Mezzogiorno
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C’è davvero nel Pd una questione settentrionale? Nicola Oddati, responsabile Cultura del PD, intervistato dal Mattino, non ha dubbi: “in questi anni il Pd è stato molto influenzato dalla cosiddetta questione settentrionale spiega -. Si pensi alla riforma della seconda parte della costituzione. Noi militanti del Sud abbiamo visto spesso atteggiamenti un po’ snob verso il partito meridionale e, più complessivamente, abbiamo registrato una perdita di attenzione. La politica degli incentivi, Industria 4.0, il jobs act, il credito di imposta hanno avuto senza alcun dubbia una ricaduta maggiore verso la struttura produttiva del Nord. La spesa pubblica ha favorito il Settentrione rispetto al Mezzogiorno. Il dibattito sul regionalismo differenziato è stato influenzato da tre regioni del Nord, compresa l’Emilia Romagna”.

Una situazione che il virus ha cambiato, aggiunge Oddati “la pandemia ha sicuramente colpito in termini sanitari di più il Nord e in termini economici l’Italia intera. I provvedimenti fin qui presi dal governo hanno cercato di dare risposte a tutti. Se le imprese sono concentrate di più al Nord, il taglio dell’Irap avrà, ovviamente avvantaggiato la struttura produttiva settentrionale. Se le partite Iva sono di più al Nord, i bonus saranno andati in maggioranza li. È così per la Cassa integrazione. Secondo i dati Svimez i benefici dei decreti Cura Italia e Rilancio sono stati di 1344 euro pro-capite al Centro-Nord e 1015 al Sud. Basta fare due conti”.

Quale è il suo giudizio sui provvedimenti del governo lavoro, infrastrutture, servizi per il Meridione?

“Sono molto favorevole. Mi paiono il risultato della presa di coscienza che occorre una nuova politica economica per il Sud e per l’Italia. La decontribuzione può essere certamente estesa, ma lasciando un margine competitivo per chi investe nel Sud. Io vorrei fare una domanda ai miei amici e compagni del Nord: ha un senso per voi avvicinare il gap storico tra Nord e Sud? E una missione per una forza democratica, riformista e progressista? Questo è il tema. E per noi ha un senso speciale. Il nostro dna è quello di una forza nazionale, che non insegue i localismi, che dice e pratica: prima le persone”.

La fase che si aperta dopo l’emergenza da Covid-19 non imporrebbe una visione unitaria e globale?

“La pandemia ha ridisegnato la mappa dei bisogni e delle politiche da mettere in campo. Ora dobbiamo investire in sanità e scuola pubblica, in innovazioni di processo segnate dalla sostenibilità ecologica e dalla digitalizzazione, in smart working, in nuova dotazione infrastrutturale, materiale e immateriale, in formazione continua. Sarà una rivoluzione”.

“Un compito riformista, o riformatore che dir si voglia, mi pare quello di immaginare nuovi modelli e motivi redistribuivi. In questo senso anche il tema Nord-Sud ha bisogno di nuove categorie. Perché ci dono sacche di arretratezza e aree marginali a Sud e a Nord, aree di crescita e dinamismo anche. Poi però ci sono i dati macroeconomici e statistici. E rimane un dovere dell’Italia provare ad essere un Paese più coeso e più giusto, territorialmente e socialmente. È un dovere del Pd lavorare per questo obiettivo”, conclude Oddati.