Onorevole Tinagli, l’Italia è in ritardo nella predisposizione del Recovery Plan o certe paure sono infondate?

«Qui a Bruxelles non c’è traccia per la verità di queste preoccupazioni anche perché non sono ancora apertele procedure per presentare i Piani nazionali – risponde Irene Tinagli, Pd, economista e presidente della Commissione problemi economici dell’Europarlamento -. L’Italia ha inviato la sua bozza a metà ottobre come altri Paesi, rispettando i tempi previsti. Noi come Europarlamento contiamo di definire le norme per i regolamenti entro fine anno e quindi a gennaio si potranno presentare i singoli Piani. Non ho motivi di ritenere che l’Italia non ce la farà. Piuttosto, a Bruxelles è stata salutata positivamente la ritrovata coesione del Parlamento con il voto bypartisan sul nuovo scostamento di bilancio: un segnale importante perché qui il tema della stabilità e affidabilità politica degli Stati membri è molto sentito».

Anche lei ritiene, come il governo, che il Recovery Fund si debba investire soprattutto nel Mezzogiorno per far ripartire il Paese?

«Immagino che al Sud saranno anche stanchi di sentir ripetere che bisogna ripartire da lì per la crescita del Paese: per questo bisogna pensare ad un Piano strategico per tutto il Paese con le dovute specificità, anche perché la pandemia ci ha fatto capire che esistono carenze enormi in tutto il Paese, che i divari sono trasversali, cioè, e che alcuni aspetti relativi al Nord sono stati sopravvalutati. Non a caso, tutta l’Europa sta riflettendo su che tipo di modello di crescita più sostenibile bisogna adottare dopo la pandemia. E questa a mio giudizio può diventare una grande opportunità per il Sud».

In che senso?

«Riconversioni industriali, investimenti green, produzione e distribuzione di energia pulita, scelte economiche insomma sostenibili come chiede l’Europa, proprio in aree come il Mezzogiorno, possono essere più agevolate rispetto ad altre dove c’è un tessuto produttivo molto più diffuso e tradizionale che potrebbe fare maggiore fatica ad accettare un certo cambiamento. Penso anche alla digitalizzazione per la quale il Sud è in forte ritardo ma su cui saranno disponibili tantissime risorse. Mezzogiorno cioè come laboratorio, per raggiungere questi obiettivi e rappresentare il cuore di nuove politiche industriali».