legge sul caporalato
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Una due giorni pugliese per ribadire la centralità del tema sicurezza, occultato nelle cronache dall’emergenza Coronavirus. Il viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, sarà infatti oggi a Bari per un vertice in Prefettura e per una visita al bene sequestrato Villa Artemisia e domani, sempre nel capoluogo, per un incontro con il sindaco Antonio Decaro.

Poi una tappa a Mola e, nel pomeriggio, doppio appuntamento a Brindisi. Prima di avviare il ragionamento, però, Mauri lancia un messaggio sul caso Gazzetta del Mezzogiorno: «Manifesto la mia solidarietà al direttore, ai giornalisti e a tutti i lavoratori che da mesi continuano, con grande difficoltà e spirito di sacrificio, a credere in questo giornale nonostante le difficoltà economiche. Parliamo di una testata con oltre 130 anni di attività. L’auspicio è che tutto possa risolversi al più presto, non solo per i lettori ma per la qualità dell’informazione».

 

Viceministro Mauri, sindaci e amministratori chiedono maggiore sicurezza e una più altra presenza di forze dell’ordine. Ad esempio, l’area dauna è stata recentemente ferita da una serie di attentati in rapida sequenza. Come si risponde all’emergenza?

«La sicurezza per noi è una priorità assoluta e lo dimostrano gli interventi messi in campo. Nella provincia di Foggia la risposta dello Stato è stata decisa e tempestiva: è stata aperta una nuova sezione della Dia e sono stati inviati 91 uomini in più, un incremento consistente».

La grande piaga pugliese, però, resta quella del caporalato. La legge 199/2016 è stata contestata da molte aziende che lamentano una eccessiva burocratizzazione delle procedure. Serve rimetter mano alla legislazione?

«La legge funziona, lo dicono i risultati delle indagini. Ora siamo impegnati a rafforzare la prevenzione, come dimostra il Piano Triennale recentemente approvato. Se poi la norma si può migliorare nella sua attuazione pratica, siamo a disposizione. Ma si tratta di un provvedimento fondamentale che abbiamo voluto come centrosinistra e che ha innovato la strategia di contrasto al fenomeno».

Allarghiamo lo sguardo: come è cambiata la gestione del problema sicurezza dal governo gialloverde a quello giallorosso?

«Siamo passati dalla propaganda ai fatti, dalle felpe agli interventi concreti. Nell’ultima Manovra abbiamo stanziato centinaia di milioni per il comparto come i 175 per lo straordinario che Salvini aveva solo promesso. Ma la repressione è solo parte del problema. Servono politiche sociali e di riqualificazioni per prosciugare in anticipo i bacini ove prolifera la criminalità».

I decreti Sicurezza di Salvini: cosa c’è da cambiare e cosa da salvare?

«Hanno prodotto conseguenze molto negative e per questo meritano una profonda revisione. Basti pensare alla cancellazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, scelta che avuto come unico effetto quella di aumentare di 33mila unità gli irregolari sul territorio. E l’irregolarità produce inevitabilmente marginalità e disagio, rendendo così più probabile comportamenti illegali».

In che modo interverrete per cambiare i decreti?

«È necessario rafforzare i servizi di integrazione tagliati dall’ex ministro Salvini. Ci saranno nuove riunioni, dopo quella del 17 febbraio, e si lavorerà per mettere nero su bianco una proposta di riscrittura: la strada è separare la parte sulla sicurezza da quella sull’immigrazione, offendo una politica di integrazione più efficiente».

Ha fondamento la voce che vorrebbe il Cara di Bari destinato a diventare un grande hub dell’accoglienza? La Lega parla di Bari come «la nuova Lampedusa».

«Assolutamente no. Sono le solite affermazioni fatte per speculare elettoralmente ma non corrispondono alla realtà. Il Cara di Bari viene utilizzato in parte per l’accoglienza di migranti che sono oggetto di ricollocazione in altri Paesi».

Proprio a Bari, dopo il servizio della trasmissione Rai «Povera Patria» e le interrogazioni parlamentari dei leghisti, si è posto il problema della presenza di agenti stranieri che selezionerebbero i migranti migliori da accogliere, in deroga agli accordi. La dirigente europea dell’Easo, europeo per l’asilo, intervistata nel servizio, sembrava confermarlo. È così? Può smentirlo?

«Non esistono selezioni di Paesi esteri. Le liste sono anonime e l’identità del migrante viene fornita solo successivamente. Gli Stati che accolgono non possono scegliere i beneficiari, gli abbinamenti sono fatti proprio dall’Easo sulla base di criteri obiettivi e condivisi».

Capitolo Coronavirus. La «stretta» disposta dal Governo su scuole, università ed eventi sportivi potrà essere gestita con serenità?

«Le decisioni sono ispirate dalle indicazioni della scienza. A fianco del governo c’è un comitato scientifico che lavora 24 ore al giorno. Dobbiamo avere fiducia e rispettare le indicazioni raccomandate. Ma per uscire dall’emergenza serve la collaborazione di tutti i cittadini».

Cosa risponde a chi vi sccusa di aver mal gestito la crisi?

«Tra i professionisti della polemica c’è chi ha accusato il Governo di aver fatto troppo e chi di aver fatto troppo poco. La verità è che siamo intervenuti per tempo e in modo adeguato. Ora è il momento di lavorare tutti insieme».

La tenuta della maggioranza, però, resta un punto cruciale. Superata l’emergenza il problema si porrà: come regolarsi con chi, come Matteo Renzi, punta a rivoluzionare l’agenda del governo? Meglio il dialogo a oltranza o una «separazione consensuale»?

«Superata l’emergenza sono convinto che, attraverso una mediazione alta, sia possibile trovare alcune soluzioni concrete, a patto però che si abbandonino i rilanci continui, i toni di sfida e le minacce sulla tenuta dell’esecutivo. Polemiche che non servono al Governo e nemmeno ai cittadini»