italia rimanga in un angolo dell’Europa».

 

Fassino, il No alla Tav è un elemento fondante dei 5 Stelle. Perché cambiare idea ora?

«Capisco la difficoltà dei 5 Stelle. Avevano detto no alla Tap, al Terzo Valico, all’Uva, poi hanno dovuto dire sì a quelle opere. Si sentirebbero in imbarazzo a modificare idea anche sulla Tav. Questo è però il punto. Chi ha una responsabilità di governo non può anteporre gli interessi di parte o elettorali agli interessi del Paese. I grillini non  acquisirebbero maggiore credito agli occhi dei cittadini se dicessero “avevamo una certa idea, però, sulla base di un interesse del Paese, siamo pronti a prendere atto che la Tav si deve fare”».

 

Un modo per perdere consenso alla vigilia delle Europee e Regionali?

«Non sono convinto. A livello elettorale, i 5 Stelle rischiano un prezzo molto più grande a dire no alla Tav che a dire di sì. Dicendo sì scontentano qualche frangia del loro elettorato. Con il no scontentano una vasta opinione pubblica, in gran parte del Nord».

 

Salvini lo ha capito?

«La Lega ha legami forti con il Nord. Quando Fontana insieme a Sala dice sì alla Tav parla a nome della Lombardia, cuore produttivo del Paese. Quando Zaia dice che non si può rinunciare parla a nome di migliaia di imprese del Nord Est II Nord è la locomotiva che traina l’economia italiana e la Tav è importante per l’Italia».

 

Sta emergendo l’ipotesi MiniTav, rinunciando alla stazione di Susa. Cosa ne dice?

«Il progetto di oggi è del tutto Piero Fassino Capisco le loro difficoltà ma i grillini rischiano di pagare un prezzo molto grande opponendosi alla Alta velocità. Così tutto il paese è penalizzato 99 diverso dall’originario e i costi per l’Italia sono scesi a 4.7 miliardi. Si possono rivisitare ancora. Si può rinviare la costruzione della stazione internazionale di Susa, ma non avrebbe senso tagliare fuori lo scalo merci di Orbassan o, nodo strategico per ‘Forino»

 

Il governo rischia la crisi sulla Tav?

«Non so se entrerà in crisi sulla Tav, ma di sicuro mette in discussione il rapporto con un pezzo della società italiana. Le due manifestazioni di Torino sono state significative. Piazze con persone di ogni ceto e colore politico. C’era una città intera. Senza dimenticare la riunione, ancora a Torino, dei vertici nazionali di tutte categorie econom i ch e. Un governo deve tenerne conto. In caso contrario si verificherà una frattura difficile da ricomporre per l’esecutivo Conte».

 

Non possono agitare un’analisi costi-benefici che il Mit definisce negativa per sostenere la scelta?

«Per ora registro la curiosa contraddizione per cui mentre si dice valuteremo costi e benefici, Di Maio dice non la faremo mai. Vuol dire che qualsiasi sia la valutazione i 5 Stelle hanno un atteggiamento di pregiudizio».

 

I numeri non sono numeri?

«Bisogna essere onesti. I costi sono quantificabili subito, ma i benefici li misuri quando un’opera entra in funzione e nel medio periodo».

 

La Francia dice di fare l’opera e rispettare i tempi. L’Europa dice che potrebbe chiedere indietro i fondi. Cosa rischia l’Italia?

«Francia e Ue finanziano due terzi dell’intera opera. Le parole della ministra Borne e della Ue rendono più evidente come le decisioni vadano assunte in fretta»

 

Si possono dirottare i soldi della Tav sulla seconda linea di metropolitana di Torino?

«È un argomento fasullo. C’è sempre un’altra cosa che si può fare. Non si possono mettere in competizione necessità diverse. Soddisfare le esigenze dei pendolari non vuol dire negare il bisogno di infrastrutture veloci per chi deve portare le merci in Europa».