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Il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano,  domenica ha guardato la locandina dell’evento sulla Ripartenza di cui era l’ospite d’onore e ha detto: «No, grazie».

Le motivazioni le ha chiarite: “Gli invitati erano 14, tutti maschi. Ho provato disagio. Tante volte mi accorgo dello squilibrio, stavolta era una vera e propria rimozione. Non voglio colpevolizzare gli organizzatori. Sono persone che stimo e anzi mi sono scusato per aver detto no senza segnalarlo prima. Non è il fatto in sé, è il segno di un ritardo più generale».

 

E sulla parità di genere in politica: «Non condanno nessuno, ma nessuno di noi maschi deve sentirsi assolto. Ci sono gesti sbagliati, disattenzioni, riflessi condizionati: nei luoghi di lavoro, nella vita politica, anche nelle nostre case. È un retaggio di secoli oggi sempre più inaccettabilie. In Italia abbiamo un divario di genere che è tra i più gravi al mondo. Qualche mese fa il World Economic Forum ha detto che per raggiungere la parità tra i sessi ci vorranno altri 257 anni. Ma dalle reazioni che ho avuto, dopo il mio rifiuto, non penso sia così».

 

“Sono convinto sia una questione che riguarda tutti. La politica diventa forte anche quando riconosce i propri errori e li corregge. In questo caso è stato importante farlo. Ho giurato sulla Costituzione e in cuor mio sull’articolo 3. Dobbiamo avere ancora più cura. Ho provato a farlo da ministro: la mia capo gabinetto è una donna. Su 4 uffici, 3 sono gestiti da donne. Chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di manifestare un’attenzione in più».

 

Le istituzioni sono in ritardo sulla realtà. «Ma non riguarda solo la politica. Penso agli editorialisti, alle prime pagine dei giornali, a tutta la società. Da un certo punto di vistai partiti hanno fatto passi avanti. Nel centrodestra c’è una classe femminile di primo piano».

 

Un impegno per la sinistra italiana: “La sinistra, che è nata per contrastare le diseguaglianze, deve fare di più. In particolare noi giovani dobbiamo praticare questa parità. Nicola Zingaretti ha lanciato un “women new deal“. Mettere le donne al centro della ripartenza: questo serve».

 

«La crisi in generale ha fatto emergere le nostre fragilità e ha rischiato di allargare le diseguaglianze che esistono. Se si è abbattuta sulle donne è anche per questo. I bonus baby sitter, i congedi, hanno funzionato, ma anche la perdita di occupazione ha riguardato soprattutto le donne. Che hanno dimostrato quanto il loro lavoro sia importante nella ricerca, negli ospedali, nei supermercati. Questo è il momento di nuovi diritti».

 

Parità salariale tra uomo e donna. «La parità salariale è una legge presentata in Parlamento che deve assolutamente andare avanti. Da ministro del Sud, dico che la questione meridionale è soprattutto femminile».

 

Il piano Sud ha l’ambizione di agire su tutto il sistema. “Nei giorni scorsi abbiamo sbloccato 300 milioni per questioni social nei comuni del Sud, a partire dagli asili nido. Poi ci sono i fondi per il contrasto alla povertà educativa. La vita di un bambino, il suo futuro, non possono dipendere da un codice postale, dal luogo in cui è nato».

 

Milena, il Paese di Provenzano. “E’ un piccolo paese dove le donne hanno sempre contato molto. A fine ‘800, durante i fasci contadini, ci fu una rivolta di 500 donne che insorsero e liberarono gli uomini arrestati nelle campagne. Sul Mezzogiorno esistono ancora stereotipi, perché non raccontiamo mai tutta la storia».

 

L’Intervista completa su La Repubblica