Sintesi dell’intervista di Umberto De Giovannangeli su Il Riformista

 

“C’è un solo modo per sottrarci ai ricatti e al cinismo di autocrati come Lukashenko (o Erdogan), pronti a generare il caos e usare i profughi come armi di una guerra ibrida: dotarci di una politica estera e di una politica migratoria veramente europee. Dobbiamo mostrare che come Europa non abbiamo paura dei flussi di migranti, che non litighiamo per chi debba gestirli, che abbiamo un piano comune per farlo“, così esordisce Lia Quartapelle, Capogruppo del Pd alla Commissione esteri della Camera, Responsabile Europa, Affari internazionali e Cooperazione allo sviluppo nella Segreteria Nazionale del Partito Democratico nella sua intervista a Il Manifesto.

Continua citando Papa Francesco: “Possiamo accogliere finché c’è la possibilità d’integrare. Questo è quello che deve fare l’Europa. L’Europa non si è mai preoccupata del tema dell’integrazione e quindi è diventata tutta solo ed esclusivamente gestione dell’emergenza. Abbiamo modelli diversi tra paesi europei, quasi tutti che non hanno funzionato. L’Italia arrivando in ritardo sul tema, e potendo trarre insegnamenti e indicazioni dai modelli che non hanno funzionato, potrebbe essere un esempio di quello che si può fare come accoglienza, dando dei limiti ma anche degli standard”.

 

“Quando si è insediata, Ursula von der Leyen aveva annunciato che la sua sarebbe stata una Commissione geopolitica. Poi c’è stato il Covid, e le priorità sono cambiate. Quello che sta avvenendo al confine tra Bielorussia e Polonia e Lituania, con migliaia di donne, uomini, bambini, accampati lungo il filo spinato che costeggia il confine con l’Unione europea e tenuti lì bloccati dall’esercito bielorusso, è purtroppo la conseguenza della debolezza geopolitica dell’Unione europea.”

 

Quartapelle aggiunge: “Non si è impostata nessuna strategia per contenere o influenzare il disastro bielorusso che andava svolgendosi ai nostri confini. Oggi ci troviamo a difenderci da una guerra ibrida scatenata ai nostri confini senza essere in grado di rispondere in nessun altro modo se non ricevendo la presidente eletta della Svetlana Tikhanovskaja, al Parlamento europeo”.

 

Lia Quartapelle illustra le azioni concrete per arginare il fenomeno: “Se in Europa non si può entrare per via legale, ci saranno sempre profughi e disperati che cercheranno strade per scappare dalle guerre, dalle persecuzioni. Se non c’è vera solidarietà tra i governi europei per l’accoglienza, ogni paese si sentirà solo di fronte a una potenziale invasione. I confini nazionali ed europei si proteggono con regole chiare per chi entra e esce, non con gli eserciti e i muri. E si proteggono con una vera proiezione geopolitica dei nostri valori e interessi”.

 

Conclude parlando della tragedia afghana: “Ad agosto l’Italia ha tenuto fede alla parola data a tutti quei cittadini afghani che nel corso degli ultimi venti anni hanno lottato per un paese diverso. Abbiamo evacuato oltre cinquemila persone, primi in Europa per numero di persone portate fuori dall’Afghanistan. Ciò nonostante, oggi, sono ancora molte le donne, i bambini e gli uomini a rischio immediato di vita. La decisione del ritiro dall’Afghanistan, le modalità del ritiro sono state la negazione di valori come i diritti delle donne, democrazia, libertà e diritti umani: una società che non lotta più per questi diritti è una società morta. Stiamo a fianco di chi si è fidato di noi, è il minimo che si possa fare, se vogliamo continuare a professarci democratici”.

 

Intervista inegrale su Il Riformista