Mezzogiorno
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“Chissà in quanti si ricordano delle dichiarazioni, dei cinguettii e dei post che nell`estate del 2015, corredarono l`uscita dei dati dell`allora rapporto Svimez. I numeri erano effettivamente drammatici e consegnavano al Paese un pezzo di Italia in profonda agonia. Su quei numeri si sviluppò un dibattito pubblico che tornò ad accorgersi del Mezzogiorno. Non mancarono strumentalizzazioni e speculazioni politiche. Il 17 agosto 2015 il PD convocò una riunione della sua Direzione Nazionale proprio sul tema Mezzogiorno.

Il segretario Matteo Renzi fu chiarissimo, nessun cedimento a «lamentazioni» e «piagnistei», ma una azione di governo finalizzata e riprendere una vera politica di sviluppo. Da lì partì il Masterplan per il Sud.

Ricordo l`alone di scetticismo intellettuale che accompagnò questa iniziativa. Sono trascorsi 16 mesi da allora e in questo periodo sono stati conclusi patti con tutte e 8 le Regioni meridionali e siglati accordi con le città metropolitane compresa Napoli che sembrava per ragioni politiche il più complicato da concludere. Attraverso il Masterplan si è data priorità e vere politiche di sviluppo partendo da progetti concreti su ricerca, infrastrutture, beni culturali, e soprattutto per recuperare competitività del manifatturiero e del settore industriale.

A questo si sono accompagnate riforme importanti come quella del mercato del lavoro e un recupero nella capacità di spesa dei Fondi europei. Basti pensare che ad inizio della legislatura avevamo appena utilizzato il 15% delle risorse disponibili del programma 2007-2013. Così quando giovedì scorso ho partecipato alla presentazione dell`ultimo rapporto Svimez ho pensato a tutto questo quando venivano evidenziati tutta una serie di indicatori, finalmente, positivi. Dopo 7 anni il Pil del Sud è tornato a crescere e anche l`occupazione. Anche grazie a misure come la «decontribuzione» prevista dalla Legge di Stabilità dello scorso anno. Ma non voglio mettermi ad elencare numeri.

Sono del Sud e vivo al Sud e so quante difficoltà ci sono. Quante persone vivono in povertà, quante fanno fatica a
consentirsi cure mediche o a far studiare i figli, e quante purtroppo vanno via. Oggi però abbiamo un contesto diverso.
Il PD e il governo hanno avuto il merito di aver «sdoganato» nuovamente la questione meridionale dopo anni di
marginalità. Anni in cui la destra ha usato il sud come bancomat per pagare, ad esempio, con le risorse destinate al
proprio sviluppo, le multe sulle quote latte. Anni di titolo V con un federalismo figlio di una suggestione «para leghista»
che aveva suggestionato anche partiti del centronsinitra. Anni in cui la Lega era considerata una «costola» della sinistra.
Sappiamo che c`è molto da fare per consolidare questi germogli di crescita e per scongiurare richiami neo assistenziali.

Strumentalizzare lo stato dì bisogno delle persone per lucrare consensi magari prospettando, come fanno I 5 stelle, un reddito di cittadinanza con somme non sostenibili che non percepiscono neppure molti che lavorano è un evidente tentativo di raggiro. Noi vogliamo farci carico di chi è davvero in difficoltà ma sappiamo che é il lavoro la prima misura di contrasto alla povertà. Ecco perché i dati dell`ultimo rapporto Svimez sono importanti e avrebbero meritato ben altra eco, anche nel dibattito, pubblico, come stimolo a un confronto per sviluppare ulteriori strategie di rilancio per il sud.

Invece Membrato tutto «ordinario». Eppure quei dati confermano la fondatezza di un impegno e di un lavoro che vogliamo proseguire anche attraverso il Sì alla riforma costituzionale. Il sud ha tutto da guadagnare dal nuovo assetto istituzionale, dalla certezza del processo legislativo, dello sconfiggere alibi e rendite di posizione che sono all`origine del gattopardismo. Io credo invece che ci siano tutte le condizioni perchè il Mezzogiorno possa dire Si ed essere protagonista del cambiamento. Chi sceglie il No, soprattutto al Sud, vuol dire che si rassegna a non voler cambiare.
E il peggior nemico del Mezzogiorno, lo sappiamo bene, che è lo status quo. Non possiamo rassegnarci ad un Sud rappresentato solo dalla rabbia di tanti Napalm 51 che, proprio come il personaggio crozziano, affidano la propria voce al rancore e al risentimento. Noi sappiamo che il nostro Mezzogiorno è soprattutto altro. È voglia di farcela, è ricerca di riscatto, è combattere. La rabbia è un sentimento che rischia di prevalere in politica solo quando la politica abdica del suo compito. Ecco perchè il futuro dell`Italia e del sud che vogliamo passa anche da questa scelta e da questo Si che guarda avanti.