Trentatré miliardi di euro per opere cantierabili o appaltabili, per le quali si stanno ultimando gli iter autorizzativi, entro i prossimi due anni. E tutti per il Mezzogiorno.

Paola De Micheli, ministra per i Trasporti e le Infrastrutture, snocciola numeri, obiettivi e progetti con la sicurezza di chi può dimostrare, dati alla mano, «che al Sud la quota di investimenti pubblici dei prossimi 24 mesi del ministero che rappresento sarà il 50 per cento del totale nazionale.

E aggiunge: «Sarà una parte essenziale del Piano straordinario per il Sud che troverà la sintesi nei prossimi giorni con il premier Giuseppe Conte e sul quale tutti i ministri sono già da tempo impegnati. La funzione strategica del Mezzogiorno ci è sempre assolutamente chiara».

 

Trentatré miliardi di risorse nuove o già programmate e magari non spese?

«Parlo di risorse già programmate e dunque non solo dal nostro governo ma anche da quelli precedenti che noi trasformeremo in cantieri. Per le sole ferrovie, ad esempio, si tratta di 7,9 miliardi rispetto ai 7,5 miliardi di Centro e Settentrione messi insieme. I 33 miliardi comprendono anche opere stradali, portuali, aeroportuali, idriche ed edili e sono spendibili per intero, con ricadute nel settore dell’edilizia. Come pure le risorse che abbiamo messo a disposizione del trasporto pubblico locale nel Sud: sono stati assegnati 754 milioni fino al 2033 per rinnovare i parchi autobus anche in chiave anti-inquinamento. La Campania, ad esempio, dal 2020 al 2033 potrà contare su oltre 11 milioni ogni anno rispetto ai 7 milioni del 2019».

Trentatré miliardi da spendere: dove? Faccia qualche esempio concreto, ministra.

«Per le opere stradali un cantiere da un miliardo e 300 milioni sulla statale 106 Jonica a marzo, nonché una quota dei 650 milioni previsti per le Provincie, su base nazionale, per le strade di loro competenza e 754 milioni per la Ragusa-Catania. Per quelle ferroviarie 2 miliardi e 560 milioni per la Campania tra Alta velocità Napoli-Bari, upgrading infrastrutturale, nodo complesso di Pompei e soprattutto la bretellina di collegamento di San Giovanni a Teduccio con l’Alta velocità che conto di finanziarie entro il 2020. E ancora 479 milioni per Bari-Bitetto che inauguriamo nelle prossime settimane e il completamento del raddoppio della Pescara-Bari».

Sono tutte priorità indiscutibili?

«Assolutamente sì. Le linee guida del mio ministero sono chiare: la rete ferroviaria al primo posto, con la linea Napoli-Bari su tutto il resto (non a caso abbiano confermato proprio di recente il commissariamento). Ma anche con un impegno forte per nodi strategici come il collegamento ferroviario del porto di Gioia Tauro in Calabria: se parte finalmente questa enorme, bellissima infrastruttura decolla anche il resto della Calabria. La seconda linea guida è la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali, con un piano di manutenzione straordinaria che stiamo definendo con l’Anas e i concessionari. Ho previsto una sede aggiuntiva al Sud, a Bari, della neocostituita Agenzia per la sicurezza stradale e ferroviaria che conto di inaugurare a marzo 2020».

Ha fatto pace con il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio De Caro, dopo le incomprensioni sul rinvio del nuovo treno da Napoli per Bari?

«Con De Caro non ci sono mai incomprensioni. Erano girate informazioni non corrette e quindi confermo che il treno Napoli-Bari sarà attivato a marzo, spero in occasione della “Festa della Donna”, perché sarà un treno donna».

C’è però un grande, legittimo allarme tra i pendolari e gli utenti dell’Altavelocità di Napoli per i continui problemi della rete, almeno fino a Roma: se ne sta occupando?

«Capisco. Abbiamo avuto alcuni problemi nelle ultime settimane. Interventi di manutenzioni in corso, fattori di imprevedibilità, ma anche qualche “scherzetto” chiamiamolo così, poco piacevole. Non nego che ci siano stati problemi anche molto seri negli ultimi giorni ma complessivamente non siamo fuori standard. Non dimentichiamo che l’Alta velocità ha compiuto dieci anni e che gli interventi di manutenzione sono aumentati».

Pace fatta con il ministro del Sud Peppe Provenzano a proposito dei commissari delle Zes?

«Non abbiamo mai litigato. Per quanto mi riguarda la priorità è garantire ai porti del Mezzogiorno la spinta necessaria per diventare a tutti gli effetti protagonisti del traffico marittimo commerciale che attraversa il Mediterraneo, con un valore di oltre 450 miliardi di euro. Stiamo interagendo con l’Europa affinché i benefici fiscali delle Zes ricadano anche sugli operatori logistici e del trasporto che oggi ne sono esclusi pur essendo in realtà i veri attori della realtà interportuale».

Nei 33 miliardi di euro ci saranno anche ricadute per l’edilizia, il settore che non riesce ancora a ripartire dopo la grande crisi?

«Ci sono 610 milioni di edilizia diretta, ovvero già appaltabili e cantierabili attraverso i Provveditorati alle opere pubbliche, che sono tutti per il Sud. E altri 850 milioni per il piano di rinascita urbana previsto in legge di Bilancio. Apriremo un bando per i Comuni. Con i fondi nazionali che verranno assegnati per i progetti di edilizia residenziale pubblica. Ci aspettiamo una forte domanda soprattutto dal Mezzogiorno, anche superiore alla riserva di legge del 34 per cento. Nei prossimi mesi sarò spesso al Sud sui cantieri e nei luoghi delle opere da appaltare».