Mezzogiorno
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“Due anni senza oneri contributivi in favore dell’occupazione”.


Peppe Provenzano
, ministro per il Sud e la coesione territoriale, in un’intervista al Mattino parla della strategia del governo per l’utilizzo dei fondi europei e sottolinea: “con il Recovery Fund mai così tanti soldi al Mezzogiorno. Già dal 2021 il taglio degli oneri contributivi del 30% per gli uomini e del 100% per le donne”.

Come spendere i fondi del Recovery Fund nei tempi molto ravvicinati previsti dall’Ue?
“La prima cosa da fare – risponde il ministro – è applicare la riserva del 34% e recuperare capacità di spesa, come stiamo facendo, per accelerare l’attuazione del Piano Sud 2030 che è una delle gambe su cui si muoverà il Piano nazionale che di qui a settembre dovremo definire. Partiremo dalle missioni previste nel documento, e cioè scuola, salute, infrastrutture e innovazione, oltre all’attrazione degli investimenti, a partire dalle Zes. Ma dobbiamo osare di più”.

Abbiamo bisogno di accompagnare il rilancio degli investimenti pubblici e privati con una fiscalità di vantaggio che eviti il collasso occupazionale nel Mezzogiorno – evidenzia Provenzano – La mia proposta è un taglio del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese a scalare fino al 2030. Ne stiamo discutendo in sede di governo ma credo che dovremo attuare questa misura già entro quest’anno e confrontarci poi con la Commissione perché sia inserita nel nuovo ciclo della programmazione 2021-2027. Ripeto, è tempo di osare. Non possiamo rassegnarci a una jobless recovery”.

 

La nuova questione meridionale, aggiunge il ministro “è essenzialmente una questione femminile. Ci vogliono interventi nelle infrastrutture sociali, come abbiamo fatto con i Comuni. Ma d’intesa con la ministra Catalfo inseriremo nel primo provvedimento utile di governo l’incentivo all’occupazione femminile al Sud, attraverso la riduzione al 100 per 100 degli oneri contributivi per le assunzioni delle donne per i primi 24 mesi”.

Nell’intervista Provenzano spiega che “nella negoziazione sul bilancio pluriennale dell’Ue, non solo non sono state ridotte le risorse per la Politica di coesione ma rispetto al ciclo di programmazione 2014-2020 e alla stessa proposta iniziale della Commissione abbiamo ottenuto un miliardo in più, da 26 a 27, per le regioni meridionali. Ha pagato il gioco di squadra e la determinazione degli agguerriti componenti della delegazione italiana di negoziatori, dal ministro Amendola a tutta la rappresentanza italiana a Bruxelles”.

“Ci sono le risorse del Piano next generation, con la React-Eu che di fatto rafforza la politica di coesione e dunque le aree meno sviluppate; ci sono più soldi per i fondi strutturali 2021-27; e c’è un aumento del Fondo sviluppo e coesione 2021-27 che passa allo 0,6% del Pil e mette in campo 73 miliardi, come previsto dal Piano straordinario Sud 2030 che è parte integrante del Pnr. Dopo decenni, siamo davanti a un’opportunità storica – sottolinea Provenzano -: ci sono le condizioni per provare davvero a invertire il divario e ridurre le disuguaglianze territoriali. E c’è un governo, anche qui dopo decenni, che ci crede sul serio: questa è la prima crisi in cui il Mezzogiorno non ha perso nessuna delle risorse ad esso destinate”.