Matteo Renzi,

Matteo Renzi sarà stasera (ore 18) a Napoli, al circolo Artistico Politecnico, per presentare il libro «Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani».

 

Presidente, l’intesa sull’autonomia differenziata che, ricordo, fu avviata dal governo Gentiloni tende a spaccare il Paese. I1 Sud rischia di restare ai margini?

«Per me è un errore politico. Fa male al Sud ma non serve all’Italia. Detto questo, vedremo le carte quando arriveranno. Per adesso sono solo parole buone per i post di Salvini, ma senza alcun effetto concreto».

 

La Lega si rafforza al Sud ma utilizza il proprio consenso per favorire politiche a vantaggio del Nord. Il M5s un anno fa fece incetta di voti nel Mezzogiorno grazie alla promessa del reddito di cittadinanza. La sensazione è che il Sud sia sempre e solo utilizzato come serbatoio elettorale. Non crede che il Mezzogiorno abbia bisogno di un`altra strada?

«Noi abbiamo provato a seguire un’altra strada. Patti territoriali, investimenti in porti e aeroporti, Pompei e cultura, JobsAct. Il contrario dell`assistenzialismo tipico del reddito di cittadinanza, che invece lega ancora una volta i cittadini del Sud ai dirigenti e ai burocrati locali: una sorta di baciamano istituzionale. Noi siamo quelli che hanno rilanciato Pompei e portato la Apple alla Federico II. Loro sono quelli che vogliono assumere i navigator, che sono i forestali del terzo millennio».

 

Lei da presidente del consiglio prese impegni perBagnoli e per la rimozione delle ecoballe. Male due emergenze sono tuttora irrisolte. Cosa non ha funzionato?

«Abbiamo messo soldi, liberato le procedure, stanziato risorse mai viste. Adesso tocca agli enti preposti. A Bagnoli ora sostanzialmente il progetto è bloccato».

 

Un anno fa lei contrastò fortemente l’ipotesi di un’alleanza con il M5s che pure in molti, nel Pd, volevano. Dodici mesi dopo, può dire di aver avuto ragione?

«Si. Lo riconoscono tutti adesso. Meglio tardi che mai».

 

Eppure, in questa fase congressuale c’è chi rilancia, soprattutto in caso di vittoria di Zingaretti, l’ipotesi di un dialogo con il M5s. È una ipotesi realistica?

«Zingaretti ha smentito questa ipotesi. E l’hanno smentita anche Martina e Giachetti. Sono soddisfatto e faccio gli auguri al nuovo segretario».

 

Ogni tanto si rincorre la voce di un partito di Renzi. Ci sarà? O sosterrà lealmente il nuovo segretario?

«Ho sempre smentito una simile voce, un mio partito è fantapolitica. Nel libro non parlo mai di questa possibilità, ma di come portare avanti una battaglia contro il populismo che sta bloccando il Paese e sta portando l’Italia in recessione, una recessione che pagherà soprattutto il Mezzogiorno. Per il resto, auguro al nuovo segretario di non subire il fuoco amico che ho subito io. Da quando il Pd ha toccato il 40 per cento, ci si è incartati in una guerra interna al segretario».

 

Le prossime europee saranno cruciali. Le forze populiste e sovraniste si  presentano con l’obiettivo di scardinare la Ue. Quanto è reale questa possibilità?

«Non credo e non penso che l’Europa morirà per mano dei populisti. Mi sembra una possibilità esagerata. Le forze populiste non avranno la maggioranza, che sarà invece saldamente in mano alle forze europeiste, i socialisti, i popolari, i verdi, i liberali di Alde, la Lrem di Macron. Non sono preoccupato per questo. Piuttosto, è importante far seguire in Europa una stagione di riforme e non nascondersi dietro i grigi apparati della burocrazia».

 

Converrà però che questa Europa vada profondamente cambiata.

«Non c’è dubbio. Non a caso nel mio libro propongo l’elezione diretta del presidente della Commissione e insisto sul tema della flessibilità, per abbassare le tasse e non per ricorrere a strumenti di assistenzialismo. C’è bisogno di nuova linfa e di coraggio per scardinare il blocco populista attraverso riforme vere. E quello che il nostro governo ha fatto in Italia, non solo con il JobsAct e altre misure per la crescita, ma anche con le leggi sui diritti civili, a favore del terzo settore, a sostegno dei disabili con la “Dopo di noi”, contro il caporalato».

 

L’asse sempre più stretto tra Merkel e Macron non rischia di dare ragione a chi in Italia critica l’Europa?

«Quando c’eravamo noi l’asse era a tre, a Ventotene c’era l’Italia con la Merkel e Hollande. Oggi, purtroppo, dobbiamo parlare della assurdità di Di Maio che va a Parigi ad incontrare i gilet gialli che vogliono fare un colpo di Stato contro Macron, della inconcludenza di Salvini che sta portando il Paese all’irrilevanza, della inconsistenza di Conte che al Parlamento europeo interviene in un’aula deserta».

 

La Commissione Ue ha nuovamente bocciato l’Italia, parlando di «squilibri economici eccessivi». Secondo lei ci sarà una manovra correttiva?

«È il segreto di Pulcinella. Tutti sanno perfettamente che non ci sono i soldi, che mancano 40 miliardi,15 per il 2019 e 25 per le clausole di salvaguardia del prossimo anno. Dopo le europee ci sarà la stangata, faranno la patrimoniale, rimetteranno l’Imu che il nostro governo aveva tolto».

 

Presidente, l’inchiesta sui suoi genitori le provoca più rabbia o più amarezza?

«Molta amarezza, perché è una cosa enorme e abnorme. Come figlio mi fa molto male, da uomo delle istituzioni ho fiducia nella magistratura. La stessa fiducia che avranno i miei genitori quando chiederanno i risarcimenti per gli attacchi che stanno ricevendo. Finora, per ben due volte Travaglio è stato condannato per diffamazione. Aspettiamo, il tempo è galantuomo».

 

Il suo libro sta scalando le classifiche: se l’aspettava?

«Non me l’aspettavo, e mi fa piacere il grande affetto che la gente mi sta dimostrando. Ma il libro è anche il segno che c’è voglia di politica e che gli italiani non ne possono più di ascoltare i vuoti slogan urlati da Salvini e Di Maio. È facile essere populisti quando sei all’opposizione, poi arrivi al governo e i palloncini si sgonfiano».