Teresa Bellanova, senatrice Dem e responsabile del Mezzogiorno nella segreteria nazionale del Pd, dopo i tragici accadimenti nel Foggiano, la legge nazionale sul caporalato è sotto attacco da più versanti.
 

È davvero uno strumento insufficiente?

 
«Assolutamente no. Nel 2016, sotto il governo Renzi, l’Italia si è dotata di una legge di civiltà che prevede, unico caso in Europa, il reato di grave sfruttamento sul lavoro. E i risultati sono arrivati. Solo nel primo semestre del 2018 sono stati arrestati undici sfruttatori».
 

Per qualcuno sono numeri insufficienti.

 
«Chi attacca la legge perché in due anni il fenomeno non è stato debellato non sa di cosa parla. Ed è, vorrei aggiungere, indecorosamente alla guida del Paese. I problemi complessi richiedono fisiologicamente tempi lunghi. Ciò detto, la legge definisce il reato e fornisce strumenti preziosi che, però, devono essere applicati in modo corretto».
 

Si riferisce al tema dei trasporti?

 
«Sì, è un nodo cruciale. So bene che la questione non può essere semplicemente archiviata facendo leva sul settore pubblico. Serve una sinergia con il privato ed è ciò che la legge prevede, puntando anche sulle risorse delle imprese. Sono i tavoli locali di concertazione a dover definire le migliori modalità».
 

Il governo ha mostrato i muscoli e promesso tolleranza zero. Un messaggio positivo?

 
«La tolleranza zero va benissimo, ma se ci riferiamo all’illegalità, non certo ai migranti contro cui l’esecutivo si è finora accanito. Forse a qualcuno sfugge che se nelle campagne foggiane non ci fossero loro, i pomodori in gran parte rimarrebbero lì».
 

Però senatrice, al netto degli intendimenti generali, servono proposte concrete. Ha qualche idea?

 
«Accanto al problema dei trasporti, sopravvive quello degli alloggi. Mi piacerebbe che, nelle zone più calde, come il Foggiano o Rosarno in Calabria, il governo utilizzasse gli immobili sequestrati alla mafia per risolvere l’emergenza abitativa di queste persone».
 

Accanto a tutto questo, sopravvive poi il nodo economico perché alla base del meccanismo ci sono anche i prezzi troppo bassi imposti ai piccoli produttori dalla grande distribuzione…

 
«Non c’è dubbio, ma, anche qui, non servono decreti o modifiche alla legge. C’è bisogno di una forte intesa fra produttori, trasformatori e distributori. Se non si interviene sulla filiera è impossibile spezzare il meccanismo».
 

Sinistra italiana propone un osservatorio nazionale e regionale sui prezzi. È d’accordo?

 
«Non sono gli strumenti che mancano, ma la volontà. Le cabine di regia già esistono, si tratta semplicemente di incoraggiare una profonda sinergia fra le parti».